TOP TEN ALBUM 2016 DI DAVIDE CAMPIONE

 
29 dicembre 2016
 

LEGGI LA CLASSIFICA DI INDIEFORBUNNIES DEI MIGLIORI 50 DISCHI DEL 2016: posizioni #50 -> #26 / posizioni #25 -> #1

#10) BADBADNOTGOOD
IV
[Innovative Leisure Records]

Insieme a Yusseff Kamal, il disco jazz-impro-black dell’anno. Con minori influenze jazz di Kamasi Washington, fuoriclasse del genere, in “IV” la band destruttura hip hop e black, giocando con l’elettronica e le colonne sonore.

#9) DEVENDRA BANHART
Ape In Pink Marble

[Nonesuch]
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“Ape in pink Marble” è un disco più sussurato, il più ‘fragile’ forse, di Devendra. Ciò detto, Banhart è ormai una sicurezza assoluta, e ce lo dimostra anche stavolta, con pezzi come “Saturday Night” e “Fig in Leather”.

#8) UNDERWORLD
Barbara Barbara, We Face a Shining Future
[Caroline International]

Agli Underworld va il premio del disco incredibilmente più snobbato dell’anno. Gli eroi degli anni Novanta tornano con un disco di altissimi livelli, a metà tra roba da club, mischioni rock, ambient, elettronica più acida.

Classe da vendere. Peccato non siano in giro per presentare il disco in tour: dal vivo potrebbe essere un act indimenticabile.

#7) THEGIORNALISTI
Completamente Soldout

[Carosello Records]

Per chi apprezza il pop italiano e se ne frega di ciò che fa alternativo oppure no, è quasi doveroso piazzare in una classifica qualcuno tra i fenomeni pop italiani degli ultimi anni, siano essi la band di Tommaso Paradiso, piuttosto che Calcutta, piuttosto che i Cani o il novello Motta. Piaccia o no, questa nuova ‘scena’ (?) riempie club e in alcuni casi pure palazzetti, vende dischi, piace al giovanissimo e all’attempato, e produce musica ‘leggera’ ma piacevole e, come nel caso dei TheGiornalisti, nemmeno troppo scontata. Certo, stiamo parlando di un pop che sa di Stadio, Venditti, Roma Nord, Fregene, forse pure pariolini, tresche e atmosfere al massimo post adolescenziali, ma alla fine se le canzoni ti restano in testa e te le ricanti pure sotto la doccia, vuol dire che tutto sommato il loro lavoro, i TheGiornalisti, lo sanno fare e anche bene.

#6) ANDERSON.PAAK
Malibu
[Steel Wool / OBE / Art Club / Empire]

Ecco un altro motivo per cui la Stones Throw è una delle etichette più importanti in assoluto: Anderson.Paak è la punta di diamante di un roster di artisti uniti dall’idea che a Los Angeles si possa scrivere una nuova pagina per la musica black. Il Nostro suona soul, hip hop, jazz e riesce a rendere il tutto gradevolmente pop, nell’accezione non dispregiativa del termine, ossia quella di farsi apprezzare anche dal grandissimo pubblico. In questa classifica cito il suo disco, ma di valore simile e comunque non inferiore ci sono bombe come il nuovo MNDSGN o NXWORRIES, che vede lo stesso Anderson.PAAK alla voce e Knxwledge alla produzione.

P.S. Per chi venisse dalla luna, la Stones Throw è l’etichetta di Sua Maestà Peanut Butter Wolfer, è stata l’etichetta di J Dilla e ha tra i suoi nomi di punta Madlib, Dam Funk, Georgia Anne Muldrow, Guilty Simpson

#5) WHITNEY
Light Upon The Lake

[Secretly Canadian]

Sembrano californiani ma sono di Chicago, e hanno scritto uno dei dischi pop migliori dell’anno. I Whitney, senza troppo clamore e con atmosfere da summer of love, ma senza bad trip, tirano fuori brani fantastici come “Golden Days” e “No Women”, che dovrebbero essere nelle playlist di tutte le radio del mondo, se ci fosse giustizia.

#4) CHARLES BRADLEY
Changes

[Daptone]

Charles Bradley è uno degli eroi del soul contemporaneo. Insieme ad alcuni colleghi come Lee Fields e Sharon Jones (scomparsa recentemente) e ad etichette come la Daptone, ha contribuito a riportare sui nostri giradischi e sui palchi di tutto il mondo (chi se lo ricorda il suo concerto al Primavera Sound di qualche anni fa?) il soul della vecchia scuola, con uno stile ed un’eleganza black leggendaria.

#3) HOPE SANDOVAL & THE WARM INVENTIONS
Until The Hunter
[Tendril Tales]

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Che Hope Sandoval possieda una delle voci più fragili, calde e intense di sempre non è un segreto dai tempi di “Fade into You” e della crepuscolare rivoluzione firmata Mazzy Star. Il nuovo lavoro coi Warm Intentions è però un passo in avanti nella sua produzione: oltre alle sensuali ninne nanne narcotiche marchio di fabbrica della Nostra, ci sono ballate dolenti ma fresche e pezzi più ‘rock’, come quello condiviso con Kurt Vile, intitolato “Let me get there”, che è una delle canzoni dell’anno.

#2) A TRIBE CALLED QUEST
We Got It From Here … Thank You 4 Your Service

[Epic]

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Che io ricordi, questo 2016 è l’anno migliore per la musica black da molto tempo a questa parte. Il ritorno degli ATCQ ne è la conferma: dopo 18 anni di silenzio – e senza il compianto Phiphe Dawg -, i Nostri tirano un fuori disco superlativo, tra i migliori della loro produzione e sicuramente tra i più bei dischi hip hop degli ultimi anni. Un sogno, un desiderio, una speranza: potremmo vederli in tour in Europa?

#9) FRANK OCEAN
Blonde
[Boys Don’t Cry]

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Frank Ocean riscrive e porta ad un nuovo livello la musica black ed hip hop. “Blonde” è arrivato d’improvviso ma con una clamore mediatico che nemmeno l’ultimo Kanye. L’hype, però, è l’ultima cosa che si ricorderà in un disco in cui il soul prende nuove forme, l’hip hop diventa songwriting ed un artista che è l’antitesi della figura del rapper, tutto soldi donne e malavita, dimostra come si compone musica destinata a fare storia.

 

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