DAI DISCIPLINATHA AI DISH-IS-NEIN: L’INTERVISTA CON CRISTIANO SANTINI, DARIO PARISINI E MARCO MAIANI

 
2 gennaio 2018
 

Aldo Chimenti, nell’ultimo numero di Rockerilla usa questa frase: “Si scrive Dish-Is-Nein ma si legge Disciplinatha“. Bene, non aggiungerò altro. Già frasi così sono chiare, dirette e perfettamente a fuoco. A pochi giorni della pubblicazione dell’ EP omonimo (atteso per fine gennaio) abbiamo scambiato due chiacchiere via mail con tutta la band al completo. Un grande onore e un’intervista che pubblichiamo con immensa soddisfazione.

Ciao Cristiano. Prima considerazione d’obbligo. Sarebbe stato “facile” tornare come Disciplinatha, per ripartire da dove si era lasciato, ma soprattutto per “tranquillizzare” chi già vi conosceva. Invece, anche questa volta, tu, Dario e Marco avete deciso di non tranquillizzare nessuno fin dal nome stesso della band. Mi dici com’è stata la “nascita” di Dish-Is-Nein e se “dismettere” il nome Disciplinatha vi ha comunque colpito? – Ammetto che pensavo avreste sfruttato l’onda del cofanetto e della reunion live del 2012 per pubblicare qualcosa di nuova, invece sono passati ben 5 anni –
Cristiano: Ciao Ricky, prima di tutto grazie a nome dei D-I-N per “l’ospitalità” all’interno di Indie for Bunnies.
Relativamente alla tua prima domanda: In realtà il concerto del 2012 non è stata una reunion nel senso “canonico” del termine. Nessuno di noi, all’epoca, aveva approcciato a quell’evento pensandolo come ad una reunion. Lo show che si tenne all’interno del Moonlight festival presso Zona Roveri a Bologna fu unico e volto unicamente a presentare ‘Tesori della Patria’, il cofanetto antologico comprendente tutta la produzione artistica dei Disciplinatha.
Quando con Dario e Marco è maturata la decisione di “affilare nuovamente le spade”, abbiamo deciso di farlo con un nuovo progetto. Essendo passati quasi 20 anni dallo scioglimento di Disciplinatha e mancando alcuni componenti dell’ultima line up, si è pensato di dare vita ad un nuovo “soggetto” che da un lato, inevitabilmente, raccogliesse l’eredità, il background e le esperienze maturate nei dieci anni di vita di Disciplinatha, ma che dall’altro si caratterizzasse per quello che, individualmente e come gruppo, siamo oggi, nel 2018. Un progetto quindi fortemente focalizzato sul presente e proteso verso il futuro. DISH-IS-NEIN vuole essere questo; il nome fondamentalmente è un acronimo. Volendo potremmo tradurlo come “non è disciplinatha”. Dismettere un pezzo fondamentale della propria esistenza non è stata una decisione presa a cuor leggero, non poteva esserlo; però era necessario. Nessuno di noi voleva un’operazione “elogio della memoria”… non è nel nostro dna, non lo è mai stato. Cinque anni è stato il tempo necessario per capire se nel terzo millennio fossimo ancora in grado di “dire la nostra” con un progetto nuovo, peculiare, contestualizzato, sia musicalmente che concettualmente. Crediamo di esserci riusciti.

I Disciplinatha sono stati innovatori, ironici, cattivi, beffardi, così come compassati e freddi quando era il momento. Sapevano adeguarsi ai tempi e muoversi di conseguenza, spiazzando, stupendo e giocando d’anticipo. Mi chiedo se ora, a distanza di tanti anni, anche il progetto Dish-Is-Nein è partito proprio con l’idea di essere “antagonista”…
Marco: L’esigenza di dire la nostra in questo periodo storico di grande cambiamento è maturata pian piano, sin dalla gestazione del documentario “Questa non è una esercitazione”. Da qui a voler essere “antagonisti” a qualcosa ce ne passa, anche perché decifrare cosa può essere oggi antagonista a quale forma di sistema di potere potrebbe portare a risposte poco digeribili. Saranno quelle? Giudichino i fruitori. Il cambio del nome ci è servito anche per smarcarci dal passato ingombrante di Disciplinatha che ci avrebbe imposto di seguire predeterminati intenti sia musicali che contenutistici.

