PETE FIJ: LA TOP 10 BRANI

 
28 Dicembre 2017
 

Peter Jeremy Fijalkowski nasce nel 1968, l’11 dicembre. Leader degli Adorable, dei Polak, è ora 50% del progetto Pete Fij / Terry Bickers, ovviamente condiviso con il chitarrista degli House Of Love. Il loro ultimo album “We Are Millionaires” è uno dei dischi più belli e raffinati usciti in questo 2017 e ancora adesso, a distanza di alcuni mesi dalla sua uscita, permane nel nostro stereo. Ballate malinconiche, ironiche e agrodolci, incui la voce di Pete e le rifiniture chitarristiche di Bickers si sposano alla perfezione, evocando, di volta in volta gente come Lou Reed, Richard Hawley, Nikki Sudden e Lloyd Cole. Eppure c’è tutta una storia precedente che non può e non deve essere dimenticata, ma che anzi, ritorna sempore a galla ogni volta che ascoltiamo i brani di questo nuovo e toccante progetto.
Quando si parla di shoegaze anni ’90 non ci sono solo i pesi massimi, lodati e cebrati da critica e pubblico, ma anche chi ha lavorato sottotraccia per determinare le coordinate precise di un sound, senza però trovare anche il successo. Dimenticare questi eroi non è possibile e Pete fa parte, di diritto, di questa classificazione, ecco perchè è nata l’esigenza di ripercorrere la sua carriera in ordine cronologico, senza stilare una classifica, ma solo andando a mettere in luce alcuni momenti più che fondamentali.

Adorable – Self-Imperfectionist

Adorable – Summerside

1992, dal disco “I’ll Be Your Saint”

Gli Adorable muovono i primi passi a Coventry, nel lontano 1990. Il loro primo nome è Candy Thieves, mutato poi in Adorable con l’arrivo del chitarrista Robert Dillam. Dopo alcuni singoli preparatori (l’esordio, “Sunshine Smile”, è di quelli cha lasciano il segno, con un climax pazzesco e realmente da capogiro e chitarre filo shoegaze che disegnano parabole melodiche incendiarie), che si meritano le lodi dell’NME e grazie ai quali il gruppo entra nella Creation Records, è il momento di “Against Perfection”, il folgorante esordio che in dieci brani mette i paletti e definisce un genere. Soffermiamoci un attimo su questi singoli, ma non tanto sulle canzoni principali, quanto sulle b-side di “I’ll Be Your Saint” che sono di livello elevatissimo: la trascinante “Self-Imperfectionist” che, ancora, molti considerano come uno dei brani più riusciti della band e la struggente “Summerside”, intrisa di una malinconia abbagliante e con un mood oscuro e solitario che si ritroverà solo in parte negli Adorable e ben di più nei Polak o nell’ultima produzione.

Adorable – Homeboy

1993, dal disco “Against Perfection”

Meno onirici rispetto ad altre band definite shoegaze gli Adorable mandano le chitarre in distorsione, bruciano le emozioni ed esaltano le melodie. Ispiratissimo e realmente catalizzatore di magie sonore questo disco d’esordio vede in “Homeboy” una delle perle più luminose e ammaglianti. Pete stesso la definisce una delle sua canzoni più riuscite (una primordiale versione era giù uscita ai tempi dei Candy Thieves). Un basso penetrante e una batteria che incalza fin dai primi secondi fanno da tappeto ad improvvise esplosioni chitarristiche nelle quali la voce del cantante si staglia come un faro nella notte. Il ritornello e le urla finali sono come lame di coltello che ci entrano in testa. Da restare senza fiato. “Homeboy” sarà anche l’ultima canzone che gli Adorable useguiranno dal vivo, nella loro ultima data a Bruxelles nel 1994.

Adorable – Breathless

Adorable – A To Fade In

1993, dal disco “Against Perfection”

1993 – Se “Homeboy” è un bagliore accecante, nell’album d’esordio degli Adorable compare anche un brano d’amore che invece è avvolgente e recupera sensazioni e chitarre più oniriche quasi alla Cocteau Twins/House Of Love (incredibile come tanti abbiano accostato gli Adorable alla band di Guy Chadwick, senza sapere che poi sarebbe nata una fruttuosa collaborazione proprio con il primo chitarrista di quella band). Stiamo parlando di “Breathless”, vero e proprio incanto che va oltre i concetti di tempo e spazio. Atmosfere dilatate e senza confini spingono l’ascoltatore a perdere il contatto con la realtà per lasciarsi cullare da chitarre dolcissime eppure nel finali capaci di diventare più rumorose, sovrapponendosi in modo magistrale. Subito dopo arriva quello che non posso non definire un classico degli Adorable, ovvero la struggente “A To Fade In”. Un pezzo per cui le parole realmente non servono.

