I MIGLIORI 10 DISCHI ITALIANI DEL 2016

 
di
26 dicembre 2016
 

LEGGI LA CLASSIFICA DI INDIEFORBUNNIES DEI MIGLIORI 50 DISCHI DEL 2016: posizioni #50 -> #26 / posizioni #25 -> #1

#10) FROM A DISTANCE
From A Distance

[A Modest Proposal]

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Quello di From A Distance, insomma, é un debutto di quelli di cui prendere nota. É un album da ascoltare ad occhi chiusi. É frutto di un elaborato processo di studio e di conoscenza, che fa sgorgare questi nove brani direttamente dal cuore e dalla mente, e che al cuore e alla mente di chi ascolta, giungono senza indugio.
(Marco Lorenzi)

#9) MACHWEO
Musica Da Festa
[Flying Kids Records]

Al secondo disco il giovanissimo producer Machweo si presenta con un concept assordo, ispirato all’eurodance più trash e provinciale: il risultato però spiazza consegnando all’ascoltatore un disco in cui convivono i synth analogici più visionari, un efficace senso per la melodia e un’atmosfera sempre giocosa. Un’opera che sposta un poco più in alto l’asticella dell’elettronica italiana.
(Nicolò “Ghemison” Arpinati)

#8) GIORGIENESS
La giusta distanza

[Woodoworm]

Un album che ha visto la luce dopo 4 anni di intenso lavoro. Giorgie D’Eraclea ci aveva regalato un EP ben tre anni fa, e tutti aspettavano il suo debutto ufficiale. Il debutto è vincente, e l’autrice ha saputo conquistare il pubblico, anche grazie all’enorme mole di live svolti negli ultimi anni. Il risultato ottenuto con “La Giusta Distanza” è lo stesso avuto da vostra nonna che sbadatamente lascia il lavandino aperto in bagno per due ore, tutto si allaga e Giorgie ha l’opportunità di dire tutto come meglio può e lo fa veramente alla grande.
(Gianluigi Marsibilio)

#7) POP X
Lesbianitj

[Bomba Dischi]

Un album che ha spaccato la musica italiana, il collettivo di Davide Panizza crea un’ opera straniante e surreale. Il disco è un omaggio drogato alla musica cantautoriale, e già questo basta per trovarlo interessante: tuttavia non si limita ad omaggiare, ma crea e racconta una storia completamente nuova, e se la prima qualità dell’arte è l’illusione, lasciamoci allora catturare dal mondo dei Pop x.
(Gianluigi Marsibilio)

#6) JOLLY MARE
Mechanics
[Bastard Jazz / 42 Records]

Un disco che è un ponte tra l’Italia ed il mondo: perché, se è vero, che in “Mechanics” non mancano mai i riferimenti all’italianità dell’autore (dalle citazioni morricaniane all’atmosfera sanremese del singolo “Hotel Riviera”), è altrettanto evidente che l’album, per i suoni pieni e mai banali, per la produzione ricca e sofisticata, aspira ad un pubblico internazionale: e, pure giustamente e meritatamente, non sono pochi ad essersene accorti (a partire dall’etichetta newyorchese Bastard Jazz).
(Nicolò “Ghemison” Arpinati)

#5) HATE & MERDA
La Capitale del Male

[Dischi Bervisti / Sangue Dischi]

“Il male non ha una capitale, e se ce l’ha risiede in fondo a noi stessi. Perché il male serve, serve anche il male”.

Resiste da gennaio in vetta, gli Hate & Merda, eccome se servono.
(Alessandro Ferri)

#4) COSMO
L’Ultima Festa
[42 Records]

Nel mare magnum del nostro caro hype il naufragare non è poi così dolce. In Italia ci si perde troppo spesso nelle lodi sperticate e in una giudaica attessa del nuovo Messia. Così succede che ogni volta che qualcuno pubblica un singolo ci si ammazza a suon di “finalmente in Italia si sente qualcosa di diverso”. No, non c’è bisogno necessariamente di qualcosa di diverso ma di qualcosa che suoni bene e “L’ultima festa” di Cosmo suona divinamente con il suo electro-pop dalle derive club-friendly.
Quindi, semplicemente, “Le Voci” in cuffia e ritroviamoci tutti a sorridere un po’.
(Jacopo Patrignani)

#3) I CANI
Aurora
[42 Records]

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Non è immediato aderire alle nuove canzoni di Contessa, specialmente per chi ha amato moltissimo i primi due dischi. I suoni più morbidi e dilatati, senza spigoli e smaccatamente pop, a cui si aggiungono i testi privi di riferimenti a Roma e a personalità come David Foster Wallace, Wes Anderson, Pasolini e Jay-Z, Piero Manzoni, non facilitano un accesso immediato a “Aurora”. È un disco a suo modo coraggioso: Contessa cambia di nuovo le carte in tavola e non ha paura di puntare risolutamente in direzione pop (evocando Battisti, Sorrenti, il Battiato de “La voce del padrone”, i Tiromancino), nonostante un cuore nero nascosto sotto la superficie (quello che non mi fa addormentare […] è un brivido lucido e nero come di seta, una scossa dal cuore alla pelle, un buio omega, “Sparire”).
(Sebastiano Iannizzotto)

#2) THEGIORNALISTI
Completamente Soldout

[Carosello Records]

Per chi apprezza il pop italiano e se ne frega di ciò che fa alternativo oppure no, è quasi doveroso piazzare in una classifica qualcuno tra i fenomeni pop italiani degli ultimi anni, siano essi la band di Tommaso Paradiso, piuttosto che Calcutta, piuttosto che i Cani o il novello Motta. Piaccia o no, questa nuova ‘scena’ (?) riempie club e in alcuni casi pure palazzetti, vende dischi, piace al giovanissimo e all’attempato, e produce musica ‘leggera’ ma piacevole e, come nel caso dei TheGiornalisti, nemmeno troppo scontata. Certo, stiamo parlando di un pop che sa di Stadio, Venditti, Roma Nord, Fregene, forse pure pariolini, tresche e atmosfere al massimo post adolescenziali, ma alla fine se le canzoni ti restano in testa e te le ricanti pure sotto la doccia, vuol dire che tutto sommato il loro lavoro, i TheGiornalisti, lo sanno fare e anche bene.
(Davide Campione)

#1) MOTTA
La Fine Dei Vent’anni

[Woodworm]

La fine dei vent’anni” di Francesco Motta è una trappola perfettamente congegnata. C’è un meccanismo di immedesimazione dal quale è difficile affrancarsi, c’è una chitarra semplice e limpida che funziona troppo bene per non rimanerti attaccata addosso. L’autore l’ha definito in parte un album politico. E lo è. Soprattutto nella misura in cui capisce che è (anche) una specifica condizione socio-economica ad aver formato la dimensione sentimentale di questa generazione.
(Serena Riformato)

  • kazimir77

    mi raccomando di recuperare Blunk degli How Beats Why e l’omonimo dei The Wintons!

 

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