OGGI “MOON SAFARI” DEGLI AIR COMPIE 20 ANNI

 
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16 Gennaio 2018
 

Alle porte del nuovo millennio due giovani di Versailles, Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel, lasciarono la terra per avventurarsi in un safari lunare a bordo di una chiccosissima astronave dagli interni minimal e retro-futuristici, a metà strada tra l’Enterprise del capitano Kirk di “Star Trek” e il Korova Milk Bar di “Arancia Meccanica”. Sulla carta una missione complessa e apparentemente impossibile per gli esordienti Air: riportare in auge il pop vintage più raffinato e di classe, evitando la trappola manierista grazie al romantico flirt con un’elettronica mai troppo invadente e a un approccio “cinematografico” mutuato da maestri quali Piero Umiliani, Francis Lai ed Ennio Morricone. I risultati di questa vera e propria esplorazione musicale/spaziale vennero raccolti nel gennaio 1998 in “Moon Safari”, il fenomenale debutto degli Air che in poche settimane trasformò i due timidi musicisti francesi da emeriti sconosciuti in atipiche superstar da milioni di album venduti in tutto il mondo.

Il successo di “Moon Safari” arrivò nel pieno dell’epoca d’oro del french touch: appena dodici mesi prima i connazionali Daft Punk avevano dato alle stampe “Homework”, frutto di una formula vincente di loop e sample che negli anni a venire sarebbe stata ripresa da innumerevoli epigoni. Tra questi non vi sono mai stati gli Air che, a esclusione del massiccio utilizzo di vocoder, hanno poco in comune con i celebri colleghi parigini. Nell’elettronica di Godin e Dunckel lo spazio per campionamenti e spunti danzerecci è ridotto all’osso; il desiderio del duo non è far ballare, bensì far sognare e innamorare i propri ascoltatori. Una volontà che si nasconde dietro lo stesso nome Air, acronimo per Amour, Imagination, Rêve (Amore, Immaginazione, Sogno in italiano). Sono essenzialmente questi tre gli ingredienti alla base dei dieci brani raccolti in “Moon Safari”, un elegantissimo omaggio alla musica pop dei decenni precedenti; un contenitore delle fantasie e delle ambizioni dei suoi compositori che, come ricordato da Dunckel in un’intervista al quotidiano britannico “The Guardian” nel maggio 2016, lavorarono duramente per rendere il loro esordio un successo in grado di tirarli fuori da situazioni economiche non semplicissime. Trainato dall’irresistibile giro di basso ipnotico di “Sexy Boy” e da quello saltellante di “Kelly Watch The Stars”, “Moon Safari” mette in luce la vera natura degli Air quando si allontana dallo stile più ballabile e moderno delle sue due monumentali hit. Brani strumentali come “La Femme d’Argent”, “Talisman” e “Le Voyage de Pénélope” sono esempi di maestria compositiva imbevuti di bossa nova, jazz, chillout, easy listening e psichedelia; un piccolo antipasto di musica da film prima dell’ottima prova, due anni più tardi, con la colonna sonora per “Il giardino delle vergini suicide” di Sofia Coppola. Nella robotica “Remember” e nella malinconica “New Star in the Sky” Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel nascondono le loro fragilissime voci dal forte accento francese dietro vagonate di effetti e synth analogici. Altrove lasciano volentieri il microfono alla più esperta cantante statunitense Beth Hirsch (all’epoca vicina di casa di Dunckel) che, con il suo timbro caldo e avvolgente, dona grande sensualità alle già di per sé bollenti ballate pop “You Make It Easy” – un piccolo omaggio ai raffinati anni Ottanta di Sade e Hall & Oates – e “All I Need”, altra canzone simbolo del duo francese che non può non aver ispirato gli episodi più rilassati di artisti come Zero 7 e Röyksopp. La delicatissima “Ce matin-là”, esplicito tributo alla leggerezza di Burt Bacharach, corrisponde al momento più sontuoso del disco, con tanto di corno a suonare il tema e orchestra registrata negli studi di Abbey Road a Londra.

Schiacciata tra le chitarre del grunge e la carica del britpop, la dolcezza elettronica di “Moon Safari” rappresenta una sorta di unicum per quanto riguarda la ricchissima scena musicale di fine millennio. Un capolavoro sospeso in una sognante atemporalità, nel quale suoni tipici del passato vengono recuperati e reinterpretati in chiave moderna e “spaziale” senza mai incorrere nel rischio di stucchevolezza o noia.

Air – “Moon Safari”
Data di pubblicazione: 16 gennaio 1998
Tracce: 13
Lunghezza: 43:35
Etichetta: Virgin, Caroline, Parlophone, Astralwerks
Produttori: Air

Tracklist:
1. La femme d’argent
2. Sexy Boy
3. All I Need
4. Kelly Watch the Stars
5. Talisman
6. Remember
7. You Make It Easy
8. Ce matin là
9. New Star in the Sky (Chanson pour Solal)
10. Le voyage de PénélopeNotes

 

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