OGGI “AUTOMATIC FOR THE PEOPLE” DEI R.E.M. COMPIE 25 ANNI

 
5 ottobre 2017
 

Se a un certo punto sono passato dai Metallica e dagli Iron Maiden al pop, beh, una grossa parte di merito e di responsabilità deve essere attribuita ai R.E.M., c’è poco da fare. Galeotta fu quella cassetta masterizzata di “Out Of Time” che un mio caro amico mi fece e, bene o male, riuscì a non spostarsi più dal mio mangianastri, nonostante Hetfield e Steve Harris reclamassero il loro spazio, che fino a quel tempo era stato assoluto. Come spesso accade si parte da un disco per poi andare a scoprire i precedenti. Venni così a conoscenza di un album come “Green”, ma, pur piacendomi, non ritrovavo il pop totale di “Shiny Happy People” e mi dissi “beh, è arrivato prima, vedrai che adesso, con il prossimo album, faranno tutto un disco da imparare a memoria in un colpo solo, visto tutto il successo che stanno facendo con questa canzone o con “Losing My Religion”. Mi sbagliavo. Di grosso. Ma nell’ottobre del 1992 andavo fieramente in negozio e mi accaparravo “Automatic For The People”.

Primo ascolto: ci rimasi malissimo. Mi sembrava un disco molto più scuro rispetto al precedente, con qualcosa che entrava subito in circolo, ad esempio “The Sidewinder Sleeps Tonite”, la deliziosa “Man On The Moon” o il rock bello vibrante di “Ignoreland” (con questo basso che adoravo sentire in cuffia), ma accidenti, non era quello che mi aspettavo. I testi poi non ne parliamo. Ero li con il mio dizionario, cercando di tradurre in qualche modo e capitava sempre che il tema principale era la morte, il dolore o la perdita. Afflitto e sconsolato capitava che mi riprendessi in mano “Out Of Time” e dicessi: “eh, questi si che erano i veri R.E.M.“. Sbagliavo anche li. Perché “Automatic” se ne stava tranquillo, silenzioso e con quella strana copertina che non capivo, eppure mi attirava, perché volevo andarci in fondo. Volevo capirlo meglio quel disco e iniziai ad ascoltarlo assiduamente, forse mosso dal desiderio di farmelo piacere per forza, forse perché una canzone come “Everybody Hurts” aveva lasciato un piccolo seme dentro di me che poi era germogliato a dovere e finiva sempre che tra tutte mi riascoltassi spessissimo questa, calibrando alla perfezione il rewind del mangia cassette. Per un motivo o per l’altro comunque “Automatic” Ctresceva, inesorabilmente.

Ci volle del tempo, forse eravamo già nel 1993, ma arrivò il momento in cui dissi: “Si, questo disco è meglio di quello prima“. Non pensavo l’avrei mai affermato, ma era inevitabile. Entra piano e poi ti lega, ti stringe, ti avvolge e non ti molla più, perché ha una presa e una suggestione empatica irresistibile. Risentendolo adesso, mentre scrivo questo pezzo, mi viene in mente quando, ascoltando “Drive”, facevo finta di suonare la chitarra (air guitar forever!), occhi bassi e poi alzavo lo sguardo e guardando dei violinisti immaginari, lanciavo loro uno sguardo d’intesa, come a dire “adesso tocca a voi entrare” e seguire Stipe, che io il mio dovere lo sto già facendo. Ma ripenso anche alle compilation per fare colpo su qualche ragazza (perché in quelle compilation in cassetta ci si riponeva la mente, il cuore, i sogni e le speranze, come se tutto dipendesse da quei dannati pezzi che la fanciulla avrebbe dovuto sentire) in cui “Nightswimming” non mancava mai e ci s’immaginava baci clamorosi proprio mentre gli archi nel finale riempivano il suono. Non è mai successa sta cosa, ma l’ho sempre sperata e immaginata, lo ammetto.

E’ un disco magnifico questo “Automatic For The People” e parlarne mi fa venire pure gli occhi lucidi. Ho perso il conto di quante volte l’ho ascoltato e chissà se Hetfield, Paul Di’Anno e Bruce Dickinson mi potrebbero perdonare per tutte le volte che ho tolto il loro ardore per gettarmi nella malinconia di queste canzoni. Si, io penso che loro mi perdonerebbero, ma all’epoca ai miei amici metallari col cazzo che dicevo di ascoltarmi i R.E.M.. Ragazzi, se mi state leggendo, la verità è questa e ne sono fiero. Sappiatelo!

R.E.M. – “AUTOMATIC FOR THE PEOPLE”
Data di pubblicazione: 5 ottobre 1992
Tracce: 12
Durata: 48 min e 52 s
Etichetta: Warner Bros. Records
Produttore: Scott Litt e R.E.M.

Tracklist:
1. Drive
2. Try Not to Breathe
3. The Sidewinder Sleeps Tonite
4. Everybody Hurts
5. New Orleans Instrumental No. 1
6. Sweetness Follows
7. Monty Got a Raw Deal
8. Ignoreland
9. Star Me Kitten
10. Man on the Moon
11. Nightswimming
12. Find the River

 

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