SHAME
Songs Of Praise

[ Dead Oceans - 2018 ]
7.5
 
Genere: rock-post punk
 
15 gennaio 2018
 

Forse la stampa avrebbe preferito venderceli come i nuovi Libertines, magari la casa discografica stessa, ma poco importa, sicuramente pare esserci maggior voglia di sporcarsi le mani (anche e sopratutto nei testi, così spietati, a tratti, nel delineare una realtà sociale, umana e politica, decisamente poco felice sotto tutti i punti di vista) rispetto a un sacco di altre band attuali made in UK e questo non è di poco conto. Ci osservano con sguardo truce, fanno i sarcastici, sghignazzano ironici e quando serve sanno incazzarsi e urlarci in faccia una rabbia e una cattivera che colpisce nel segno, questi in soldoni sono i londinesi Shame, che emergono un po’ dallo stesso sottobosco di una band come Fat White Family e che in dieci giorni hanno registrato un disco dalle coordinate post-punk solido e diretto.

Charlie Steen è sapiente intrattenitore, modula la sua voce, sa essere teatrale, declamatore, versatile intonatore di strofe e catalizzatore di quell’energia vibrante che i suoi compagni d’avventura fanno esplodere con trame chitarristiche decisamente significative, che si abbeverano a svariate fonti, dai Fall ai Fugazi passando anche per l’oscurità di Nick Cave and The Bad Seeds. Nel disco non si respira mai aria sana, c’è sempre qualcosa di oscuro, come un pericolo in agguato (l’apertura di “Dust On Trial” è più che esplicativa), o semplicemente una tremenda puzza di sudore, sigarette e vita vissuta in pieno, anche nei momenti che potrebbero risultare più accattivanti e melodici (“One Rizla”). Anthem che si fanno strada a spintoni e testate che fanno male come “Tasteless”, ipnotica e capace di entrare nel cervello neanche fossero gli Horrors o il climax deragliante di “Lampoon”, ma poi ecco che i nostri sono quasi accattivanti, tra Stone Roses, madchester e Campag Velocet in “Friction”: ci sanno anche sorprendere gli Shame e questo aspetto ci piace assai.

Dal vivo con premesse simili sarà impossibile non uscirne con qualche severa contusione, ma saranno ferite di guerra da mostrare con piacere. Disco che merita attenzione!

Tracklist
1. Dust On Trial
2. Concrete
3. One Rizla
4. The Lick
5. Tasteless
6. Donk
7. Gold Hole
8. Friction
9. Lampoon
10. Angie
 
 

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