OGGI “TRANSFORMER” DI LOU REED COMPIE 45 ANNI

 
8 novembre 2017
 

Non si può pensare a “Transformer” senza pensare al campanaccio e a quegli interventi fastidiosi di zanzara presenti in “Vicious”. Perchè il disco inizia così con un pezzo che sottovaluti, un pezzo ballabile, sexy, con una stragrande dose di sarcasmo, che ritroviamo per buonissima parte dell’intero disco. Ma questo pezzo che può sembrare soltanto un buon singolo, bello, ritmato e incalzante in realtà è un singolone proprio per quel campanaccio che non uscira mai più dalla tua testa. A volte in auto o in giro basta un niente, un suono simile ed è subito il momento “Vicious”. E per questo che voglio subiro mettere le cose in chiaro: “Transformer” è sicuramente uno dei migliori dischi del secolo in assoluto. La tracklist sembra la perfezione scesa in terra. Ha dei suoni, delle canzoni, che hanno segnato la fine della scena sixties e iniziato il rock a venire catturando i tempi, afferrando il corso degli eventi, il glam e la sessualità portata all’estremo. La qualità delle canzoni è assoluta, l’assolo di sax baritono in “walk on the wild side”, i cori acutissimi di David Bowie e tutta la sezione di cori in “Satellite of Love”, il fascino underground newyorkese presente in “perfect day” e goodnight ladies” e poi c’è quel pezzo lì “I’m so free”.

Eppure nell’estate del 1972 Lou Reed si trova in una situazione artistica paradossale. Aveva lasciato i Velvet Underground, e non so se mi spiego, gruppo che si rivelerà fra i più influenti e importanti della musica rock , e autore di alcune fra le più belle canzoni degli ultimi anni ma, ciò nonostante, si trova ad un passo dalla rovinosa fine della sua carriera.
Il suo primo album solista,”Lou Reed”, malgrado alcune buone canzoni, non è però all’altezza dei suoi lavori precedenti.
Contemporaneamente, un nuovo fenomeno sta vivendo la sua grande ma breve stagione: il glam-rock. Sessualità sfrontata, musica trasgressiva e decadente, terreno ideale per Mr.Reed.
La nuova generazione non si riconosce nei grandi ideali che hanno caratterizzato le oceaniche adunate pacifiste, dei movimenti giovanili degli anni 60. Dei loro ingenui fratelli maggiori, gli psichedelici hippie “figli dei fiori”, hanno perso l’innocenza e gli slanci. Ora sono ragazzi vicious, cattivi, tutti “sesso droga e rock’n’roll” e quello che vogliono non è altro che divertirsi, all’insegna del disimpegno e della spensieratezza per i cultori da vedere kVelvet Goldmine” film culto che ha catturato in maniera perfetta l’ostentato edonismo. L’appagamento dei loro desideri lo trovano incarnato nel glam: sesso, ambiguità, eccesso; ma anche sfida alle convenzioni borghesi, il rifiuto dei modelli dominanti, il gusto per il travestimento e il ripensamento dell’identità maschile portato ai limiti più estremi. I performer del glam si atteggiano teatralmente come dive anni 30, si truccano, indossano gioielli, parrucche, abiti coperti di lustrini e paillettes. E proprio in Inghilterra, dove il glam trova la sua isola, David Bowie, dichiarato fan di Lou Reed, decide di fare quello che forse Andy Warhol non è riuscito a fare, produrre un suo disco dandogli un contributo prettamente musicale incredibile. Per questo definisco “Transformer” disco scaccomatto della vita. Mettersi in gioco, rinascere a nuova vita, rischiare il tutto per tutto ma in un certo senso farlo senza avere scelta. Un momento di vita, una fetta delle nostre vite è passata per una situazione del genere. E Lou reed non poteva sbagliare e non sbaglia. Molti si sarebbero persi. Invece Lui vince, vince a partire dalla copertina, iconica, dark, sconvolgente. Ci ha regalato un disco con atmosfere jazz, cupe, dove il rock scuro ma efficace padroneggia “rock’n roll animal” uscito dopo ha una potenza letale. E poi ancora atmosfere grottesche, ammalianti e le ballads, quelle che solo lui sapeva fare. Da 45 anni sono l’esempio di arte nella sua vera espressione. Perché cavalcando l’onda del glam Lou Reed non ha mai messo da parte la sua spiccata personalità, seducendola e poi abbandonandola negli anni seguenti lasciando altissimi livelli di musica.

Era una di quelle domeniche pomeriggio, quasi sera, di 4 anni fa. Ti arriva un messaggio di chi come me ha amato questo artista, non ci vuoi credere, parte lo sconforto, una veloce navigata sul web per la conferma. Purtroppo i grandi ci lasciano prima o poi. Ma Lou Reed manca ancora, mancherà sempre…

Goodnight Ladies

Lou Reed  “Transformer”

8 novembre 1972 Etichetta RCA

Produttori David Bowie, Mick Ronson

  1. Vicious
  2. Andy’s Chest
  3. Perfect Day
  4. Hangin’ Round
  5. Walk on the Wild Side
  6. Make Up
  7. Satellite of Love
  8. Wagon Wheel
  9. New York Telephone Conversation
  10. I’m So Free
  11. Goodnight Ladies
 

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