DREAM SYNDICATE
How Did I Find Myself Here?

[ Anti - 2017 ]
7
 
Genere: Paisley underground, rock, psichedelia
 
25 Settembre 2017
 

You might miss me when I’m gone
Così cantano i Dream Syndicate in “Filter Me Through You”, traccia di apertura del loro nuovo disco.
E, forse senza che neanche ce ne accorgessimo, effettivamente ci sono mancati, e siamo felici di rivederli.
Dopo quasi trent’anni di separazione (e una carriera solista del cantante), la band californiana torna con il suo quinto album, che si e ci pone un grande interrogativo: “How Did I Find Myself Here?”.
I cinque anni di concerti, cominciati nel 2012, ci avevano fatto annusare un possibile coming back del quartetto capitanato da Steve Wynn con il bassista Mark Walton, il batterista Dennis Duck e il chitarrista Jason Victor.
“How Did I Find Myself Here?” è una grande reuinion che riporta alle origini (a parte Victor, tutti gli altri provengono dalla formazione originaria anni 80), un vero e proprio ritorno alle origini, a quel suono chitarristico e rock acido che li ha resi di una delle band cardine di quel Paisley Underground nato a Los Angeles capace di mischiare il sound psichedelico più classico al punk rock.
I Dream Syndicate hanno fatto palestra e scuola al movimento fin dall’ elettrico esordio con “The Days Of Wine and Roses” (1982) e poi con “Medicine Show” (1984) , e ora vedono i propri frutti raccolti, o perlomeno innestati, in band che vanno dai Pearl Jam e gli Screaming Trees ai Wilco o Grandaddy.

Con questo disco, Steve Wynn e compagni ripercorrono la propria storia arrivando fino all’oggi. Un oggi che non vuole più sorprendere, ma confermare e rievocare.
La voce,le chitarre e l’energia: tutto gira, come sempre, lì intorno. Basta pensare agli intrecci di corde in “Glide” o alle sferzate di “80 West” o l’espressività ipnotica di “Kendra’s dream”, per arrivare al trionfo di stile della title track, che nei suoi undici minuti regala le più svariate jam di chitarra intramezzandole con sezioni cantate.
I may never get higher, I don’t have come down, I just glide, cantano proprio in “Glide”: potrei non arrivare mai più in alto, ma non devo scendere, solo planare.
Che oggi è un po’ la loro, volente o nolente, filosofia di musica e azione.
Una presa di coscienza del fatto che il tempo è passato: il tempo della cresta dell’onda, dell’ergersi a icone e a continui produttori di novità. E quindi si dà il passo all’esperienza musicale, alla capacità di scrittura, alle armonie note e . E quello che ne esce è un disco che non sente (troppo) il peso degli anni e ributta le orecchie nel miglior rock americano, un prodotto che convince, coerente e ben elaborato.

Credit Foto: Juan Carlos Quindos de la Fuente

Tracklist
1. Filter Me Through You
2. Glide
3. Out Of My Head
4. 80 West
5. Like Mary
6. The Circle
7. How Did I Find Myself Here
8. Kendra’s Dream
 
 

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