DAUNT + BROOKE BENTHAM LIVE @ THE WAITING ROOM (LONDRA, 26/04/2017)

 
2 maggio 2017
 

La Waiting Room di Stoke Newington, Londra, é uno dei miei angoli preferiti per la musica live. Caldo e intimo, il basement del locale é sempre una vetrina ideale per artisti emergenti e band impegnate a compiere i primi passi sulla scena dal vivo in Gran Bretagna. É il caso di DAUNT, uno dei sorprendenti volti nuovi che mi é capitato di incrociare per puro caso qualche mese fa. É proprio il locale a nord-est di Londra ad ospitare lo show per il lancio dell’EP d’esordio dell’artista britannico, “Unbearable Light”. E la release é parte della discografia di una label decisamente all’avanguardia come Beatnik Creative (ISLAND, Palace e Matthew And Me, solo a citare alcuni degli artisti attualmente nel roster).

Fa quasi freddo, nel brusio dell’ora d’uscita dagli uffici. Ho appena il tempo di scegliere un posto vicino al palco: Brooke Bentham, giovane cantautrice é già intenta ad accordare la sua chitarra, prima di iniziare l’opening set. Suona i pezzi principali della propria produzione fino ad ora, impreziosendo il proprio mini-show con una cover di “House Of Cards” dei Radiohead, che fa risaltare le doti vocali e di presenza scenica. Non male.

Will Daunt appare finalmente attorno alle nove e mezza. Maglietta nera, sguardo elettrico, l’artista e la sua band sono chiaramente eccitati dall’idea di suonare per intero il nuovissimo EP fresco di lancio e parte dei singoli rilasciati in precedenza. Il suo set é essenziale e senza fronzoli, si muove attraverso una produzione scintillante – divenuta marchio di fabbrica del progetto – combinando le influenze funky degli esordi (“This Body Rushes”) e i riff di sintetizzatori degli episodi più recenti (cito la splendida “Drive”, oppure la title-track “Unbearable Light”).

“Almost Anything” e “Beamish Boy” completano la scaletta dei quattro brani del nuovo EP, mettendo in luce tutti gli aspetti della maturazione musicale di DAUNT. L’artista e la sua band confermano le aspettative che – inevitabilmente – mi ero creato. Will suona un synth-pop quasi indecifrabile, lo fa con attenzione ai dettagli e con un’affascinante presenza scenica che lascia spazio più alla musica che alle chiacchiere. Forse per questo la serata termina sul più bello, quando il pubblico si aspetterebbe qualche altro numero che in realtà non arriverà.

Poco male, DAUNT saprà stupire ancora, e – qui lo dico – sono pronto a scommettere su un suo brillante futuro.

 

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