L’EP d’esordio del nuovo progetto sembra davvero unire alla perfezione le anime che già emergevano nei Disciplinatha. Quelle pulsioni oscure e capaci di andare sottopelle di un disco come “Primigenia”, che incontrano la battuta secca e i graffi rumorosi e visibili di “Mondo Nuovo”. Vedete anche voi questo suono come “una summa di un percorso passato?
Cristiano: Prima di rispondere nel dettaglio alla tua domanda ritengo ci siano un paio di precisazioni “doverose” da dover fare: Dish-is-Nein è composto da ¾ della prima formazione originale dei Disciplinatha, se consideriamo anche la graditissima partecipazione di Valeria siamo a 4/5. Io e Dario abbiamo scritto buona parte del repertorio Disciplinatha (per quello che concerneva le musiche). Con questi presupposti diventa quasi inevitabile che il nuovo progetto “risenta” in un certo qual modo di questo vissuto. Nonostante ciò ritengo che il nuovo materiale contenga tutta una serie di elementi, che vanno da un utilizzo “non convenzionale” della componente elettronica, alla presenza di strumenti quali viola e violoncello in alcuni brani, alla scrittura stessa delle song, all’approccio nella scrittura dei testi, che lo rendono autonomo, contestuale, moderno. Poi ci sta che chiunque lo ascolti troverà i propri riferimenti e rimandi più o meno palesi alla produzione dei Disciplinatha. Personalmente, se dovessi trovare legami col passato, li evidenzierei soprattutto in un certo approccio “emotivo”, nel mood che ci ha guidato durante la scrittura delle canzoni, che io ricondurrei ai primissimi Disci.

Ancora una volta il coro alpino di Monte Calisio da il suo magnifico contributo. Immagino che davvero abbia lasciato il segno quella serata bolognese del concerto, a tal punto che avete deciso di ricollaborare con loro. Gli alpini, simbolo della patria, che partecipano al disco. C’è molto altro oltre alla musica verrebbe da pensare…
Dario: Da estimatore del Neo Folk, pur schivando certe malinconie da destra funeraria che tal genere musicale a volte esprime, per quanto più eleganti, com’è nella mia ottica, ovvero rideclinare/guardare in casa propria ciò che richiami suggestioni di esterna provenienza, son arrivato inevitabilmente a loro. Di nuovo al centro di una ferita.
La esangue sacralità della tradizione corale Alpina del Nord Italia è un patrimonio artistico dal basso (le trincee), emotivo, morale e tecnico (inconfondibili armonizzazioni) senza pari in Europa, mai sufficientemente valorizzato.
Sono anni che frequento festival di quel mondo, e ne esco sempre scornato dalla loro potenza emotiva e statura motivazionale. Lontani e obsoleti i Death in June a confronto per quanto vicini nel Cuore. Miope che tal patrimonio non possa sposarsi e rilanciarsi con linguaggi contemporanei che ha uguali sentimenti. Questa era la visione.
Unire ancora una volta mondi apparentemente lontanissimi, ma necessitanti, a vicenda. L’uno per la mancanza di vitalità e svilente condizione museale, l’altro per tragica assenza del Sacro.
Dettaglio tecnico che ritengo evidenziabile, è l’aspetto ritmico sviluppato per tutto l’album, ovvero l’inedito utilizzo dei suoni mutuati dalla diagnostica per immagini in medicina Nucleare. Tramite medico sodale, abbiamo celatamente registrato una sessione di Risonanza Magnetica al cuore su una paziente, poi c/o Morphing Studio abbiamo montato, tagliato, pulito e stretchato, creando suoni e loop come ci servivano.

Una curiosità. Mi chiedevo se gli ex membri dei Disciplinatha siano riusciti a sentire l’EP e a dare un loro parere (Valeria esclusa, ovviamente, visto che partecipa!).
Marco: Alcuni hanno avuto modo di ascoltare e hanno approvato, altri non si sono espressi.

