LIARS
TFCF

[ Mute - 2017 ]
7
 
Genere: alternative
Tags:
 
27 Settembre 2017
 

Basta una singola occhiata alla copertina per capire che “TFCF” è un album assolutamente fuori dal comune. Non poteva essere altrimenti, d’altronde: siamo al cospetto di una band – i Liars – che non è più una band. Dopo le defezioni di Julian Gross nel 2014 e di Aaron Hemphill quest’anno, al timone è rimasto il solo Angus Andrew: una sposa abbandonata sull’altare pochi istanti prima del fatidico sì. Due addii (soprattutto il più recente) dolorosi e inaspettati, che hanno spinto il frontman a far ritorno nella sua terra d’origine, l’Australia, per leccarsi le ferite e ritrovare i giusti stimoli per non staccare la spina a un progetto iniziato ormai quasi 20 anni fa.

Gli undici brani di “TFCF” (sigla che sta per “Theme From Crying Fountain”) sono il frutto di un lavoro svolto in totale solitudine e lontano dal caos delle grandi città americane ed europee (New York, Los Angeles, Berlino) dove finora i Liars avevano realizzato i loro dischi. Questa ottava prova in studio, infatti, è stata scritta e registrata nella casa di Andrew nell’isolato bush australiano. I suoni quieti e desolanti dell’immensa natura locale sono riusciti a trovare spazio tra le nuove canzoni, dando vita a un art rock sperimentale immerso in inquietanti sonorità ambient, noise e acustiche.

“TFCF” è un album straniante e allucinato; Andrew sembra voler disorientare l’ascoltatore, mai davvero a suo agio per tutta la durata del lavoro. Ma è proprio nelle sue numerose stranezze che si nasconde il fascino dell’opera. Non c’è spazio per soluzioni semplici e immediate: si va dai loop “scheletrici” del folk lo-fi di “The Grand Delusional” alle atmosfere dub-spagnoleggianti (!) di “Cliché Suite”. L’elettronica dark (quasi industrial) di “Staring At Zero”, “Cred Woes” e dell’angosciante “Face To Face With My Face” fa da contraltare ai ritmi jungle dell’acustica e ballabile “No Trees No Branch”. A chiudere il disco tre cupissimi esperimenti in bilico tra noise e ambient (la nervosa “Coins In My Caged Fist”, la simil-ballad “Ripe Ripe Rot” e l’inquietante strumentale “Crying Fountain”).

I Liars hanno sempre saputo come sorprendere e spiazzare il pubblico, ma in “TFCF” raggiungono un livello superiore di stravaganza. Angus Andrew è un musicista restio a scendere a compromessi; in questo suo primo vero e proprio lavoro solista si riconferma artista fuori dal comune. Un disco malinconico, sofferto e cupo. Un convincente nuovo inizio per questa ex band, anche se a tratti un po’ troppo appesantito dalla sua eccessiva complessità.

Tracklist
1. The Grand Delusional
2. Cliché Suite
3. Staring At Zero
4. No Help Pamphlet
5. Face To Face With My Face
6. Emblems Of Another Story
7. No Tree No Branch
8. Cred Woes
9. Coins In My Caged Fist
10. Ripe Ripe Rot
11. Crying Fountain
 
 

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