Man in In A Suitcase

Vendetta

1994, dal disco “Fake”

“Fake” esce solo un anno dopo l’esordio. Sembrava il disco che avrebbe potuto lanciare in orbita la band, invece prima la stampa (che a dire il vero aveva già iniziato a storcere il naso con il primo album, definendo la band fin troppo arrogante per via di certe dichiarazioni) e poi il pubblico (ammaliato dai loro presunti antagonisti, i Suede) iniziarono a voltare le spalle al gruppo, che ebbe una registrazione piuttosto travagliata per l’album, complice anche alcune difficoltà nei rapporti con la Creation. Il volume delle chitarre tende ad abbassarsi e ci sono anche momenti più raccolti, introspettivi e maggiormente indie-pop-rock come la bellissima “Man In A Suitcase” che scegliamo con piacere per mostrare questo lato della band. Certo, quando i nostri vogliono ruggire lo sanno fare ancora (“Feed Me” è mirabile esempio) e il secondo brano che scegliamo per rappresentare il disco è proprio uno di quelli in cui la vena shoegaze e sonica non viene certo a mancare. “Vendetta” ha una melodia decisamente azzecata, con un ritornello micidiale, ma è sopratutto il lavoro di Robert Dillam che va elogiato. Gli Adorable passaeranno alla storia con una definizione che ahimè suona non poco vera: “arrivarono troppo tardi per raccogliere i frutti del periodo shoegaze e troppo presto per godere del nascente movimento britpop“. Certo, si sente bene che “Fake” è frutto di un lavoro travagliato e di un ambiente non certo sereno, sia nei rapporti con l’esterno sia nei rapporti tra membri stessi della band. Purtroppo.

Polak – 2 minutes 45

Polak – Impossible

1998 & 1999, singoli

Dopo la fine degli Adorable di Pete si perdono la tracce. Si vocifera di una sua band chiamata Casino, orientata verso uno stile alla Pet Shop Boys, ma non uscirà mai nulla a quel nome. Inizia invece una collaborazione con il fratello Krzys Fijalkowski, che i più attenti amanti del guitar-pop ricorderanno nei Bardots. Un po’ di prove e un brano,  “Not Listening”, per una compilation americana. I Polak erano nati. Nel 1998-1999 i primi singoli, poi due dischi (Swansongs” e “Rubbernecking” entrambi usciti per One Little Indian). Decisamente meno rumorosi rispetto agli Adorable, i Polak, anche grazie alla presenza sicuramente importante della tastiera, lavorano molto sulle sensazioni, sull’atmosfera (anche se il secondo disco avrà ottimi momenti anche ben movimentati, senza dimenticare ovviamente alcune perle dell’esordio), avvicinandosi forse ai brani più oscuri e intimi della precedente formazione di Pete, se proprio vogliamo trovare un parallelismo. Per ricordarli abbiamo scelto proprio il primo singolo “2 Minutes 45” (non presente sull’album d’esordio) che si presenta comunque bella carica e spigliata, illudendo forse qualcuno che ci si potesse avvicinare a qualcosa che ricordava gli Adorable e poi la sempre intensa e, ancora, rumorosa, “Impossible”.


Out Of Time (2014)

2014, dal disco “Broken Heart Surgery”

Bonus Track: Love’s Going To Get You

2017, dal disco “We Are Millionaires”

Il tempo passa, vola. Pete promette un disco solista che in realtà non arriva mai. Poi ecco la sorpresa: Pete e Terry Bickers hanno iniziato a collaborare insieme. La notizia è di quelle che lasciano senza fiato, tanta speranza ma anche un po’ di preoccupazione, perchè ci si chiedeve se questi due personaggi dall’ego così importante avrebbero potuto convivere. Beh, lo hanno fatto. A tal punto da realizzare, nel 2014, un disco magnifico come “Broken Heart Surgery”, ricco di trame notturne, nostalgiche e umorali, tra echi di Velvet Underground e Johnny Cash. Toni bassi, spartani e struggimenti assortiti. Roba sopraffina. Esempio perfetto della splendido “mood” malinconico dell’intero album sono perle come i singoli “Out Of Time” (che scelgo come traccia finale, anche perché rappresentativa non solo nel sound ma anche nel testo dell’intero progetto) o “Betty Ford”, ma anche piccoli brani, all’apparenza, come “Queen Of Stuff”, ad esempio, in cui è la chitarra di Piotr a segnare la via principale, mentre sotto Terry ricama e piazza i suoi liquidi passaggi che arricchiscono il tutto. In ogni caso sono davvero brividi assoluti da due eroi veri e propri che, come dicevo nell’introduzione, anche nel loro secondo album hanno fatto un centro perfetto e, come bonus track ecco, doveroso, il singolo “Love’s Going To Get You” tratto dal nuovo disco, ennesimo gioiello di equilibrio e magnifico gusto pop.

 

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