WEEKLY RADAR #3: WYATT BLAIR

 
9 ottobre 2017
 

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Ogni settimana vi racconteremo una band o un artista ‘nascosto’ che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…

Nel 2012 (ma sul bandcamp si dice maggio 2013, c’è discordanza nelle fonti!) questo giovanotto, a nome Wyatt Blair (già batterista anche dei Mr. Elevator & the Brain Hotel, terzetto bello freak e psichedelicamente anni ’60) pubblicava, quasi per gioco, un disco chiamato “Banana Cream Dream”, ricco di travolgente ed energico power-pop. Una spruzzata di glam, una gustosa dose garage, ritornelli appiccicosi e queste chitarrone che viaggiano alla grande. Contagioso e solare, che se sotto la doccia vi manca la hit single ecco che Wyatt ve la procura in un momento: ascoltare “Ba Ba Ba (Life’s a Bitch)” tanto per avere la conferma di quanto dico.

Non siete ancora convinti? Bene, vi diamo il colpo di grazia con questa “Money Honey” che fin dal titolo e dalla batteria secca e spartana rimanda addirittura ai J&MC, ma poi c’è dentro un po’ di tutto, da Lou Reed a Bowie allo zucchero filato!

E fino a qui potevamo avere un eroe come ce ne sono tanti, ma la trasformazione era in agguato. Gli anni ’80 lo chiamano e il Nostro risponde. Nasce così, nel 2016, un disco trionfale, “Point Of No Return”, che sembra essere la colonna sonora di un Top Gun immaginario, come se ad occuparsi delle musiche fossero stati  Def Leppard, Van Hallen e i Darkness insieme a un Billy Idol in vena di fare casino: immaginatevi un po’ dove si va a parare. Wyatt non si tira certo indietro, anzi, abbraccia l’estetica da macho americano anni ’80 affermando frasi tipo: “I think American music, fashion, food and culture is fucking great and Top Gun, for me, is so fucking American. I had my fist up when I was listening to that soundtrack. I just knew I had to make a record like that.” Insomma era destino che Tom Cruise avrebbe segnato la via maestra e se non era Top Gun, beh, sarebbe stato Risky Business. Pronti al decollo? Ecco “Monday Morning Mess”…

Chitarre che fanno la voce grossa, eppure anche così accattivanti, con quella patina ritmica così secca e anni ’80 data dalla drum machine e poi avanti tutta coi ritornelloni. Roba che ti viene voglia di stare in autostrada e alzare a tutto volume, ma tutto sommato canzoni che poi alla fine, oltre che a Tom Cruise ti fanno pensare pure a John Hughes e alle sue commedie agrodolci, ricche di personaggi dalle molte sfaccettature (The Breakfast Club su tutti!). “No Surrender” è ottimo esempio:

Poteva mancare la ballata d’ordinanza? Non sia mai. Di corsa a prendere i fazzoletti, che qui, con “Patience” ne avrete bisogno!

Nell’aprile di quest’anno esce “Lost In Little Tokyo”, l’album dei The Broken Hearts, che segna la collaborazione tra Louis Filliger e Wyatt Blair, in cui il buon Wyatt parte dalle sue basi ma mescola decisamente le carte, in un disco molto vario e con alcuni pezzi davvero tirati e al confine con l’hair metal. Occhio a questa micidiale “Point Of No Return” che però poi è seguita dalla morbidezza di “Magic”, perché qui la varietà è all’ordine del giorno:

Ma dopo la parentesi della band ecco che si ritorna alle composizioni a nome Wyatt Blair e nel maggio 2017 arriva il capogiro rock-glam di “Pop Your Heart Out”, 2 minuti e 38 secondi esaltanti, con una melodia travolgente:

E arriviamo ai giorni nostri, con l’artista che dichiara di essere già al lavoro sul nuovo disco e nel frattempo decide di regalare un demo a tutti, via bandcamp, ovvero “Jesse’s On Fire Again”, che sarà anche un demo ma è come sempre deliziosamente retrò e ci entra in testa senza che nemmeno ce ne accorgiamo. A questo punto non possiamo che augurare al buon Wyatt buon lavoro e speriamo davvero che faccia presto, perchè qui siamo già in crisi d’astinenza dalla sua musica!

 

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