IL RITORNO DOPO I PIPERS: UNA CHIACCHIERATA CON STEFANO DE STEFANO CHE CI PRESENTA IL NUOVO PROGETTO AN EARLY BIRD

 
16 Gennaio 2018
 

Si chiama “Warning Signs” il primo singolo di An Early Bird, in uscita a fine gennaio. Dietro a questa sigla in aparenza sconosciuta, si nasconde invece un volto noto a chi segue l’indie guitar-pop italiano, ovvero Stefano De Stefano, già protagonista negli ottimi Pipers. Il brano, primo assaggio di un disco che arriverà nel corso di quest’anno, ci piace e ci ha fatto venire voglia di scambiare due chiacchiere via mail con Stefano, che ha gentilmente risposto.

Ciao Stefano, come stai? Da dove ci scrivi?
Sto bene grazie. Ti scrivo da un bar di Milano appena tornato da Liverpool, dove sono andato a trovare un po’ di ispirazione.

Allora, primo assaggio come An Early Bird, come ti senti? Immagino che, nonostante tutto, l’emozione dell’esordio ci sia sempre, o sbaglio?
L’emozione esiste ogni volta che viene pubblicato qualcosa perché é sempre una ideale stretta di mano diversa, con uno spaccato di vissuto che nel frattempo è accaduto influenzando la tua musica. È sempre un piacere provare questo tipo di emozione.

Un biglietto da visita malinconico e quasi autunnale, verrebbe da dire questo tuo primo brano sotto il nuovo nome. E’ indicativo di quello che andremo a sentire nell’album d’esordio?
“Warning Signs” è sicuramente uno dei brani che più sento vicini in questo disco, dentro c’è il folk rock ma anche una certa vena solenne e tesa che ho provato a tradurre in arrangiamento. Ballad con un ritornello solido, una atmosfera acustica ma con sezione ritmica essenziale e archi: mi sembrava insomma un buon biglietto da visita anche se nel disco trova spazio anche un folk etereo e avvolgente.

Quanto ci sarà dell’esperienza dei Pipers nella tua musica da solista? Non dico solo musicalmente, ma anche in termini di gestione e di approccio…
La scrittura è sempre mia ma diciamo che qui troverete le cose che non avrei fatto con la mia vecchia band, un po’ perché le sentivo più da cantautore e meno da band e un po’ perché in fondo ho sempre saputo che a un certo punto avrei iniziato a camminare da solo.
Per quanto riguarda l’approccio, proverò a guardare più fuori che qui e non per snobismo: tutto quello che potevo fare in Italia con i Pipers ho provato a farlo e ora che sono da solo posso permettermi di cercare ed esplorare un po’ l’Europa.
Questo non significa che non suoneró il disco in alcune date italiane, o che non farò conoscere alle persone che mi hanno sempre seguito le canzoni che ho tirato fuori a questo giro.

Nel brano fa capolino anche una voce femminile, chi canta con te?
Si chiama Georgiana Craciun, è una persona dalla forte sensibilità artistica e onnivora nei confronti dell’arte: le ho chiesto di cantare in diverse canzoni del disco perché ha una bellisima voce e penso che i brani ne avrebbero risentito in meglio.

Spesso con i Pipers ricorreva la parola magica “britpop”. In un mio articolo su Indie For Bunnies ho fatto notare che in questo 2017, tra ritorni vari anche illustri, il britpop degli anni ’90 pare più vivo che mai. Cosa ne pensi?
Penso che gli eterni ritorni ci sono sempre, anche se questo non è il momento del britpop perché l’interesse, almeno qui in Italia, è ancora sui rapper e sui cantautori indie sull’asse Roma-Milano.
In ogni caso, quello che doveva dirlo il british pop lo ha già ampiamente detto.

Ho letto che il debutto live del tuo progetto è stato supportando i Sodastream. Adoro quei ragazzi! Come li hai trovati dopo tanti anni di assenza dalle scene?
Li ho trovati gentili, con i piedi per terra e con quell’aria da chi sentiva di dover tornare un attimo in scena per dovere nei confronti della propria arte.
Ordinary people, genuini, non certo rockstar ma con l’ultimo disco sulle spalle discretamente bello.

Viene inevitabile chiedere…meglio il disco di Liam o quello di Noel?
Abbiamo detto il ritorno del britpop no?
Liam senza ombra di dubbio, canzoni solide da far cantare alle gente e tanta arroganza da contratto. È quello che vuole il suo pubblico no?
Noel ha fatto un disco compositivamente mediocre.

Grazie ancora Stefano, chiudiamo con un classico…le ultime parole famose…
Non proverò a cercare una label qui in Italia.

 

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