TOP TEN ALBUM 2017 DI SIMONE LUCIDI

 
23 Dicembre 2017
 

#10) SHANIA TWAIN
Now
[Mercury Nashville]

Un album della maturità, pluri-genere. Sembra fatto apposta per il target Spotify! Reggae, country, pop spinto, condito da qualche ballata sentimentale anni ’90. Un mix musicale affacciato alla modernità con un tocco di nostalgia.

#9) PERFUME GENIUS
No Shape
[Matador]

Sospesi in una fiaba, i colori, le luci dipinte a pastello colano dolcemente, creando così un coniglio colorato come un arcobaleno, che si stropiccia il naso dopo un inverno faticoso. “No Shape” è un dolce risveglio.

#8) ASGEIR
Afterglow
[One little indian records]

I pendii, le le tradizioni, i campi, i pascoli, ci accompagnano in un’elettronica sospesa nelle calme distese, che stanno nel loro tempo, che cercano di raccontare un paese sempre in movimento, con quella energica velata tristezza che a loro dà una marcia in più e non li penalizza.

#7) KIASMOS
Blurred
[Erased tapes]

La lounge esiste ancora e questi islandesi la fanno bene ed aggressiva, dandogli un tono in più. Brani da after, tranquilli per staccare e non strafare.

#6) BRIAN ENO
Reflection
[Warp Records]

Come quando si nasce, “Reflection” ha il profumo di pulito e la luce dell’avvento, che porta riflessioni quasi filosofiche, come se sussurrassimo alla grandi montagne d’Oriente, così sagge e potenti. Un album così surreale e quieto da aprire uno spiraglio: il risveglio.

#5) STU LARSEN
Resolute
[Nettwerk]

Un nuovo folkman si afferma con questo lavoro musicale. Larsen è il simbolo di un nuovo folk che si sta affermando e sforna un album invernale di un marrone sbiadito, che calza a pennello in questi nebbiosi anni, stufi di facili ritornelli e con la voglia dei vecchi e sporchi stornellatori.

#4) RYAN ADAMS
Prisoner
[Pax-Am/Blue]

Torna una voce che buca tutto; senti come pesa quel graffio, ci vuole sempre far arricciare la pelle lo spigoloso Ryan. Lungo quella strada sterrata indicaci il cammino per rimetterci sulla retta via. Come è triste a volte questa nuova droga, la malinconia. La prigionia alla fine si fa sentire.

#3) QUEENS OF THE STONE AGE 
Villains
[Matador]
LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE

Vestiti come una maschera demoniaca, i Queens tornano come un nostro clone del male che cerca di coprirci gli occhi, prima che la situazione precipiti. Un album con un sound come al solito tagliente e con una aggiunta di elettronica che emerge da sorprendere i fan di una vita.

#2) PETER BRODERICK
All together again
[Erased Tapes Records]

La natura è intrappolata nella citta, i palazzi diventano alberi, il cemento acqua, la città è isolata, c’è solo Peter con in i suoi suoni, la sua fantasia che ci svuota e svela il nostro Karma.
Un gioiellino di album che spiazza e rincuora nello stesso momento, un album da sfogliare, da risentire, come una dolce cantilena da brivido.

#1) COURTNEY BARNETT AND KURT VILE
Lotta Sea Lice
[Matador]
LEGGI LA NOSTRA RECENSIONE
Quando la ragazza dalla voce crepuscolare Courtney Barnett ed il folk profondo e sporco di Kurt Vile si incontrano tra i loro bassi musicali, le andature si fanno velate, da farci sedere in una vecchia stazione di servizio in attesa di quel rimorchiatore che non arriverà mai. Un incontro artistico che crea un connubio retrò e poetico. Un duo che ricorda simbolicamente l’incontro di due leggende del passato che hanno fatto la storia, Carol King e James Taylor. Bravi Courtney e Kurt, aspettiamo già il bis!

 

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