I 10 DISCHI DA ISOLA DESERTA DI MARCO OBERTINI

 
13 dicembre 2017
 

Quali sono i 10 dischi che porteresti con te su un’isola deserta?
Rivolgiamo la domanda, da sempre grande classico di tutti i ‘musicofili’, ai personaggi, artisti ma anche preziosi addetti ai lavori, che più apprezziamo in ambito musicale (e non solo).

Marco Obertini, è un nome decisamente noto in tutto il Nord Italia e non solo per gli appassionati di musica indie bresciani. I suoi dj set in locali storici come l’Hexò, il Donne & Motori o il Lio Bar,  per non parlare della sua attività come dj radiofonico a Radio Onda D’urto e Radio Brescia Popolare sono solo una parte di un curriculum pazzesco, che ora comprende anche la gestione (insieme a Ercole Gentile) dell’ Associazione Culturale VOLUMEUp, nata per promuovere e fare emergere band e musicisti a livello nazionale. L’ “agitatore” bresciano ha risposto alla nostra chiamata e ci confessa quali dischi porterebbe con se su di un’ isola deserta…

The Smiths – Hatful of Hollow

Le insicurezze di un teenager ad inizio anni 80 incontrano le parole di Morissey e la musica di Marr e, dopo avere ascoltato “William It Was Really Nothing”, capisci di non essere più solo. Gli Smiths sono stati il mio grande amore musicale insieme ai Beatles e non a caso la mia prima trasmissione radiofonica a Radio Brescia Popolare si chiamava “Hand In Glove”.

Nick Drake – Bryter Later

La poesia, ascoltare “Northern Sky” alle 3 del mattino, leggere i testi di Drake e piangere per l’emozione…

Kinks – Village Green Preservation Society

La leggerezza. Il disco (brit) pop per eccellenza , quando attacca la voce di Davies, non hai più peso specifico, cominci a volare…

My Bloody Valentine – Loveless

I MBV sono i maestri indiscussi della fusione tra melodia e rumore, un’alchimia di suoni che non riesce a molti.

Stereolab – Empereor Tomato Ketchup

Dirty French Kiss , un wall of sound di pop mid-sixties francese, metronomica tedesca e noise, la mia band preferita degli anni 90. Li ho visti live praticamente tutte le volte che sono venuti in Italia.

Pixies – Doolittle

L’energia. Le chitarre che sibilano, la voce dilaniante di Francis in “Debaser” e poi quegli incredibili giri di basso. Che sia ben chiaro, i Pixies senza Kim Deal non sono i Pixies.

Pulp – Separations

La tradizione degli chansonnier francesi incontra l’elettronica industriale di Sheffield ed il maestro di cerimonia si chiama Jarvis Cocker. Insieme a “This Is Hardcore” i Pulp che preferisco.

New Order – Power Corruption & Lies

“Your Silent Face” è il mio brano preferito dei New Order, pura poesia decadente…

Red House Painters – Red House Painters I

Ho acquistato questo disco nel 93 quando trasmettevo a Radio Onda D’Urto, mi ricordo della voce evocativa di Kozelek dell’incedere della sua chitarra lento e minimale, è stato amore a primo ascolto. “Mistress” diventò subito uno dei brani più programmati in trasmissione.

Elliott Smith – Either /Or

Sono sempre stato attratto dai songwriters problematici e malinconici, piuttosto che da quelli “maledetti”o da quelli “cool”. Le canzoni di Elliott Smith, sono fatte di amore e di sofferenza, due componenti molto umane da cui volente o nolente non riesco a prescindere nella musica come nella vita.

 

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