NOEL GALLAGHER’S HIGH FLYING BIRDS
Who Built The Moon ?

[ Sour Mash - 2017 ]
7.5
 
Genere: rock
 
30 novembre 2017
 

Chi sarà il vero vincitore dell’eterna faida verbale tra i 2 fratelli più famosi di Manchester ?
A ben guardare il successo ottenuto dalla recente uscita discografica di Liam (finalmente tornato a livelli musicali degni) con “As you were” e conseguenti biglietti bruciati in pochissimo tempo per quasi tutte le date live, al momento un vincitore è sicuramente il Dio denaro.
Se non conoscessimo l’indole puramente istrionica (usando un eufemismo) dei 2, penseremmo che tutto sia studiato ad arte (ma forse lo è?) e considerando la spasmodica attesa che ha attorniato la conseguente risposta musicale di Noel con le immancabili polemiche su tutti i principali tabloid e magazine del settore, anche per il fratello maggiore scommettiamo che non sarà da meno.

Quello che però a noi esclusivamente interessa è la sostanza, perciò quel singolo “Holy Mountain” che è girato nelle radio e nelle nostre teste per più di un mese è la risposta che più ci soddisfa. Il brano, che Noel ha descritto come la cosa più divertente che abbia scritto in tutta la sua vita, è un uptempo elettrico martellante in puro stile divertissement, che ruota intorno ad un delizioso flauto ed al prezioso contributo all’organo di Mr. Paul Weller. Le vibrazioni positive che trasmette sono tali che poco importa se l’incedere è quello di “ça plan pour moi” di Plastic Bertrand, se la strofa ricorda “Back in U.S.S.R.” (i Fab Four rimangono sempre il riferimento vitale) o se addirittura l’inizio del ritornello sembra (eresia !) la “She Bangs” di Ricky Martin.
L’album, che il produttore David Holmes ha voluto dipingere con pennellate di elettronica, psichedelia e sfumature di black music, è un cambio netto rispetto al passato. Noel ha dichiarato che durante il primo anno di registrazione ha provato grande frustrazione e confusione nel seguire la linea guida imposta e probabilmente questa sarà la stessa sensazione che proveranno quei fan convinti di ritrovare le ennesime conferme e sicurezze.
Ma non è proprio quello che si richiede ad un fuoriclasse del suo calibro provare a percorrere nuove strade dopo aver esplorato tutto quello che c’era da esplorare con un certo tipo di sound?

Il brano strumentale che apre l’album “Fort Knox”, ispirato da un brano di Kanye West ma che potrebbe essere un qualsiasi ottimo remix dei Primal Scream , dà il senso di quello che Gallagher e Holmes vogliono mettere sulla tavolozza.
Le influenze e i rimandi, come anticipato, presi dagli anni 60 fino ai giorni nostri, sono innumerevoli. Si passa da brani come “She taugh me how to fly”, che parrebbe tranquillamente una hit scritta dai Blondie dei tempi d’oro, a “Be careful what you wish for” il cui ritmo bluesy torbido e sensuale creato dall’intreccio basso/chitarra potrebbe essere la “Come Togheter” degli anni 10. Tutto ciò, però, miscelato con una qualità di livello eccelso.
Notevole la title track che, con quell’enfasi tipica di certa new wave anni 80, sembra perfetta per un qualsiasi film di James Bond e che vincerebbe a mani basse il Grammy come migliore colonna sonora dell’anno.
E proprio quando a termine ascolto riusciamo a rimanere ancora in piedi disorientati dalla bellezza sperimentale del nuovo sound, è l’ultimo brano (presente esclusivamente nella versione deluxe) “Dead in the water (Live at RTE 2FM Studios, Dublin)” che ci manda completamente al tappeto con l’ennesima perla melodica in pieno stile Gallagher/ballad anni 90.

Siamo di fronte ad un artista che si è messo in gioco e che non ha paura di rischiare di far infuriare una gran parte del suo pubblico ma che vuole prendere per mano vecchi e nuovi appassionati di musica verso nuovi orizzonti sonori più maturi e coraggiosi.
Ora, so benissimo che durante questi 2 minuti di lettura ve lo sarete chiesti almeno un paio di volte, anche se non li ho ancora nominati.
Provate quindi a mettere da parte per un attimo la vostra anima nostalgica (perchè la nostra giovinezza non illudiamoci che non ce la restituisce nessuno) e provate a chiedervi se può avere ancora un senso questa tanta agognata reunion degli Oasis. Con 2 musicisti, il primo rinato e il secondo in stato di grazia, al posto di 1……cos’altro potete desiderare ?

Tracklist
1. Fort knox
2. Holy mountain
3. Keep on reaching
4. It's a beautiful world
5. She taugh me how to fly
6. Be careful what you wish for
7. Black & white sunshine
8. Interlude (wednesday part 1)
9. If love is the law
10. The man who built the moon
11. End credits (wednesday part 2)
12). Dead in the water (Live at RTE 2FM Studios, Dublin)
 
 

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