DOPO 16 ANNI SIAMO ANCORA QUI! LA NOSTRA INTERVISTA CON RICK WITTER DEGLI SHED SEVEN

 
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28 novembre 2017
 

Shed Seven, un nome caro a tutti gli estimatori del brit-pop. Band che possiamo tranquillamente annoverare fra i “fondatori” del movimento, riusciendo poi a mantenere uno standard qualitativo e melodico sempre sopra la media, con un guitar-rock ipermelodico e ricco di spunti variegati. Il nuovo album “Instant Pleasures” (leggi la nostra recensione) è ora fra le nostre mani, dopo una pausa discografica di ben 16 anni. Il risultato è sicuramente molto positivo e la capacità di creare pop songs immediate e travolgenti non è venuta meno. Ne parliamo con Ricky Witter, leader della band.

Quando e come è nata l’idea di iniziare a lavorare su nuove canzoni? Sono canzoni recenti o forse sono nate qualche anno fa?
Ci siamo come “saltati dentro” alla scrittura. Sai, ci è stato chiesto molte volte nel corso degli anni passati, ma non era mai stato il momento giusto. Poi, circa 3 anni fa, mentre stavamo provando per un concerto, abbiamo iniziato a suonare alcuni nuovi riff e a sviluppare delle melodie e, prima che ce ne accorgessimo, avevamo 5 o 6 nuove canzoni decisamente forti. A quel punto abbiamo deciso di prendere la cosa sul serio, ed eccoci qui.

Il nuovo album sembra davvero una “summa” del suono degli Shed Seven: c’è il rock, c’è la chitarra pop, le ballate, e ci sono gli arrangiamenti con fiati e archi. Possiamo definire questo album come una sorta di riassunto dei vostri lavori precedenti?
Ai miei occhi è una progressione naturale del nostro sound. Non ci siamo seduti per discutere su dove saremmo dovuti andare a parare. È stata un’esperienza molto naturale. Come tutti gli album precedenti in realtà

Negli ultimi anni sembra davvero che il britpop sia “rinato”: i giornali e le riviste ne parlano, le band storiche si stanno riformando e, soprattutto, c’è un modo di giudicare più tranquillo e pacifico rispetto agli anni ’90 in cui tutto mi sembrava troppo estremo. Sembra che gli anni passati abbiano insegnato a tutti a trattare il britpop con rispetto e attenzione, cosa ne pensi?
E’ vero. Penso che oggi molte persone guardino indietro, agli anni ’90, come a una grande celebrazione di ottima musica. È stato un periodo molto vivo e intenso, con molta passione che si poteva percepire. Non solo musicalmente, ma anche in molte forme d’arte.

Possiamo dire che tra così tanti gruppi negli anni ’90 siete quelli che hanno i fan più fedeli? La risposta al nuovo album su PledgeMusic è stata pazzesca, da non crederci. Ti aspettavi un tale calore?
La reazione dei nostri fan è stata incredibile. Penso che molte persone sperassero che un giorno avremmo pubblicato un nuovo disco, ma la reazione è stata comunque incredibile. Penso davvero che abbiamo scritto un album che se la batterà ad armi pari con qualsiasi altra cosa verrà pubblicata in questi giorni e il merito è proprio dei fan.

Parlami di “Hang On”, un brano che sembra di avere due anime, una più tranquilla e poi l’altra, in cui la festa esplode. È sempre stato fin dall’inizio diviso in queste due parti?
“Hang On” è stato scritta con l’idea di essere una ballata soul. Poi stano in studio c’è venuta voglia di aggiungere la sezione finale. È stata una cosa bellissima ed emozionante guardare il brano che si trasformava davanti a noi.

In più di una canzone lavorato bene su voci e cori, con l’aggiunta di voci gospel/soul, “It’s Not Easy” e “People Will Tak”, per esempio. Mi è davvero piaciuta questa soluzione. Volevo sapere se era la tua idea o forse il produttore Youth ti ha aiutato in alcune soluzioni …
E’ sempre stata una nostra idea, mentre stavamo scrivendo le canzoni, d’includere alcuni passaggi gospel, così come gli archi o i fiati. All’interno del processo di scrittura, mentre nascevano i pezzi e di registrazione, abbiamo potuto capire bene dove e quando avrebbero migliorato le canzoni.

In questi anni siete stati in tour in Inghilterra, in lungo e in largo, riscuotendo un enorme successo e ora sarete anche in America. Non sarebbe ora di fare un tour europeo?
Europeo? Noi speriamo di fare un tour in tutto il mondo per promuovere il più possibile questo disco, nel corso del prossimo anno.

Liam dice che, con il suo disco, vuole riportare le chitarre e l’importanza delle chitarre stesse nella rock. Ma forse quello era anche il pensiero che voi e molte altre band avevate negli anni ’90, no?
Beh, adesso, come allora, noi pensiamo solo che sia davvero il momento che una guitar-band abbia in mano un buon album solido, capace di scorrere bene dall’inizio alla fine, in cui ogni traccia meriti la sua considerazione. Ecco, penso proprio che lo abbiamo fatto.

Ho avuto la fortuna di vederti dal vivo due volte. Nel 1994 e l’anno scorso. Ora hai fatto un sacco di concerti, ma il brivido di salire sul palco è lo stesso degli anni ’90 o è cambiato?
Suonare dal vivo è uno dei motivi principali per cui amiamo stare in una band. È il motivo per cui abbracciammo i nostri strumenti tanti anni fa. Non c’è miglior brivido che esibirsi, con una grande folla canta ogni parola delle tue canzoni, adesso come negli anni ’90.

C’è qualcosa che ti manca degli anni ’90?
Non c’è nulla che mi manchi o che vorrei dimenticare. Probabilmente perché non ricordo molto degli anni ’90 😉

 

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