TOP TEN ALBUM 2017 DI STEFANO D’ELIA

 
15 dicembre 2017
 

#10) ALT J
Relaxer
[Infectious]
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Album a tratti discontinuo, che arriva dopo un secondo disco a sua volta molto criticato e non particolarmente a fuoco, tuttavia “Relaxer” contiene alcuni pezzi di incredibile bellezza come “Adeline”, “Deadcrush”, e soprattutto la magnifica “3WW”(per chi vi scrive il brano più bello del 2017), i quali indicano nuove possibili future vie per la musica degli Alt J.

#9) WASHED OUT
Mr. Mellow
[Stones Throw Records]

Qualcuno a proposito di questo album ha parlato di psichedelia da ballare, io non riesco a trovare una definizione migliore per questo nuovo piccolo capolavoro di Ernest Greene, un disco che sintetizza nel migliore dei modi non solo la musica di Washed Out, ma che addirittura riesce a trovare la quadratura del cerchio di tutto un genere, la cosiddetta Chill Wave, che spesso e volentieri si perde nel più classico dei bicchieri d’acqua.

#8) SOULWAX
From Deewee
[Pias]

I fratelli Dewaele potevano tranquillamente campare di rendita e pubblicare un album sulla falsariga dei precedenti, tanto infatti è il credito e il rispetto che i due si sono conquistati come 2 Many Djs che ormai qualunque cosa tocchino si trasforma automaticamente in oro. David e Stephen invece tirano fuori un disco completamente diverso, figlio della loro esperienza sui dancefloors di mezzo mondo, dodici tracce che guardano al passato per immaginare a loro modo il futuro.

#7) CIGARETTES AFTER SEX
Cigarettes after sex
[Partisan Records]
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L’esordio più atteso dell’anno, Greg Gonzalez dimostra che la sua creatura può reggere anche sulla lunga distanza con un disco che contiene dieci canzoni fatte con poco, che si basano su delicate trame elettroacustiche sulle quali la sua voce androgina e tormentata si distende morbidamente, disegnando romantici bozzetti amorosi in cui i protagonisti si amano e si abbandonano, si cercano e si respingono. Quelli che qui vanno in scena sono piccoli drammi sentimentali pronti a dissolversi alle prime luci del mattino, quando il sole penetra dalle imposte, illuminando letti sfatti e portacenere ricolmi di mozziconi e rimpianti.

#6) GRIZZLY BEAR
Painted Ruins
[Rca]
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…è un chaos, ma funziona… cantano i Grizzly Bear in “Four Cypresses”, uno dei momenti più intensi e toccanti di questo quinto album della band di Brooklyn, un disco pieno di idee vincenti e pezzi clamorosi(vedi “Morning sound”, “Three rings”, “Neighbors”), che riconcilia l’ascoltatore con il concetto più alto di musica indie.

#5) EDDA
Graziosa Utopia
[Woodworm]
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Dopo tre album grandiosi Stefano Edda Rampoldi arriva a pubblicare il suo capolavoro, un album che riesce a coniugare perfettamente canzone d’autore e rock, contenente un gran numero di potenziali singoli e che rappresenta una delle vette più alte della musica italiana contemporanea.

#4) BONOBO
Migration
[Ninja Tune]

Simon Green ci descrive in maniera suggestiva i grandi spazi attraversati dalle correnti migratorie, lo fa creando ariose melodie sintetiche, che tra word music, downtempo, e raffinate alchimie sonore ci trasportano in un affascinate viaggio in territori inesplorati che si trovano dentro e fuori di noi.

#3) THE XX
I see you
[Young Turks]
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Quando un anno fa gli XX pubblicarono “On hold” più di un fan della prima ora storse il naso: un brano troppo lontano dalla musica degli esordi per alcuni, che a tratti si permette di risultare addirittura allegro per altri. Romy, Jamie e Oliver fanno loro soluzioni sonore contemporanee provenienti da altri ambiti musicali, filtrate sapientemente dal sempre più fondamentale Jamie XX, il cui album dello scorso anno “In Colors” rappresenta la vera fonte a cui attinge “I see you” per ampliare il proprio spettro espressivo rispetto ai lavori precedenti.

#2) LCD SOUNDSYSTEM
American Dream
[Columbia]
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Il sogno americano di James Murphy pare essersi spento tra echi di Talking Heads, Suicide, Bowie (evocato in più di un episodio) e tutto l’armamentario new wave e dark wave smontato e rimontato ad arte da un uomo che va incontro ai cinquat’anni, che non è tornato per continuare a far festa, bensì per dirci che il party volge al termine e che nulla sarà più come prima.
Dieci canzoni perfette, enciclopediche nella loro capacità di citare con gusto e senso della misura, che non appaiono mai come copie sbiadite di un passato ormai lontano (ma che ancora oggi viene citato allo sfinimento, con il solo risultato di renderlo ulteriormente sbiadito), che anzi riescono ad attualizzarlo e rinverdirlo, senza per questo snaturare le proprie fonti d’ispirazione.

#1) THE NATIONAL
Sleep well beast
[4AD]
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A quattro anni dal precedente “Trouble will find me” Matt Berniger e soci pubblicano un album che contiene tutti gli elementi che hanno contribuito a fare dei National la band guida di quel movimento indie sorto negli anni zero.
Rock per adulti malinconici e pieni di dubbi, che si guardano costantemente alle spalle nel tentativo di dissipare le proprie incertezze o anche solo per rivivere i momenti felici per timore che questi si perdano nella memoria, dodici canzoni che analizzano il vissuto politico e personale dell’uomo di oggi, in una costante tensione tra sentimenti e disillusioni.

 

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