OGGI “THE MODERN DANCE” DEI PERE UBU COMPIE 40 ANNI

 
26 gennaio 2018
 

Proviamo a fare uno di quei giochini del paradosso: togliamo The Modern Dance alla storia della musica e vediamo che succede.
Beh, subito vediamo sparire Doolittle dei Pixies e quasi tutta l’opera dei folletti di Boston. A ruota sparirebbe anche “Nevermind” dei Nirvana, tirandosi dietro le Breeders, gli Slint, forse anche gli Shellac. Per non parlare di “Goo” dei Sonic Youth.

Insomma siamo di fronte ad uno degli album più sottovalutati di tutti i tempi, germinale e fondamentale per quasi tutto quello che di buono abbiamo ascoltato negli anni 90 e anche oltre. Credo che alla fine sia stato “capito” solo molto dopo la sua uscita.
Non so se conoscete i Pere Ubu, da Cleveland, Ohio, USA.
Si formano nel 1975 per mano di David Thomas e Peter Laughner che lascerà subito la band. Il nome lo devono ad una maschera del commediografo francese Alfred Jarry, dal nome Ubu Roi, rinominata padre Ubu, in francese Pere Ubu.
Hanno pubblicato la bellezza di 24 album fino ad oggi, ma più importante è il contributo nascosto che hanno dato alla storia della musica, senza i quali gran parte delle band che ci fanno impazzire ancora oggi, non avrebbero avuto quel sound.
Si tratta di un suono scarno, destrutturato, che va dal new wave al punk. Con pause minimaliste e break di chitarre pesanti.
Quel seme nasce nel 1978 con il primo album della band, The Modern Dance, del quale celebriamo i 40 anni oggi.

L’album si apre con 30 secondi di sibili e rumorini vari, giusto per far capire da subito che ci si sta per addentrare in una nuova dimensione della musica dance, fatta di psichedelia, di garage rock, di punk sfrenato. Riascoltando il brano oggi si nota come non sembri affatto di 4 decadi fa, ma ben più recente. Il brano “Non-alignement Pact” sfocia poi nella title track e che ricorda “She’s Lost Control” dei Joy Division, coevi ma più indietro con le pubblicazioni.
L’opera buffa dei Pere Ubu si manifesta nei due brani successivi, schizofrenici e sbilenchi, fino ad arrivare alla stranissima “Chinese Radiation”, un brano che sembra scritto dai Sonic Youth, che poi accelera in un finto live con tanto di boati del pubblico e termina con un pianoforte destrutturante assieme alla batteria impazzita.
Poi via al punk con la veloce ed isterica “Life Stinks” che ispirerà oltre ai Pixies perfino gli Art Brut.

Infine un trittico di brani sperimentali ed inclassificabili (che piaceranno magari agli Einstürzende Neubauten) ci portano nel gran finale, una “Humor Me” con un ritmo quasi reggae, fatta di chitarre acide e clap-hands irriverenti.
Riascoltando l’album per la recensione mi accorgo di quanto quel sound sembri, con la prospettiva ex-post, familiare ed imprescindibile, e mi fa sperare che ne facciano la classica ristampa in vinile magari colorato, da comprare subitissimamente!

Pere Ubu – “The Modern Dance”
Data di pubblicazione: gennaio 1978
Tracce: 10
Lunghezza: 36:20
Etichetta: Plan 9 Records
Produttori: Pere Ubu Ken Hamann

Tracklist:
1. Non-Alignment Pact
2. The Modern Dance
3. Laughing
4. Street Waves
5. Chinese Radiation
6. Life Stinks
7. Real World
8. Over My Head
9. Sentimental Journey
10. Humor Me

 

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