OASIS: LA TOP 10 DEI BRANI PUBBLICATI COME SINGOLI

 
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16 Ottobre 2017
 

Ho un animo fortemente britpop, ne fui investito letteralmente nella prima metà degli anni ’90, invero quando in Italia ancora non era scoppiata la mania, tra il ’93 e il ’94: prima vi furono altri generi ibridi come quello definito dalla scena baggy e lo shoegaze che mi coinvolsero tantissimo, mostrandomi una faccia più alternativa del rock, quella che poi avrei anch’io genericamente chiamato “indie”, ma l’avvento di gruppi quali Suede, Blur, Supergrass, Bluetones e compagnia ribaltò presto le mie gerarchie!

Primi fra tutti vi erano certamente loro, gli Oasis dei fratelli Liam e Noel Gallagher, non solo per impatto mediatico e “sociale” sulla musica che si apprestava a chiudere un secolo, ma più semplicemente per una serie di canzoni memorabili (per lo più scandite nei primi due dischi… e mezzo) che parevano in grado di proiettarli nell’Olimpo.

Ma il troppo stroppia e quindi alla fine i due litigiosissimi consanguinei presero strade (anche musicali) diverse. Con alterne fortune, aggiungo. E ora che entrambi si sono riaffacciati contemporaneamente in veste solista, archiviato per Liam l’insipido progetto sin troppo passatista dei BeadyEye e mai del tutto decollata quella che sembrava una sicura carriera da one man band di Noel alla guida dei suoi “fittizi”High Flying Birds, mi va di sorvolare sulle incertezze attuali dei due (e sono benevolo, anche se personalmente ascolto sempre molto volentieri la voce di Liam) per rituffarmi sulle meraviglie sonore concepite quando la gloriosa sigla sociale Oasis era ancora in voga.

Ecco per voi quindi la mia top 10 delle migliori canzoni della band simbolo del Britpop

Ps: dalla lista manca la teoricamente imprescindibile “Supersonic” ma fate conto che in realtà è appaiata in cima al podio, essendo una di quelle songs che per significati personali il più delle volte reconditi prevarica il senso di classificazione!

10 – I’m Outta Time 

2008, dal disco “Dig Out Your Soul”

Una delle prove più convincenti di Liam Gallagher come autore arriva come un colpo in coda, nell’ultimo album della band concepito in studio: “Dig Out Your soul” del 2008. I fasti degli anni ’90 sono ormai lontani ma gli Oasis mostrano con questo disco di poter ancora coinvolgere l’ascoltatore, disinnescando il “pilota automatico” che sembrava guidarli (soprattutto Noel, essendo compositore principe del gruppo) da qualche album. Se il frontman era parso deboluccio in fase di scrittura nei tentativi precedenti (citiamo a onor di cronaca la banale “Songbird”), qui sfodera invece buone doti, rinunciando alla soluzione della “ballata da stadio” per un brano melanconico e riflessivo.

9 – Who Feels Love?

2000, dal disco “Standing On The Shoulder Of The Giants”

Echi di psichedelia emergono prepotentemente in questo pezzo, ma direi che fanno capolino in diversi punti di un album forse troppo sottovalutato come “Standing On The Shoulder of Giants”, a inaugurare il nuovo millennio della band. Noel voleva smerciarsi in quel momento dal movimento britpop, magari prendendo le distanze da un album che aveva deluso le aspettative di molti, lo strombazzato “Be Here Now”, rivelatosi in fondo un clone di “What’s The Story…”

8 – Champagne Supernova *

1995, dal disco “What’s The Story Morning Glory”
* Il brano fu pubblicato come singolo nel 1996 solo in Australia, USA, Canada, Francia e Nuova Zelanda.

Per capire l’immensa qualità delle canzoni del primo periodo Oasis basti pensare a questa lunga suite, che chiude un album epico come “(What’s the Story ) Morning Glory?”. Tutto è perfetto: l’atmosfera ondivaga e i suoi cambi repentini di registro, il cantato di Liam, che cresce per sfociare in un ritornello di quelli da mandare a memoria e un sound pieno e ficcante che avvolge e circonda con la sua intensità, a ben rappresentare l’esplosione a cui fa riferimento il titolo (non di stelle però ma di champagne…)

7 – Slide Away *

1994, dal disco “Definitely Maybe”
* “Slide Away” fu pubblicato come singolo promozionale nel 1995 per celebrare il trionfo degli Oasis ai Brit Awards

Ho sempre adorato questo pezzo: la sua musica sferzante, da lasciare senza fiato, le parole del titolo ripetute come un mantra da un Liam preso dal fuoco sacro della musica, Noel assolutamente in stato di grazia in questo brano “minore” di un disco impeccabile come quello d’esordio “Definitely Maybe”. E se l’aggettivo minore mi è venuto di associarlo a questo episodio, è perché mettendo in fila i titoli di questo debut album sembra di leggere un greatesthits: non ci sono punti deboli.