Cristiano, hai modificato il tuo approccio al canto. In “Primigenia” eri “più cantante”, permettimi questo virgolettato, mentre ora sei più declamatore. Esigenza, necessità, disinteresse?
Credo si tratti di un insieme di cose: in realtà un approccio vocale di tipo declamatorio è sempre stato una mia prerogativa, fin dagli esordi. Sicuramente “primigenia” è stato il momento nel quale il mio modo di cantare si è avvicinato maggiormente alla concezione di “cantante” per come viene intesa dai più; parliamo comunque di un lavoro uscito 23 anni fa. Considerando le atmosfere, il sound ed i testi del nuovo lavoro, ho ritenuto che l’approccio vocale più interessante ed efficace fosse quello declamatorio, ma un declamato gestito in modo più compassato e “distaccato” rispetto al tipo di voci utilizzate ad esempio in “abbiamo pazientato 40 anni ora basta”. Bisogna inoltre considerare che oggi, a 52 anni, la mia voce è “diversa” rispetto a quella di 30 e passa anni fa, cosa con la quale ho dovuto fare i conti. Ma ti dirò, la preferisco ora, la trovo più profonda ed espressiva. Forse è una delle prime volte in cui ascolto un mio cantato senza rimanerne sdegnato …

I Disciplinatha sono stati “meritevoli” addirittura di un documentario su di loro, segno che qualcosa d’importante è stato fatto e rimane nel tempo così come vale la pena di essere raccontato. Il tesoro che avete lasciato a questa patria (giusto per fare una citazione), con il passare degli anni, pensi che possa ancora di più acquistare valore? E, mia curiosità, prima del concerto del 2012, avete mai avuto nostalgia dei Disciplinatha?
Dario: Noto con piacere che i nostri riconoscimenti sono maturati maggiormente dopo, rispetto a quando si era attivi. Almeno in consapevolezza e comprensione della proposta.
Nel mondo culturale o dell’arte a volte va così. Penso a Pasolini, che si è preso ostracismi da tutte le parti, ed oggi per differenti motivi, viene cavalcato dai nipoti dei bigotti del suo tempo. Non mi fraintendere, era un esempio per tutti, non paragonerei mai il nostro operare con le gesta del profeta detrattore della modernità e al contempo primo e genuino pre Radical Chic.
Non sta a me giudicare se abbiamo fatto qualcosa di utile, ma di onesto e coraggioso si. E anzi, fin troppo moderati..
Riguardo la ‘’reunion x una notte’’ di fine 2012, sperando di esser onesto con me stesso e, conseguenzialmente con chi mi legge, credo di non aver mai avuto nostalgie. Prova ne è che non è seguito un prevedibile e di sicuro riscontro reunion tour come da regola….
Ma soprattutto non ho nostalgia del mondo che ho lasciato, dell’aria viziata’’ che respiravo.

Ma perché ancora i disciplinatha non sono su Spotify?
Dario: Dovresti chiederlo alla maggior società di distribuzione digitale nazionale, la quale autotutelante, nel 2016 ci dichiara che oltre ai primi dischi, anche l’album “Mondo Nuovo” e “Primigenia” contengono espliciti riferimenti al fascismo, quindi contrari alla ‘’Policy’’ (ogni deformazione contemporanea, recita sempre l’idioma della finanza) di Itunes ed altri.
Quindi inopportuni.
Non ridere. La situazione è tragica, ma non seria.
Riflessione: un De Andre’ o Battiato della prima ora, troverebbero discografica oggi, Pasolini di “Salò”, o il Bertolucci di “Ultimo tango a Parigi” troverebbero produzione/distribuzione?
Cosa penseranno di noi tra 30 anni, dell’oscurantismo odierno, dell’abbraccio mortale, creatosi dopo l’89 a sintesi del peggio dei decenni precedenti, ovvero moralismo Rosso e neo liberismo economico?
Al di là del nostro insignificante episodio, tutto ciò rivela una realtà più oscura, ovvero l’inconsistenza, la debolezza e liquidità dei nostri cosiddetti ‘’valori fondanti’’.
Diversamente il proibire le parole, sanzionare spillette, oscurare canzoni etc, sarebbe un’opzione nervosa dalla quale ben astenersi se forti dei propri valori.
Il Re è nudo, e mi sovviene l’Urss di fine anni ‘70, quando quel sistema si apprestava a perdere appeal sulle nuove generazioni, e pensò bene di arginare infezioni occidentali bannando i dischi dei Bealtles
Il risultato fu che si trovavano al mercato nero, clonati a cazzo su lastre radiografiche.
Il paradosso, è che i sacerdoti del politicamente corretto, ovvero le attuali elites e timonieri del pensiero collettivo, sono in molti casi quella generazione che da universitari, lanciava molotov gridando ‘’Vietato vietare’’.

