TOP TEN ALBUM 2016 DI TRISTE

 
di
27 Dicembre 2016
 

LEGGI LA CLASSIFICA DI INDIEFORBUNNIES DEI MIGLIORI 50 DISCHI DEL 2016: posizioni #50 -> #26 / posizioni #25 -> #1

#10) A. DYJECINSKI
The Valley Of Yessiree
[Sideways Saloon]

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“Un pugno allo stomaco. O forse all’anima. Questo è quello che mi succede tutte le volte che ascolto la splendida The Fight, pezzo chiave di The Valley Of Yessiree. Un disco cupo e profondo come la voce di A. Dyjecinski

#9) FRANKIE COSMOS
Next Thing

[Bayonet]

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A mio avviso uno dei dischi più sottovalutati dell’anno. Sotto le atmosfere scanzonate delle proprie canzoni, Greta Kline mostra di avere davvero tanto da dire. L’incedere slacker di questo disco è solo la ciliegina sulla torta di un album capace di sorprendere sotto diversi punti di vista.

 

#8) BARBARISMS
Browser
[A Modest Proposal Records]

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Nel 2016 è tornata una delle nostre band preferite, gli svedesi Barbarisms, con un nuovo bellissimo album pubblicato anche per l’italiana A Modest Proposal Records. Nicholas Faraone e compari ripartono da dove ci avevano lasciati con il loro debut, spostandosi questa volta verso sonorità più variegate. Nonostante in Scandinavia il tempo non sia clemente (“The Winter ends here in July”) i Barbarisms riescono a riempire di luce i propri pezzi, anche dove i (bellissimi) testi celano qualcosa di più cupo.

 

#7) PLANTMAN
To the Lighthouse

[Arlene]
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Matthew Randall è uno degli artisti più raffinati e talentuosi che ci siano. Ed ogni nuovo disco non fa che confermarlo. Se vogliamo trovare dei “limiti” nei suoi lavori sono forse l’eccessiva pacatezza e l’estrema delicatezza delle sua canzoni, che mal si adattano alle modalità di ascolto contemporaneo. Ma forse questi sono solo degli ulteriori aspetti positivi della produzione targata Plantman.

#6) KEVIN MORBY
Singing Saw
[Dead Oceans]

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In questo disco c’è quella che, probabilmente, è la mia canzone preferita del 2016, “Dorothy”. Ma “Singing Saw” non è solo questo. E’ la conferma di un artista eclettico che spaziando tra cantautorato, rock e pop riesce a fregarsene delle mode e arrivare dritto a cuore e testa dell’ascoltatore.

#5) KEATON HENSON
Kindly Now

[Pias]

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Potremmo dire che Henson è tornato con la sua solita, disarmante, intima tristezza. Ma potremmo anche dire che qualsiasi cosa faccia questo artista sembra baciato dal dono della perfezione.

#4) WHITNEY
Light Upon The Lake

[Secretly Canadian]

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Miglior debut dell’anno “by far”, “Light Upon The Lake” è un riuscitissimo mix di delicata psichedelia e slacker pop capace di rallegrare ogni momento della giornata. Con “Golden Days” come pezzo trainante, gli Whitney hanno davvero azzeccato ogni mossa in questo bellissimo album.

#3) ANGEL OLSEN
My Woman
[Jagjaguwar]

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Un nuovo disco perfettamente riuscito della cantautrice statunitense. Questa volta ancora più completo e maturo. “My Woman” forse non accontenta totalmente i fan della “prima Angel Olsen”, ma sicuramente mostra un’artista capace ormai di svariare tra più sfumature musicali, conservando la profonda crudezza che da sempre la contraddistingue

#2) ANDY SHAUF
The Party

[Anti]

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Il cantautore di Regina, città canadese del Saskatchewan non lontana dal confine statunitense, ci racconta di una festa attraverso i suoi personaggi: c’è quello che arriva sempre in anticipo (“Early To The Party”), quella che balla da sola (“Eyes Of Them All”), l’amico che si lamenta (“Begin Again”) e la sconosciuta con cui ci si ritrova a ballare a fine serata (“Martha Sways”). Una sorta di “concept album” raffinatissimo, a cavallo tra un pop dalle influenze beatlesiane e il folk del nordeuropa, con qualche”spruzzata” di jazz che non guasta mai.
Un disco davvero bellissimo, che purtroppo non ha avuto tutta l’attenzione che meritava: ma voi avete ancora il tempo per remediare.

#1) MITSKI
Puberty 2

[Dead Oceans]

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Nel mondo “veloce e distratto” di oggi, chi si sofferma ancora sui testi? Beh, per i pochi rimasti a farlo, Puberty 2 di Mitsky Miyawaki è una gemma di rara bellezza. Ed anche l’aspetto “sonoro” non lascia certo a desiderare. Un disco che mostra la continuità e al tempo stesso la crescita di una artista davvero completa.
One morning this sadness will fossilize/ And I will forget how to cry/I’ll keep going to work and you won’t see a change/ Save perhaps a slight gray in my eye

 

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