TOP TEN ALBUM 2017 DI VALENTINA NATALE

 
13 dicembre 2017
 


#10) PRIESTS
Nothing Feels Natural
[Sister Polygon Records]

Da Washington D.C. con furore. Potrebbero essere i figli naturali di Bikini Kill e Huggy Bear, cresciuti a cavallo del nuovo millennio. Altrettanto arrabbiati e politicamente impegnati. Forse più disillusi ma non certo pronti a mollare. “Nothing Feels Natural” è un album provocatorio che rovescia il mito del sogno trumpiano (ops americano)


#9) PISSED JEANS
Why Love Now
[Sub Pop]
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Pissed Jeans + Lydia Lunch nelle vesti di minacciosa produttrice spirituale = un gran bell’album. Duro e insofferente. Uomini che prendono in giro il modo di pensare maschile mettendo gli stereotipi alla berlina con gusto e stile, smussando appena appena gli angoli più accuminati del loro punk sludge rock. “Evolution is getting slower


#8) OXBOW
Thin Black Duke
[Hydra Head Records]

Tra i ritorni di questo 2017 ci sono anche loro. A dieci lunghi anni da “The Narcotic Story” gli Oxbow da San Francisco si riaffacciano in un mondo diverso da quello che avevano lasciato. Per fortuna loro non sono cambiati: intensi, emozionanti, con qualche anno in più sulle spalle e un po’ di polvere sulla giacca ma vivi, dolorosamente vivi.


#7) FEIST
Pleasure
[Polydor]
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Torna dopo sette anni Feist ed è capace di arrampicarsi su riff di chitarra minimali, di essere sexy ma anche dolce e vulnerabile. In un mondo che va sempre di corsa Leslie Feist ci ricorda quanto è bello fare le cose con calma, prendersi del tempo per scegliere gli accordi giusti. “Pleasure” cattura in una tela fatta di suoni, voci, atmosfere e non lascia più andare


#6) RHIANNON GIDDENS
Freedom Highway
[Nonesuch]

Non ce ne sono più molte di voci come quella di Rhiannon Giddens, già leader dei Carolina Chocolate Drops. Voci senza tempo, capaci di raccontare storie di ieri che sembrano sempre incredibilmente attuali. “Freedom Highway”, suo secondo disco solista, riprende là dove “Tomorrow Is My Turn” aveva lasciato. Folk in tutte le sue attuali declinazioni gospel e tanto soul per un talento vero


#5) ALGIERS
The Underside Of Power
[Matador]
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Secondo disco e gli Algiers non deludono. Gestazione difficile per “The Underside Of Power” ma tensioni e conflitti hanno reso più tagliente il sound cupo, distorto, pieno d’energia di una band abituata a dividersi tra due continenti e a mettere insieme mondi e influenze apparentemente inconciliabili: post punk, gospel e protesta creando musica non lineare né scontata. Orgogliosamente militanti


#4) ST. VINCENT
Masseduction
[Loma Vista]
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Annie Clark, seduttrice sedotta e abbandonata gioca con gli stereotipi del pop, prende in giro paure e fissazioni del mondo contemporaneo, è sarcastica e viscerale nei testi, dimostra di sapersi reinventare come pochi sanno fare. Di musicisti (uomini e donne) capaci di passare con tale abilità da uno stile all’altro ce ne sono pochi

#3) SPARKS
Hippopotamus
[BMG]
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Due fratelli, più di quaranta anni di carriera, ventitre album. E’ questa la matematica degli Sparks, musicisti seri con una vena di sana follia. Il falsetto di Russel e le tastiere del baffuto Ron, le tastiere del baffuto Ron e il falsetto di Russel uniche costanti di uno stile in mutazione continua che in “Hippopotamus” raggiunge il culmine di un’eccentrica creatività

#2) WOLF PARADE
Cry Cry Cry
[Sub Pop]
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“Cry Cry Cry” è la naturale evoluzione dei Wolf Parade, che dopo sette anni ritroviamo diversi. Non più confinati nell’universo indie (ammesso che lo siano mai stati) ma liberi di spaziare tra generi e stili musicali senza più freni. Ancora in grado di tirar fuori melodie mai banali e di scrivere testi di rara onestà e dolce cinismo in un disco divertente e pieno di sorprese

#1) SLOWDIVE
Slowdive
[Dead Oceans]
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Non ci si crede eppure finalmente è arrivato, l’album degli Slowdive. Ventidue anni dopo riprendono da dove avevano lasciato con quelle chitarre shoegaze, quelle armonie dolci e una voglia contagiosa di andare avanti. E’ incredibile quanto fresco, spontaneo, suoni “Slowdive”. Ogni nota al posto giusto senza sforzo apparente, senza fatica. Brillante e gentile. Il disco dell’estate uscito in anticipo

 

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