ALBERTO BETTIN, TRA MUSICA CLASSICA E NON SOLO, L’ALBUM D’ESORDIO: “L’IMPOSSIBILE L’IMPREVEDIBILE”

 
22 novembre 2017
 

Un interessante esordio quello di Alberto Bettin, cantautore un po’ atipico in quanto la sua caratteristica principale è di certo un certo diletto e passione per la musica classica e tutto ciò che il mondo jazzistico può contenere. Qui le domande a cui abbiamo avuto esauriente risposta da gustare tra le note del suo disco, intitolato “L’impossibile l’imprevedibile”

Ciao Alberto! Di solito con la prima domanda chiedo il significato del nome della band e questa volta non posso, però ti chiedo di raccontarmi da dove è cominciato tutto ovvero la tua storia in musica!
Ho iniziato a 8 anni a prendere lezioni private di pianoforte e a 11 sono entrato al Conservatorio “Marcello” di Venezia. Intorno ai 14 anni ho cominciato a scrivere canzoni che suonavo con un trio di compagni del Liceo Musicale. A 21 anni mi sono diplomato in pianoforte e le prime esperienze dal vivo sono iniziate con un quintetto, gli Emtrez, con cui suonavamo fusion e jazz, quando avevo 22 anni. A 26 anni mi sono trasferito negli States per un anno, dove ho studiato jazz e suonato nella big band della Colgate University. L’ esordio da cantautore è arrivato piuttosto tardi, quando avevo 32 anni e mi stavo diplomando in Jazz, al Conservatorio “Pedrollo” di Vicenza. Da allora ho continuato sia il percorso jazzistico, con un trio a mio nome e con gli Elettrofoscari, sia quello pop, con le mie canzoni e il quartetto, gli Implacabili, che ancora mi accompagna nel disco e nelle performance.

Qual è stato il momento esatto in cui hai realizzato “Ecco adesso voglio fare un album”?
Già nel 2013 avevo stampato un EP, senza etichetta o distribuzione, chiamato “Grandi successi e altre sciagure, vol.I”, quando ancora non mi esibivo come cantautore. A partire da quell’esperienza, molto low budget e improvvisata, mi sono reso conto che avrei voluto, prima di incidere un vero album, portare in giro le canzoni, farle vivere e respirare in concerto. Così, solo dopo 2 anni di concerti in quartetto, ho pensato di portare in studio le 11 che giravano meglio e che meglio esprimevano i miei approcci alla canzone.

Quali sono state le tue influenze musicali principali? C’è stato qualcuno o qualcosa a cui ti sei ispirato nella composizione del tuo album?
C’è molto repertorio classico e jazzistico nel modo in cui metto le mani sulla tastiera, mio principale motore di scrittura. Evito la lista di nomi: non credo che sia il caso di accostare giganti come Beethoven o Ellington alle mie canzonette! Diciamo che ho chiaro nella memoria come l’ascolto di Paolo Conte, Ivano Fossati e Franco Battiato, fatto da ragazzino, mi abbia convinto che c’erano modi intensi e colti di avvicinarsi alla canzone, senza sacrificare comunicazione e accessibilità. Nello specifico di questo disco credo che ci siano dei riferimenti sia nel mondo musicale statunitense delgi anni ’70 (Randy Newman, Steely Dan, Stevie Wonder), sia in quello anglosassone (Beatles, Elvis Costello) sia in quello italiano più recente (mi piacciono i dischi di Daniele Silvestri e quelli di Samuele Bersani).

Spesso il mondo della musica classica non collide con l’ambiente pop e le generazioni più giovani disconoscono alcuni tipi di suoni, secondo te (se sei d’accordo) dov’è il problema?
Domandona. Credo che, in parte, l’immagine seriosa e impolverata che circola(va) in riferimento ai repertori sinfonico, operistico e cameristico, abbia nociuto alla sua accessibilità da parte dei più giovani. Credo che oggi l’ascolto si sia fatto molto frammentario e distratto, e che quindi, per riuscire a catturare l’attenzione dei nativi digitali, sia necessario un lavoro di richiamo molto ben progettato. Cosa che vedo fare da molte fondazioni e teatri, soprattutto nel lavoro con le scuole. Ascoltare una sinfonia di Mahler, un’opera di Rossini o un quartetto di Bartok, sono esperienze straordinarie, se fatte in sale da concerto o teatri. Ma richiedono tempo e soldi. Se la scuola può farlo, e mi sembra che questo succeda, quel suono può arrivare “vivo” alle orecchie dei più giovani. E restarne insensibili è abbastanza difficile.

Nominami cinque album che vorresti consigliare e a chi vuole approcciarsi alla tua musica.
The Beatles “Revolver”, Steely Dan “Pretzel Logic”, Lucio Dalla “Dalla”, Paolo Conte “Aguaplano”, Ivano Fossati “Discanto”. Cose del secolo scorso, a cui credo il mio disco si connetta

Progetti futuri? Date in vista?
Trovare negli 11 fili musicali di questo disco quale sarà quello che seguirò nel prossimo. Ho una decina di nuovi brani che, come d’abitudine, testeremo dal palco un po’ per volta. E ci saranno novità anche sull’assetto strumentale del quartetto, del quale esploreremo le qualità polistrumentali dei musicisti, macchine elettroniche comprese. Prossime date: 18/11 Metricubi, a Venezia e 26/11, poco più in là, Argo

 

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