TOP 10 ALBUM 2017 DI GIANLUIGI MARSIBILIO

 
23 dicembre 2017
 

#10) BAUSTELLE
L’amore e la violenza
[INSERISCI ETICHETTA]
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I Baustelle hanno messo al mondo la loro nuova creatura e già questo sarebbe un bel motivo per dire quanto sia stato proficuo il 2017 dal punto di vista musicale. Bianconi e co. sono l’assoluta certezza del nostro paese. Se ad inizio anno il lavoro profumava estremamente di Battiato e influssi profondi di elettronica anni ‘80, riascoltare “L’Amore e La Violenza” comincia ad assumere una nuova prospettiva, che si incastona perfettamente nella poetica struggente, ma questa volta più animata e positiva, dei Baustelle.

#9) KELLY LEE OWENS
Kelly Lee Owens
[Smalltown Supersound]

Un disco d’esordio solista ben dosato, con tutte le giuste componenti per creare un calderone di musica elettronica con ottimi testi e spunti di altre sonorità. C’è una forte spinta a mostrarsi senza patine inutili, anzi la gallese vuole farci vedere pienamente il suo gusto e va a valorizzare le sue scelte in un disco che non manca di nulla. Classe e gusto ci sono in abbondanza e non vengono ostentate mai. A riflettere come il disco sia molto un’autobiografia in musica c’è anche il titolo che, non casualmente, è proprio ripreso dal nome dell’artista.

#8) JULIEN BAKER
Turn Out The Lights
[Matador]
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Uno dei rari dischi in cui il dolore raccontato non coincide necessariamente con la fiction ma assume una forma estremamente resistenza, vera e potente. Il disco è un’enciclopedia di emozioni con suoni che non ti fanno mai perdere, mai allontanare dall’intimità e dal vigore di un racconto di vita. Il lavoro è coraggioso perché con dei tappeti acustici è facile scadere in banalità e malinconie semplici, invece tutto quello che viene evocato dalla cantautrice è forte, duraturo e profondo.
Dopo questo disco sono completamente innamorato di Julien Baker, poco da dire.

#7) GERMANO’
Per Cercare Il Ritmo
[Bomba Dischi]

Se al primo posto c’è un disco che racconta un viaggio di maturità e sfrontatezza nei confronti del mondo, Germanò parte dal luogo più intimo e in un certo senso desolato di ogni adolescente (la sua camera), per dare il via alla sua carriera da solista. La sua è un’epopea silenziosa messa in musica con grande sapienza: dietro si muove una band che ha tanto in comune, in termini di eleganza e arrangiamenti, con quella di Poi.
Il riff non viene visto come un mostro biblico ma viene usato sapientemente, la chitarra non è più un Leviatano ma qualcosa che aggiunge un valore emozionale, tecnico e musicale che mette in luce una capacità cantautoriale che se coltivata, nel giro di uno-due dischi porterà la camera di Alex nello Spotify di tutti noi.

#6) FATHER JOHN MISTY
Pure Comedy
[SubPop Record]
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L’idea, il concetto dietro il nome Father John Misty va controcorrente e si sofferma sull’essere umani, non sulla contemporaneità. Non c’è l’istinto a parlare necessariamente del presente, Sebastiano Vassalli ha scritto una frase molto adattabile al disco: Ho sempre ritenuto che fosse impossibile trattare il presente, perché già troppo raccontato in tempo reale dai media. Quelli che dicono di raccontarlo in realtà non fanno che mimarne i linguaggi, senza coglierne i miti profondi. Tilmann lascia perdere il presente, perlomeno nella sua forma più superficiale, e corre dritto all’uomo, al mistero.

#5) THE WAR ON DRUGS
A Deeper Understanding
[Atlantic]
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Un disco che ha un suono perfetto che si adagia come un cuscino perfettamente messo a punto alle tue orecchie. L’album è una di quelle perle auree e i pezzi sono uno più riuscito dell’altro. Un racconto tragico e memorabile di come un suono ben costruito sia la porta per un racconto epico di tutto il completo repertorio della commedia umana.
I registri e lo stile adottato, come in un complesso romanzo, sono tanti ma hanno nella classe del gruppo un comune denominatore, pochi possono reggere un confronto del genere oggi.

#4) GIORGIO POI
Fa Niente
[Bomba Dischi]
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Le piccole cose, le strane situazioni, le notti grigie e l’alba con colori psichedelici, ecco alcuni elementi evocati da uno degli artisti più sorprendenti dell’anno. “Fa Niente” si snoda non solo tra le sue tracce, ma ha una evidente connotazione live: Poi infatti va ascoltato e ammirato nella sua sobrietà. Probabilmente chi non ha mai visto muoversi Poi e la sua band sul palco apprezza a metà il lavoro. Come avevo scritto nella mia recensione Sempre al limite tra la realtà e la poesia, il disco di Poi potrebbe avere una nota di copertina come quella scritta da Claudio Lolli in “Ho Visto Gli Zingari Felici”: Questo disco è stato il mio personal-musical frisbee lanciato, finalmente con leggerezza anche formale, verso passanti sconosciuti e disponibili al gioco.

#3) GHEMON
Mezzanotte
[MacroBeats]
Ha vinto, ha lanciato se stesso tra le stelle con una leggerezza che solo un grande tonfo esistenziale può darti: la depressione ha tirato fuori il disco più riuscito di Ghemon. L’artista ha una luce nuova, fuori, sopra, sotto e dentro di se: i testi e l’atmosfera connotano un senso di vittoria e sconfitta, una grande contraddizione che si accende in un concerto di emozioni, schiaffi, dolori che è unico. Ghemon è profondo e doloroso, ma crea un disco che ha il potere di accenderci, facendoci immergere in abissi duri e puri.

#2) ANDREA LASZLO DE SIMONE
Uomo Donna
[42 Records]
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“Non c’è nessuno, ho amato un’ombra, non c’è nessuno, un bacio all’aria regalerò”. Una frase contenuta in Sogno L’amore, che spiega sinteticamente perché questo disco sia la più bella poesia del 2017. Un concentrato artistico di passione, retromania (usata nel modo giusto) e maestosità nel raccontare l’amore . Andrea smacchia la pura voglia di imitare i cantautori e intinge tutto con novità e un gusto estetico, un mix tra sacro e melanconia. Quando la malinconia viene usata nel modo giusto viene fuori un disco come Uomo Donna, venuto davvero a salvarmi.

#1) COLAPESCE
Infedele
[42 Records]
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Stiamo parlando di un disco che è una perfetta sintesi di un artista attento al suono, al testo e all’atmosfera. “Infedele” è un filo rosso teso sulla realtà mistica di uno dei cantautori più brillanti e intimi della nostra epoca.

C’è in tutto il disco la sensazione di trovarsi davanti ad una narrazione matura, che comprende una capacità innata nel raccontare storie e un realismo magico che permette una panoramica su dei mondi popolari e surreali. Il cantautore siciliano nell’anno ha omaggiato anche Franco Battiato suonando dal vivo La Voce del Padrone e per quanto mi riguarda, anche questa scelta permette a Colapesce di stare al primo posto, saldo e imperscrutabile per tutto e tutti.

 

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