Dish-Is-Nein e Contempo. Direi che non ci poteva essere soluzione più bella, no?
Marco: Contempo è un’etichetta storica di grande rilievo, che sa muoversi nel settore con grande esperienza e qualità del prodotto finale. Questa considerazione unita ad un ottimo rapporto umano e un grande interesse da parte dei gestori verso il nostro lavoro, ci ha convinto che fosse al momento l’etichetta che meglio potesse produrci.

Ovviamente ci si chiede se potremo vedervi dal vivo?
Cristiano: E’ prassi consolidata che una band, dopo la pubblicazione di un nuovo lavoro, organizzi una serie di eventi per presentare l’album dal vivo. Poi, noi siamo sempre stati una realtà “atipica” all’interno del panorama musicale indipendente; ad esempio non è un caso che Disciplinatha abbia cessato di esistere proprio nel momento nel quale “i più” avrebbero spinto sull’acceleratore per fare il “salto definitivo”. Sicuramente per chiunque faccia musica, la dimensione live è quella probabilmente più coinvolgente e gratificante, ma a patto che si creino le condizioni necessarie per poter presentare uno show che possa, in toto, rispecchiare le attitudini artistiche e comunicative della compagine artistica. Se matureranno le condizioni che ci permetteranno di portare davanti al pubblico il concept attorno al quale è nato il nuovo progetto Dish-is-Nein allora sì, sarebbe bello calcare nuovamente un palco…questo per dire che al momento si tratta di un discorso ancora prematuro.

Ragazzi, io vi ringrazio tantissimo per la disponibilità. Cristiano, tu sei anche produttore e la tua mano, anche come musicista, è presente anche in altri dischi, non solo il vostro EP. Mi chiedevo se in questo 2017 ci sono stati dei progetti a cui hai partecipato, sotto diverse forme, che ti hanno particolarmente emozionato.
Cristiano: Sicuramente non posso non menzionare “del mare la distanza” il nuovo lavoro di Miro Sassolini; un album che mi ha visto sia nelle vesti di compositore delle musiche insieme a Federico Bologna, ex Technogod ed Omega Tribe (che ha collaborato anche in alcune tracce dell’album dei D-I-N), che di produttore e tecnico del suono oltre che come chitarrista. Parliamo di una delle icone della new wave italiana degli anni 80, quindi si è trattato di un lavoro lungo, a tratti anche faticoso, ma certamente stimolante e gratificante. Attualmente, otre ad essere impegnato con la promozione dei Dish-is-Nein, sto lavorando ad un progetto che esula da quelle che sono le mie abituali competenze: sto curando la direzione artistica di un festival musicale che si terrà presso Zona Roveri Music Factory a Bologna il 27 e 28 aprile 2018. Si tratta della prima edizione del Neuropa festival, una due giorni “nera”: new wave, dark, industrial … al momento abbiamo avuto le conferme da Gang of Four, New Model Army, Young Gods e Client. Conto a breve di ufficializzare anche la partecipazione di un nome di spicco della scena “italica”… ma al momento non posso ancora dirti nulla, comunque la line up è già piuttosto nutrita credo. E’ una scommessa perché questo tipo di manifestazioni generalmente si fanno in Europa (Germania in testa) … l’Italia, purtroppo, è sempre stata tagliata fuori da questo genere di eventi … l’idea sarebbe quella di creare “un modello” che possa essere ripetibile anche nei prossimi anni a venire … un brand che entri stabilmente nel circuito dei festival europei del genere … staremo a vedere.

 

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