GRUNGE: LA TOP 10 BRANI

 
8 gennaio 2018
 

Tre mesi fa è uscito per Arcana l’edizione aggiornata di un libro imprescindibile per tutti coloro che amano non solo il grunge, ma direi tutta un’estetica rock oltremodo difficile da ritrovare ai nostri tempi: “Grunge. Il Rock dalle strade di Seattle”, scritto da Claudio Todesco, una delle più illustri firme del giornalismo musicale italiano. L’ampliamento della sua opera, già edita nel 2011 da Tsunami Edizione si era reso necessario anche alla luce di alcuni avvenimenti dolorosi che hanno investito alcuni tra i principali protagonisti di quella mitica scena, il più celebre di questi Chris Cornell, che ci ha lasciati a maggio di qust’anno.

Da buon 40enne cresciuto in provincia a pane e musica, affascinato in età adolescente dalle liriche e dalle musiche di molte della band di Seattle e dintorni, tra le pagine del libro ho rivissuto echi di quel periodo che non potrà mai più tornare.

Ecco quindi la mia top ten dei migliori brani grunge.

Ps: nella mia graduatoria ho indicato un brano per ogni artista.

10) Tad – Helot

1989, dal disco “God’s Ball”

La faccia “sporca” del grunge, un gruppo veramente mai sceso a compromessi, nemmeno dopo la tardiva firma con una major. Qui agli albori del fenomeno, la band guidata dal corpulento Tad Doyle pubblica un disco dal titolo balsfemo (“God’sBalls”), scaricando rabbia e furore. Nel 1989 dividevano bus tour e prime esperienze oltre Oceano con i futuri “divi del Rock” Nirvana ma all’epoca i sogni di grandezza erano appunto tali.

9) Mother Love Bone – STARGAZER

1990, dal disco “Apple”

E’ davvero triste la vicenda dei Mother Love Bone, nata (come i Mudhoney) dalle ceneri dei pionieri Green River. In questa nuova formazione confluirono i futuri Pearl Jam Stone Gossard e Jeff Ament, ma a colpire l’immaginario e l’ascoltatore erano le doti canore e il fascino istrionico del vocalist Andrew Wood, primo “martire” del grunge. Di quella che sarà la futura miscela sonora che caratterizzerà il Seattle Sound in fondo tra le pieghe dell’album postumo “Apple” vi è poco, ma restano le ultime testimonianze di un grande talento morto a soli 24 anni.

8) Screming Trees – NEARLY LOST YOU

1992, dal disco “Sweet Oblivion”

Ancora più periferici degli altri protagonisti di questa rassegna, gli Screaming Trees, anche a livello musicale verranno inseriti un po’ forzatamente nel calderone. La voce potente e profonda del leader Mark Lanegan saprà regalare specie nel nuovo millennio album di rara intensità. In un pezzo come “Nearly Lost You” tratto da “Sweet Oblivion” sapranno in qualche modo godere della magica annata 1992, momento topico per l’esplosione su vasta scala del fenomeno grunge. Loro però appunto saranno “periferici” anche al successo di massa

7) Stone Temple Pilots – PLUSH

1992, dal disco “Core”

Se poteva sembrare fuorviante ritrovare tra questa lista un gruppo come gli Screaming Trees, nondimeno la cosa dovrebbe valere per gli Stone Temple Pilots guidati dall’inquieto Scott Weiland. Infatti, sin dall’album di debutto “Core” (anno di grazia, ’92) da cui traiamo per la nostra lista questo potente singolo, vennero accusati in qualche modo di sfruttare l’onda musicale del momento, e in sostanza di salire sul carrozzone. Più di 20 anni dopo la storia, ahimè, dimostrerà che i tormenti e le angosce di Weiland erano assolutamente autentici e magnificamente tradotti in musica.

6) Mudhoney – TOUCH ME I’M SICK

1988, dal disco “Hype!”

