THE WAR ON DRUGS
Live @ Fabrique (Milano, 14/11/2017)

 
20 Novembre 2017
 

La presenza nel panorama attuale musicale di una band come i The War on Drugs e una serata come quella del 19 novembre al Fabrique di Milano, sono la prova evidente di come quelle 6 parole contenute in una canzone di Neil Young datata anno 1979 rappresentino ancora oggi una verità assoluta.

L’attesa era tanta per quella che è l’unica data italiana che la band americana ha scelto per il nostro paese e lo si percepisce benissimo dall’elettricità emanata dal pubblico numeroso (saranno 2.500 i presenti all’evento), fremente di ascoltare dal vivo la band che si è imposta nel 2014 dopo 9 anni di attività alle spalle con il capolavoro Lost in the dream (consiglio per chi non l’abbia mai ascoltato…non ditelo a nessuno e compratelo immediatamente!) e confermatasi quest’anno con la pubblicazione di un ottimo seguito come “A deeper ungerground”.

La band di Philadelphia sale sul palco, che lascerà esattamente 2 ore dopo, alle 21.30 precise, preceduti dagli ottimi e promettenti The Barr Brothers che nella mezz’ora a loro disposizione riescono a farsi più che apprezzare da una platea esigente con le loro sonorità folk, rock/blues sempre di matrice americana.

L’inizio di Adam Granduciel e soci con il brano “In chains” (saranno ben 8 pezzi su 10 quelli scelti dall’ultimo album, 5 quelli di “Lost in the dream” e solo 1 a testa quelli tratti dai primi due album) è caratterizzato da una visibile concentrazione/tensione di tutti e 6 i componenti che si abbina ad un suono impeccabile (Fabrique il migliore club a Milano per qualità sonora) e ad una ispirazione che amplifica il sound ascoltato su disco, grazie ad una strepitosa sezione ritmica batteria/basso che accompagna la leadership di Adam alla chitarra e alla voce.

Dopo il ripescaggio della trascinante “Baby missiles” da “Slave Ambient” e la bellissima ballad “Pain”, arriva il vero primo scossone della serata con una “An ocean between the waves” in cui la coda epica dell’assolo di Adam alla chitarra va ad intrecciarsi al notevole sax di Jon Natchez che dal vivo esplode in un orgasmo sonoro ancora più incisivo che su disco.

Da questo momento, conquistato il pubblico, la band sembra sciogliersi definitivamente e si tira dritto con il pilota automatico.
I brani di “A deeper underground”, interroti da una “Buenos Aires beach” acustica e più rallentata rispetto alla versione presente nell’album di debutto, sono suonati divinamente anche se evidentemente devono ancora fare breccia nel cuore dei presenti, perchè la differenza con l’ovazione che accoglie capolavori come “Red Eyes” e “Under the pressure” è ancora troppo evidente.

Quest’ultima poi raggiunge nella sua parte centrale, grazie all’interludio space rock ampiamente dilatato rispetto alla versione ufficiale, l ‘apice assoluto della serata in cui il pubblico in estasi accompagna le divagazioni sonore della band con cori quasi da stadio.

C’è la meravigliosa e struggente “In reverse” a chiudere la scaletta prima del ritorno in scena per gli ultimi 2 bis ” Burning” e una “You don’t have to go” che al contrario sembra essere dedicata ad Adam e i suoi, prima dell’inevitabile saluto finale.

Manca solo una caratteristica ai TWOD, sul palco, per sfondare definitivamente e farsi conoscere al grande pubblico (sempre che a loro la cosa interessi) e cioè l’appeal….non hanno di certo i muscoli e la bandana di Springsteen (anche se quella sulla fronte del bassista è un evidente e doveroso omaggio), non hanno l’elegante strafottenza di Dylan, la classe di Tom Petty o l’istinto selvaggio di Neil Young di cui Adam ricorda però la fisicità e l’anacronistica camicia in pieno stile grunge. Ma chissenefrega, perchè hanno dalla loro parte il sound, ovviamente derivativo del classic rock americano anni 70/80, ma che con il giusto mix di new wave e sperimentazione li fa risultare assolutamente attuali e originali.

Le espressioni dei presenti al termine della serata sembrano perciò parlare da sole e proprio come ci ha rivelato il vecchio Neil ben 38 anni fa questa sera lo si può confermare senza il minimo dubbio…..Rock – and – roll – can – never – die !!!

Setlist
1) In chains
2) Baby missiles
3) Pain
4) An ocean between the waves
5) Strangest thing
6) Nothing to find
7) Knocked down
8) Buenos Aires beach
9) Red Eyes
10) Thinking of a place
11) Holding on
12) Lost in the dream
13) Under the pressure
14) In revers

Encore
15) Burning
16) You don’t have to go

 

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