6 – Whatever

1994, pubblicato come singolo

Singolo ponte tra il primo e il secondo disco, è invero diventato un istantclassic del gruppo, grazie alle innate qualità melodiche, a un testo che inneggia alla libertà di essere sé stessi sempre, a costo anche di sbagliare e perdersi (e gli Oasis di certo non si sono risparmiati nei loro primi anni di vita) e una musica davvero incalzante, resa solenne e maestosa dal profluvio di archi che la sorregge per intero. Poi, va beh, ricordo pure di averla dedicata a una bella ragazza mora in una delle prime serate britpop in suolo italico, al mitico locale “Hexo’” di Pilzone d’iseo (BS). L’esito mi pare fu anch’esso felice, anche se gli anni intercorsi (una ventina abbondante) e le influenze alcooliche della serata in questione potrebbero indurmi all’errore di valutazione!

5 – Roll with It

1995, dal disco “What’s The Story Morning Glory”

C’è stato un tempo – quando in pratica uscì il singolo – in cui questa era la mia canzone preferita in assoluto! No, non è un’iperbole: nel 1995 avevo 18 anni, attendevo il rientro in pista degli Oasis con un album nuovo di zecca (dopo le premesse incoraggianti del brano “Some Might Say”) e “Roll with It” giunse a travolgermi con la sua carica travolgente, con il suo tiro pazzesco e la dirompente melodia. Sì, la preferivo a “Country House”, che in realtà la batté nelle vendite, aggiudicandosi la celebre “Battle of The Bands” tra i cosiddetti Pesi Massimi del Britpop, appunto gli Oasis e i rivali Blur di Damon Albarn. Il tempo ha saputo poi ribaltare le gerarchie, arridendo all’album dei Gallagher che vendette più del corrispettivo dei londinesi. Ma sul lungo termine è indubbio che dalle parti di Manchester abbiano perso terreno, e non solo per la critica specializzata.

4 – Don’t Go Away *

1997, dal disco “Be Here Now”
* Il brano fu pubblicato come singolo ufficiale solo in Giappone e come singolo promozionale in USA, Giappone e Europa.

A rappresentare il terzo album della band ecco questa stupenda ballad, che reputo più incisiva ed emozionante di “Stand By Me”, l’altra canzone d’amore del disco, giusto per sintetizzare. “Don’t Go Away”, con i suoi accorati versi, suona come una preghiera a restare, a non andare via. E le parole si fanno ancora più struggenti se pensiamo che sono dedicati alla madre di Paul Arthurs, meglio conosciuto come “Bonehead”, chitarrista e tra i fondatori del gruppo, poi scappato esausto (o esaurito? No, quello fu il bassista Paul McGuigan“Guigsy”, altra “vittima” del dispotico… ehm… carismatico leader Noel) durante le registrazioni del travagliato quarto disco, il successore di “Be Here Now”.

3 – Don’t Look Back in Anger

1995, dal disco “What’s The Story Morning Glory”

Non vorrei peccare di lesa maestà, a mettere nel gradino più basso del podio la canzone che probabilmente meglio identifica e definisce la prima fase, quella vincente, gloriosa, direi stellare degli Oasis. “Don’t Look Back In Anger” è il brano più conosciuto della band, assieme a “quell’altro” ed è perfetta nella sua costruzione, nel saper veicolare emozioni, nell’arrivare al cuore di fans sempre più copiosi e presenti ormai nelle platee di mezzo mondo. Ok, l’intro al pianoforte riconduce immediatamente a uno dei padri putativi dei Gallagher, anzi, mi verrebbe da dire, al loro unico padre putativo, il grande John Lennon. Ma riconosciamolo come omaggio dai, e lasciamo libera di vivere di abbagliante luce propria questa magnifica perla, composta, suonata e cantata dal suo autore Noel Gallagher (che per la prima volta prestò la sua voce in un singolo).

2 – Live Forever

1994, dal disco “Definitely Maybe”

Una canzone innodica, per certi versi clamorosa, dove la forza dirompente della musica, decisamente rock, viaggia di pari passo con un messaggio forte e chiaro, magari poco ricercato a livello testuale ma decisamente efficace e diretto. In decisa controtendenza con l’allora in voga grunge, poggiato su un’opposta poetica e soprattutto su un’attitudine e un’estetica che partivano da ben altri presupposti, gli Oasis con questo singolo, il terzo dal disco d’esordio, fanno incetta di premi e di vendite, arrivando per la prima volta nella top ten della classifica inglese, assaporando il successo e la celebrità (per ora solo) in patria.

1 – Wonderwall

1996, dal disco “What’s The Story Morning Glory”

E al primissimo posto della mia personale classifica si piazza la mitica “Wonderwall”, acustica ballata che fa deflagrare letteralmente il nome della band in cima alle classifiche di tutta Europa. Anche in Italia fu con questo singolo, il secondo da “What’s The Story…” che gli Oasis divennero noti ai più e conquistarono sempre più… tifosi. No, non è un lapsus, è che spesso nel riferirsi alla band dei “ragazzacci” di Manchester ci si è ritrovati quasi a ragionare in questi termini, quando invece la musica non dovrebbe avere contendenti, ma “semplicemente” buoni interpreti. E gli Oasis furono in grado, nella loro ormai leggendaria epopea, di rinverdire antichi fasti, sia in termini meramente musicali, sia imponendosi come fenomeni di costume. Senza scomodare gli Dei Beatles, è indubbio che vi sia stato un tempo in cui tutto quello che veniva partorito da Noel Gallagher e cantato dal fratellino Liam sapeva toccare le corde più profonde del cuore di milioni di persone

(tradotto: sotterrate l’ascia di guerra e tornate insieme!)

 

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