I MIGLIORI 15 DISCHI ITALIANI DEL 2017

 
di
27 dicembre 2017
 

#15) GERMANO’
Per Cercare Il Ritmo
[Bomba Dischi]

Se al primo posto c’è un disco che racconta un viaggio di maturità e sfrontatezza nei confronti del mondo, Germanò parte dal luogo più intimo e in un certo senso desolato di ogni adolescente (la sua camera), per dare il via alla sua carriera da solista. La sua è un’epopea silenziosa messa in musica con grande sapienza: dietro si muove una band che ha tanto in comune, in termini di eleganza e arrangiamenti, con quella di Poi.
Il riff non viene visto come un mostro biblico ma viene usato sapientemente, la chitarra non è più un Leviatano ma qualcosa che aggiunge un valore emozionale, tecnico e musicale che mette in luce una capacità cantautoriale che se coltivata, nel giro di uno-due dischi porterà la camera di Alex nello Spotify di tutti noi.
(Gianluigi Marsibilio)

#14) INDIAN WELLS
Where The World Ends
[Friends of Friends]

L’italianissimo Pietro Iannuzzi è probabilmente uno dei nomi più abili, nella scena elettronica contemporanea, a miscelare sapientemente cromature da club e tecnicismi underground a melodie e sfumature più vicine al mondo in superficie. Il suo secondo album è indubbiamente il passaggio definitivo ad uno stile riconoscibile e consolidato, che ha fatto e continuerà a far parlare del suo talento.
(Giovanni Coppola)

#13) CARL BRAVE X FRANCO126
Polaroid
[Bomba Dischi]
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Questo disco odora di forno, di cornetto al cioccolato, di una bottega del pane sotto al Tevere che è sempre piena di gente quando fa buio. Ogni canzone diventa un piccolo centro di ritrovo di persone e emozioni, spesso anche di tristezze.
Non c’è nessuna profezia, solo il racconto del reale nell’album. La loro è una vocazione verso un’ineccepibile ricerca testuale che li ha portati ad essere contemporanei e profondi.
on c’è una sparatoria e nemmeno un pusher incazzato, in “Polaroid” si parla di me, di te (che spero stai ancora leggendo) e di una generazione Y che è reale e dietro questo disco costruirà sicuramente una nuova storia.
(Gianluigi Marsibilio)

#12) GEORGIENESS
Siamo Tutti Stanchi
[Woodworm]
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Il disco, in particolare alcuni suoi brani come Essere te o Fotocamera, ha una potente dimensione retorica, intesa come una sorta di capacità alla persuasione e all’essere accattivante. Giorgia usa l’arma più potente: la sua voce che mette in mostra una sintattica musicale da far invidia a tutto il panorama musicale italiano. L’unicità della sua voce l’ha resa capace in pochissimo tempo di organizzare e ampliare il suo vocabolario sonoro, rimanendo seducente e aggressiva nell’attitudine.
(Gianluigi Marsibilio)

#11) FLAVIO GIURATO
Le Promesse Del Mondo
[Entry]
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Un album attuale su un tema in cui parole di retorica o fraintendibili sono fortunatamente lontane anni luce. Un lavoro variegato, anche per l’utilizzo di idiomi diversi a mescolarsi e suggerirci che in fondo siamo tutti dalla stessa parte. Flavio Giurato ha stupito, come detto in apertura, per la pubblicazione così ravvicinata alla precedente dopo tanti anni di oblio. Certamente non si è trattato di “battere il ferro finché è caldo”, se è vero che a riscontri pressoché unanimi della critica specializzata, vi era stata una risposta comunque tiepida del pubblico. Fa piacere però che ci sia chi se ne frega, e la sua storia dimostra che l’ha sempre fatto, di logiche prettamente commerciali, puntando sulla voglia di comunicare e condividere il proprio punto di vista sul mondo. E questo, in un’epoca in cui la figura del cantautore è stata pressoché inglobata nel pop, è un bel segnale.
(Gianni Gardon)

#10) GOMMA
Toska
[V4V]
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Con un esordio alla massima potenza loro concessa che finisce con il colpire nel segno, i Gomma hanno ben chiara la direzione che vogliono prendere, e muovono i primi euforici e decisi passi su un sentiero che hanno ben delineato. Resta da vedere se e come riusciranno a continuare la loro scalata.
(Giulia Zanichelli)

#9) BRUNORI SAS
A casa tutto bene
[Picicca]
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Dario Brunori ha fatto il definitivo salto fuori dall’indie, entrando nel magico mondo del pop nel senso più letterale del termine. Il grande merito di “A casa tutto bene” è di averlo saputo fare senza perdere le arguzie cantautorali che da sempre ne sono marchio di fabbrica, di aver dato la propria musica in pasto al sistema del mainstream senza esserne inghiottito. Cresciuto e maturato, in fondo Brunori rimane il ragazzo ironico e un po’ impacciato degli esordi, ed è per questo che ci piace tanto.
(Giulia Zanichelli)

