CONDIVIDIAMO MUSICA PER SALVARE IL MONDO. INTERVISTA AI NOHAYBANDA.

 
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6 gennaio 2018
 

Innovazione non è una parola vuota e buona da usare solo negli slogan pubblicitari, politici o di altra natura. Il 2.0-3.0-4.0 o come volete chiamarlo va applicato quotidianamente nell’arte e i Nohaybanda riescono a farlo in musica, partendo da un genere impossibile da definire e da una grande capacità nell’improvvisazione. Nella nostra intervista abbiamo parlato non solo di musica ma anche di arte, diritto d’autore e delle loro fonti costanti di ispirazione. Anche se esprimono una sorta di pessimismo intorno al nostro momento artistico, il lavoro uscito nel 2017 testimonia che nel nostro paese c’è aancora in grado di sfornare album diversi e da amare.

Da dove è arrivata la scelta di registrare tutto al primo colpo, in presa diretta?
In realtà cerchiamo sempre di registrare in presa diretta, anche con le altre band in cui suoniamo; la musica è qualcosa che nasce insieme e spesso questa moda/esigenza moderna di registrare separatamente crea degli artefatti troppo innaturali sia nei suoni sia nelle emozioni e si rischia di appiattire tutto a discapito della dinamica; questo avviene soprattutto in progetti come il nostro in cui c’è anche una buona parte di interplay e improvvisazione e sarebbe difficile ottenere un risultato convincente senza una presa diretta.

La proprietà intellettuale di arti e saperi è sempre contro la libertà e l’evoluzione dell’essere umano. Cosa pensate del diritto d’autore? Nel 2018 (o quasi) è ridicolo arrogarsi un diritto del genere?
Il problema è molto più grande del diritto d’autore e riguarda il concetto di privatizzazione delle idee che è una marcia indietro nei confronti di una visione più ampia dell’umanità, fatta di condivisione e collaborazione; è in base a questa proprietà privata delle idee che si cambia il valore reale delle cose; è per questo che i farmaci generici (equivalenti e molto più economici) possono essere messi in commercio solo a a brevetto scaduto del costoso farmaco di marca (pensa se Fleming avesse brevettato invece di condividere la scoperta della penicillina!!), è per questo che il meccanico di fiducia ti dice di aspettare a cambiare il pezzo che tra poco possono mettere sul mercato i pezzi “commerciali” che costano meno della metà e sono identici, è per questo che oltre 3000 scienziati hanno firmato la petizione “Il costo della conoscenza” contro Elsevier e a favore della divulgazione scientifica ecc…Se non diamo il buon esempio almeno noi artigiani della musica underground siamo messi proprio male!

Negli anni novanta è nato un movimento di net.art, degli artisti innovatori si sono ispirati alla rete prendendone spunto per fare sperimentazione e rinnovare l’arte. Cosa pensate del concetto di rete e come è collegato per voi all’arte e alla musica?
La rete è una cosa bella e indispensabile, con la mentalità odierna però il rischio è sempre quello di favorire l’apparenza, il bravo manager, il costoso ufficio stampa, la grande scialba azienda della fuffa a discapito del piccolo e meticoloso artigianato locale!

Come esce il jazz dai club e finisce sui social? Che impatto hanno avuto le varie piattaforme sociali su dei generi più di nicchia?
Onestamente siamo troppo poco jazz per saperlo!!!

Sicuramente i generi di nicchia ne hanno beneficiato più del mainstream!! Infatti grazie ai social è stata possibile la divulgazione di cose veramente introvabili e in alcuni casi irrealizzabili senza la semplicità con cui oggi si può produrre musica e metterla on line.

Pensate che la musica italiana stia vivendo un ottimo momento?
Siamo al minimo storico in tutti i campi artistici, capisco sia difficile arrivare a fine mese ma si è abbassata troppo la qualità delle proposte. Una delle cose più viste in televisione è stato il documentario pro Padre Pio e con questa schiacciante maggioranza dove possiamo mai andare?

Voi siete un gruppo d’avanguardia. Come vi sentite ad innovare in questa società e cosa significa farlo?
Penso semplicemente che non siamo degli innovatori!! Proviamo a fare bene quello che ci piace cercando di vivere al passo con i tempi e il problema è che la cultura dominante è ancora incastrata all’etica di 2017 anni or sono e quindi sembriamo innovativi. Pensa che in alcune nazioni siamo normalissimi professionisti del settore!

Perché come titoli delle tracce avete scelto delle sigle, cosa indicano?
Sono 7 tracce composte da sigle di 3 lettere che ne riassumono alcune caratteristiche. Inoltre sono anche 7 le sezioni differenti del volto di bambola concavo in silicone che compongono l’artwork del disco, e queste sigle ci facevano pensare ai nomi di questi 7 differenti personaggi.

Per concludere vorrei chiudere con una piccola previsione. Le vendite di dischi come prodotto fisico, come possono tornare a crescere nel 2018? Quale strategia usereste?
Sicuramente è un momento difficile. Tutti possono stampare un cd e infatti lo fanno perdendo così la meraviglia di quel prodotto raro, unico e magico, da sentire e risentire, come i capolavori di quando l’industria dell’audio era qualcosa di tecnico e innovativo in se! Questo è uno dei motivi per cui c’è stato un ritorno al vinile, con tutti i controsensi del caso visto che tutti registrano in digitale e quindi non sentiamo più la famosa calda onda analogica nemmeno sul vinile anche se molti sono convinti del contrario!

Noi nel nostro piccolo abbiamo riscontrato un notevole aumento nelle vendite di questo nuovo album grazie a questo artwork in silicone fatto totalmente a mano, con illusione ottica, timbrati manualmente uno ad uno e dal peso di circa 300 grammi!

 

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