THE BEAUTIFUL ONES: I DISCHI CHE CI SONO PIU’ PIACIUTI A NOVEMBRE 2017

 
di
4 dicembre 2017
 

Con un altro mese ormai alle spalle ci concediamo un piccolo ma prezioso recap: The Beautiful Ones raccoglie le uscite discografiche, pubblicate negli ultimi 30 giorni, che più abbiamo apprezzato.


CHARLOTTE GAINSBOURG
Rest

[Because/Warner]
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Sono trame avvolgenti e delicate quelle che costituiscono le strutture portanti delle tracce di “Rest”, in cui la Gainsbourg dimostra di aver imparato a memoria sia le lezioni paterna, che quelle impartite dall’amico Beck (“Les Oxalis”) e dai compatrioti Air (“Le Crocodiles”).
Forse un po’ tardi, Charlotte Gainsbourg ci regala la sua prova del nove musicale, convincendo definitivamente l’ascoltatore delle sue capacità, così come è riuscita a fare per quello che riguarda la recitazione.
[Stefano D’Elia]

LOST HORIZONS
Ojalà
[Bella Union]
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Il ritorno Simon Raymonde non delude dunque. Disco curatissimo in bilico tra Mercury Rev e This Mortal Coil, capace di mettere insieme stili diversi senza manie di protagonismo, con una copertina di quelle che non dispiacerebbe avere in (doppio) vinile. Una delle migliori dell’anno insieme a “BNQT” dei BNQT. Liberate un’ora e dieci dai social impegni e dedicatela a esplorare il mondo anzi i mondi musicali di “Ojalà”. Lo merita davvero.
[Valentina Natale]

SUFJAN STEVENS
The Greatest Gift Mixtape — Outtakes, Remixes, & Demos from Carrie & Lowell
[Ashtmatic Kitty]
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Si fa fatica a definirla propriamente come una raccolta per completisti: la misura in fase di remix e l’omogeneità complessiva del sound (una sorta di electro-folk piuttosto dreamy), unita alla bellezza cristallina dei pezzi, rendono “The Greatest Gift” un album con una sua identità e un suo perché, ben lontano da logiche di mercato — dare testimonianza di uno dei cantori più sensibili della nostra generazione durante un periodo personale difficilissimo, mentre trasforma il dolore in musica meravigliosa.
[Aessandro Schirano]

QUICKSAND
Interiors
[Epitaph]
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“Interiors” è un album coraggioso senza essere sperimentale; moderno senza suonare particolarmente nuovo. Dodici tracce che aprono nel migliore dei modi una nuova fase nella frastagliatissima carriera dei Quicksand e dimostrano l’ottimo stato di salute dell’alternative rock a stelle e strisce.
[Giuseppe Loris Ienco]

SHARON JONES & THE DAP KINGS
Soul Of A Woman
[Daptone]
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“Soul Of A Woman” però mostra soprattutto il lato più intimo di Sharon Jones, quello più toccante. La sua voce non ha mai ricordato così tanto quella di Nina Simone forte e vulnerabile allo stesso tempo, soprattutto in brani di rara dolcezza come “Pass Me By”, “When I Saw Your Face”, “Just Give Me Your Time”. “Call On God”, registrata durante le session di“100 Days, 100 Nights” e poi accantonata, doveva essere inclusa in un album gospel mai realizzato e alle radici gospel ritorna anche grazie alla partecipazione del The Universal Church of God Choir. “Soul Of A Woman” nonostante le circostanze in cui è stato registrato è un album incredibilmente ottimista (“It’s a matter of time before wrongs will be righted” canta Miss Sharon in “Matter Of Time”) e pieno di speranza. Fa quello che il titolo promette: mette a nudo l’anima di una donna di talento che ha sempre affrontato la vita con grinta e passione.
[Valentina Natale]

MAVIS STAPLES
If All I Was Was Black
[Anti]
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Mavis Staples sembra portarci oggi in percorsi meno rumorosi del passato, con una classe conquistata e non innata, come a dirci sono arrivato, facciamo parte ancora della strada e la descriviamo ancora oggi, non per gridare un dolore, ma perché questa musica è il nostro humus.
[Simone Lucidi]

NOEL GALLAGHER’S HIGH FLYING BIRDS
Who Built The Moon?
[Sour Smash]
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Siamo di fronte ad un artista che si è messo in gioco e che non ha paura di rischiare di far infuriare una gran parte del suo pubblico ma che vuole prendere per mano vecchi e nuovi appassionati di musica verso nuovi orizzonti sonori più maturi e coraggiosi.
…provate quindi a mettere da parte per un attimo la vostra anima nostalgica (perchè la nostra giovinezza non illudiamoci che non ce la restituisce nessuno) e provate a chiedervi se può avere ancora un senso questa tanta agognata reunion degli Oasis. Con 2 musicisti, il primo rinato e il secondo in stato di grazia, al posto di 1……cos’altro potete desiderare ?
[Stefano Quattri]

BONUS TRACK – DEBUT ALBUM DEL MESE:

STELLA MARIS
Stella Maris

[La Tempesta Dischi/Khalisa Dischi]

….bello, frizzante, ben arrangiato, con melodie cristalline e magicamente anni ’80, senza accusare il peso della nostalgia e poi la verve di Umberto spicca come non mai, sia come frontman che come cantante (le sue metafore e le sue suggestioni liriche, sempre impeccabili e toccanti, sono sicuramente più abbordabili e di lettura più immediata in questo progetto), in più si sente che, a differenza del suo percorso da solista, questo è davvero il disco di una band al completo, una band con i controcazzi per giunta.
Ci avevano promesso “brani accattivanti dove i sentimenti dettano legge e dove l’aria che si respira rievoca echi pastorali e incontaminati della musica pop più genuina” e noi possiamo solo ringraziare gli Stella Maris per aver mantenuto quanto promesso.
[Paolo Fierobecco]

 

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