#8) GHEMON
Mezzanotte
[MacroBeats]
Ha vinto, ha lanciato se stesso tra le stelle con una leggerezza che solo un grande tonfo esistenziale può darti: la depressione ha tirato fuori il disco più riuscito di Ghemon. L’artista ha una luce nuova, fuori, sopra, sotto e dentro di se: i testi e l’atmosfera connotano un senso di vittoria e sconfitta, una grande contraddizione che si accende in un concerto di emozioni, schiaffi, dolori che è unico. Ghemon è profondo e doloroso, ma crea un disco che ha il potere di accenderci, facendoci immergere in abissi duri e puri.
(Gianluigi Marsibilio)

#7) LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
Terra
[Cara Catastrofe]

Vasco Brondi con questo disco ha raggiunto una maturità di suono e tesi che forse non tutti si sarebbero mai aspettati da lui. Terra è quella che ti si toglie da sotto i piedi mentre lo ascolti. Terra è la vicinanza con ogni parola che Brondi scandisce. Terra sono 10 tracce che ti si incollano addosso, e non si staccano più. Poesia devastante.
(Giulia Zanichelli)

#6) COLAPESCE
Infedele
[42 Records]
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Stiamo parlando di un disco che è una perfetta sintesi di un artista attento al suono, al testo e all’atmosfera. “Infedele” è un filo rosso teso sulla realtà mistica di uno dei cantautori più brillanti e intimi della nostra epoca.

C’è in tutto il disco la sensazione di trovarsi davanti ad una narrazione matura, che comprende una capacità innata nel raccontare storie e un realismo magico che permette una panoramica su dei mondi popolari e surreali. Il cantautore siciliano nell’anno ha omaggiato anche Franco Battiato suonando dal vivo La Voce del Padrone e per quanto mi riguarda, anche questa scelta permette a Colapesce di stare al primo posto, saldo e imperscrutabile per tutto e tutti.
(Gianluigi Marsibilio)

#5) STELLA MARIS
Stella Maris
[La Tempesta Dischi]
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Umberto Maria Giardini cambia nuovamente pelle, ci consegna in dirittura d’arrivo di questo 2017 un progetto completamente diverso dai precedenti e riesce facilmente a scalare posizioni nei nostri cuori. Artefice di un guitar pop che rimanda per certi versi ai mostri sacri degli anni ’80 (Smiths su tutti), il fu Moltheni innesca melodie sì malinconiche eppure coinvolgenti su testi che al solito sono pieni di suggestioni.
(Gianni Gardon)

#4) BAUSTELLE
L’amore e la violenza
[INSERISCI ETICHETTA]
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I Baustelle hanno messo al mondo la loro nuova creatura e già questo sarebbe un bel motivo per dire quanto sia stato proficuo il 2017 dal punto di vista musicale. Bianconi e co. sono l’assoluta certezza del nostro paese. Se ad inizio anno il lavoro profumava estremamente di Battiato e influssi profondi di elettronica anni ‘80, riascoltare “L’Amore e La Violenza” comincia ad assumere una nuova prospettiva, che si incastona perfettamente nella poetica struggente, ma questa volta più animata e positiva, dei Baustelle.
(Gianluigi Marsibilio)

#3) EDDA
Graziosa Utopia
[Woodworm]
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Ogni nuova uscita discografica di Stefano “Edda” Rampoldi sembra costituire una pietra miliare a sé, rapportato all’asfittico panorama indie musicale italiano. Perché lui magari inconsapevolmente sembra voler spostare l’asticella della qualità sempre più in alto. Non è più quello scarno e nudo degli esordi, né quello oltraggioso apparso in seguito ma di coraggio in questa “Graziosa utopia” ce n’è da vendere, come ad esempio quello di misurarsi con i più grandi di sempre. Canzone d’autore ai tempi nostri.
(Gianni Gadon)

#2) ANDREA LASZLO DE SIMONE
Uomo Donna
[42 Records]
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Da dove sia uscito Andrea Laszlo De Simone nessuno lo sa. Sta di fatto che il suo disco rappresenta un raro unicum nel panorama dell’indie italiano. Psichedelico e puro, coraggioso e libero, Laszlo ha calato l’asso al primo round, portando a casa la vittoria. Travolgente novità.
(Giulia Zanichelli)

#1) GIORGIO POI
Fa Niente
[Bomba Dischi]
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Le piccole cose, le strane situazioni, le notti grigie e l’alba con colori psichedelici, ecco alcuni elementi evocati da uno degli artisti più sorprendenti dell’anno. “Fa Niente” si snoda non solo tra le sue tracce, ma ha una evidente connotazione live: Poi infatti va ascoltato e ammirato nella sua sobrietà. Probabilmente chi non ha mai visto muoversi Poi e la sua band sul palco apprezza a metà il lavoro. Come avevo scritto nella mia recensione Sempre al limite tra la realtà e la poesia, il disco di Poi potrebbe avere una nota di copertina come quella scritta da Claudio Lolli in “Ho Visto Gli Zingari Felici”: Questo disco è stato il mio personal-musical frisbee lanciato, finalmente con leggerezza anche formale, verso passanti sconosciuti e disponibili al gioco.

(Gianlugi Marsibilio)

 

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