Semplificando, tutto (o quasi) partì da qui, perchè un brano come questo dei Mudhoney, urlato, vomitato, gettato addosso all’ascoltatore non si sentiva da tempo, certo non nel troppo spesso patinato e grottesco rock del periodo. Siamo infatti nel 1988 e, anche se Mark Arm e soci non raccoglieranno mai davvero i frutti di questa mina vagante lanciata nel panorama musicale, è innegabile che seppero (inconsapevolmente) definire tutto ciò che poi finì ai posteri: stile, attitudine, poetica e grande musica, vera e sentita. Rimanendo al contempo delle persone “normali”, tornati al rassicurante (e più congeniale) ovile dell’etichetta Sub Pop dopo l’abbaglio major.

5) Soundgarden – BLACK HOLE SUN

1994, dal disco “Superunknown”

La band di Chris Cornell, il cui eco della tragica fine si sente ancora vivido in lontananza, non poteva certo mancare in questa classifica.Tra i primi a varcare i confini statali, approdati su una major sin dal 1989, non dimenticarono mai in realtà le loro origini. E se c’è un artista che rimarrà indissolubilmente legato a Seattle, beh, quello è proprio il carismatico leader dei Soundgarden. Vicini a sonorità hard rock e persino metal, bastava ascoltare con attenzione i versi di Cornell per capire che il topos letterario era tutt’altro, e vicinissimo invece a ciò che muoveva l’animo di tanti coevi protagonisti della scena cittadina. Il successo di massa, quello che li farà conoscere in tutto il mondo arriverà con il loro pezzo più arioso, melodico ma non per questo meno intenso della loro fortunata carriera.

4) Temple Of The Dog – HUNGER STRIKE

1991, dal disco “Temple Of The Dog”

Canzone stupenda dei Temple of The Dog, dall’albumomonimo di un gruppo (anzi, supergruppo come verrà presto definito visto che all’interno vi confluiscono membri di Soundgarden e Mother Love Bone)nato dall’amore e dalla vicinanza con Andy Wood, da poco scomparso. In questo singolo si amalgamano in maniera superlativa le complementari voci di Cornell e di un semi esordiente Eddie Vedder, destinato nel giro di breve tempo a diventare leader dei Pearl Jam e a scrivere un altro pezzo di storia della musica americana degli anni ’90.

3) Alice in Chains – WOULD?

1992, dal disco “Dirt”

Gli Alice in Chains sono il gruppo che almeno musicalmente è quello più distante dal rock alternativo Americano impostosi nel decennio dei ’90. Eppure nessuno oserebbe metterne in discussione la loro “credibilità” all’interno della scena, che anzi, hanno contribuito a forgiare, limare, caratterizzare. Tutto l’album “Dirt” tra cui è tratto questo singolo, è un grido lancinante di dolore trasportato e metabolizzato in musica dallo sfortunato leader Layne Staley, consumato tragicamente dalla tossicodipendenza a poco meno di 35 anni.

2) Pearl Jam – Jeremy

1991, dal disco “Ten”

Sono passati più di 25 anni e i Pearl Jam sono ancora qui,posizionati come alloranei gradini più alti del rock mondiale: sono forse l’unica sigla ancora associabile a una musica che prende vita dai grandi classici e la declina in chiave contemporanea per arrivare al cuore di intere generazioni, in ogni angolo del globo. Non si sono mai snaturati i 5 “ragazzi” e hanno continuato a sfornare dischi in cui magari l’ispirazione va e viene, ma di certo non l’onestà intellettuale e la passione. E in un brano epocale come “Jeremy”, tratto dal leggendario debut album “Ten”, l’ispirazione viaggiava a livelli altissimi.

1) Nirvana – SMELLS LIKE TEEN SPIRIT

1991, dal disco “Nevermind”

Non poteva che finire questa canzone dei Nirvana in cima alla nostra lista. Inevitabile, scontato, quasi banale, ma in fondo bastarono pochi accordi iniziali di “Smells Like Teen Spirit” per capire che si trattava della canzone “perfetta”, a segnare non solo una scena, ma un’epoca intera. Ci sarà nella storia recente della musica un “pre- Nevermind” e un “post- Nevermind”. Kurt Cobain aveva già abbondantemente, se vogliamo, messo in versi il suo mondo interiore, utilizzando al più immagini e metafore. In questo singolo trova le chiavi giuste per aprire non solo il suo di mondo, ma anche quello di milioni di persone che potevano avvertire magari solo in parte lo stesso malessere, o comunque un sentire comune. E quando accade questo, è un gran sollievo.

 

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