THE BEAUTIFUL ONES: I DISCHI CHE CI SONO PIU’ PIACIUTI A GENNAIO 2018

 
di
4 febbraio 2018
 

Con un altro mese ormai alle spalle ci concediamo un piccolo ma prezioso recap: The Beautiful Ones raccoglie le uscite discografiche, pubblicate negli ultimi 30 giorni, che più abbiamo apprezzato.


FIRST AID KIT
Ruins

[Because/Warner]
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Is it because my rebel heart? Cantano le due sorelle nell’opening track. Probabilmente è così, sta tutto nel loro ribellarsi nell’animo, non sulla pubblica piazza. Nel saper uscire dai recinti tradizionali del folk americano e del pop scandinavo con stile ma senza rivoluzioni, nel riuscire a commistionarli in modo efficace. Un cantautorato di qualità, che rischia di essere algido ma non lo è mai. Le First Aid Kit insistono sulla loro strada musicale, con grazia commovente e raffinata, con brani ricchi di sfumature e sentimenti.
La Svezia, forse, non è mai stata così glacialmente ribollente di pathos.
[Valentina Natale]

GHOST MUSIC
I Was Hoping You’d Pass By Here
[Arlem]
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John Peel raramente sbagliava quando prendeva una band sotto la propria protettrice ala radiofonica. Questo nuovo progetto di Randall e Lee dimostra quanto lo storico DJ avesse ragione a fidarsi di questi due ragazzi dell’Essex e conferma che, insieme o separati, sono sempre in grado di regalare momenti di dolcezza e qualità, guardando al passato (“My Cloud” è stata scritta da Randall nel 1997) senza rimpianti né nostalgia.
[Valentina Natale]

DISH-IS-NEIN
Dish-Is-Nein
[Contempo]
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Dish-Is-Nein è entità gotica, solenne e maestosa (“La Chiave della libertà”), industriale, robotica (“Toxin”), oscura, cupa, sulfurea (“L’ultima Notte”), pesante, marziale, cattiva, spietata (“Macht Frei”), metallica, rabbiosa, incalzante (“Eva”), funerea e apocalittica (“Finale”). Dish-Is Nein è Allen Jourgensen che incrocia Martin Gore, è l’estasi di Trent Reznor che si sublima in Dejan Knez. Produce un Cristiano Santini in stato di grazia assoluta, con una cura ai suoni pazzesca: se abbiamo la pelle d’oca è merito suo. Partecipano anche Valeria Cevolani (voce storica dei Disciplinatha), Justin Bennet, batterista degli Skinny Puppy e, ancora, il Coro Alpino di Monte Calisio.
[Riccardo Cavrioli]

A GRAVE WITH NO NAME
Passover
[Forged Artifacts]
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Tecnica e dettagli a parte resta l’atmosfera che A Grave With No Name riesce a evocare, la strana sensazione di calma e pericolo imminente sempre in agguato anche nelle cose più familiari e quotidiane. Once Work Is Done For The Day / And Our Cups Are Filled With Wine / I Feel Sleep Gather At The Corners Of My Eyes canta Alexander Shields accompagnato dai dolci accordi di chitarra di “Supper” ricordando un lungo, freddo inverno passato insieme alla sorella aspettando la primavera. Sono momenti come questo che rendono “Passover” un disco perfetto per affrontare questo di inverno, iniziato da poco. Un nuovo capitolo per A Grave With No Name, che conferma quanto la musica di Shields possa essere necessaria a volte.
[Valentina Natale]

SHAME
Songs Of Praise
[Dead Oceans]
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Nel disco non si respira mai aria sana, c’è sempre qualcosa di oscuro, come un pericolo in agguato (l’apertura di “Dust On Trial” è più che esplicativa), o semplicemente una tremenda puzza di sudore, sigarette e vita vissuta in pieno, anche nei momenti che potrebbero risultare più accattivanti e melodici (“One Rizla”). Anthem che si fanno strada a spintoni e testate che fanno male come “Tasteless”, ipnotica e capace di entrare nel cervello neanche fossero gli Horrors o il climax deragliante di “Lampoon”, ma poi ecco che i nostri sono quasi accattivanti, tra Stone Roses, madchester e Campag Velocet in “Friction”: ci sanno anche sorprendere gli Shame e questo aspetto ci piace assai.
[Riccardo Cavrioli]

POP X
Musica Per Noi
[Bomba Dischi]
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Se il passare del tempo è una strana fissazione che in Pop X sta generando nuove frontiere sonore, ben venga questo focalizzarsi, questo scavare a fondo con innocenza e ironia.
“Musica Per Noi”, per offrire un’immagine, è una corsa in un bosco mentre si cerca di acchiappare un coniglietto buffo ma veloce.
Alla fine del disco, alla conclusione del viaggio, noi ci giriamo indietro e capiamo di essere eterni Donnie Darko.
Il disco non permette scelte intermedie, ma solo radicali. I due voti in ballo sono 0 o 10, tornate all’inizio della pagina per scoprire che POP X stavolta ha meritato un bel 10.
[Gianluigi Marsibilio]

GRAHAM COXON
The End Of The Fucking World (Original Songs & Soundtrack)
[autoprodotto]

E’ un Graham Coxon che compone diversi brani strumentali di “semplice” accompagnamento alle immagini e si affida spesso alla chitarra acustica quello che ritroviamo con piacere a sei anni da “A+E”, capace di abbinare momenti di gran energia e divertimento (“Lucifers Behind Me”, “Angry Me”) ad altri più riflessivi (“In My Room”, “Roaming Star”) senza rinunciare a imbracciare la sei corde elettrica quando serve, come nella tagliente “On The Prowl”. Menzione d’onore per la fischiettante “She Left The Light On” e per la conclusiva, dolcissima “There’s Something In The Way That You Cry” che chiude in bellezza un album dinamico, che ricorda “The Kiss Of Morning” mixato con “The Spinning Top”. Ispirato a una serie TV ma perfettamente in grado di camminare con le proprie gambe.
[Valentina Natale]

GLEN HANSARD
Between Two Shores
[RCA]

Un disco pregiato, elegante, a tratti sofferto, di quelli che si insinuano lentamente sottopelle, dove le diverse anime di Hansard si riuniscono assieme, come successo nei precedenti dischi. “Between Two Shores” è un disco onesto, di puro cantautorato. Non possiamo negare la grandezza singolare di questo artista che solo con “Once” è riuscito a uscire dall’Irlanda. Aveva già detto tanto prima. Sta dicendo ancora tanto adesso.
Ieri, oggi e domani
Forza Glen
[Angelo Soria]

BONUS TRACK – DEBUT ALBUM DEL MESE:

STARCRAWLER
Starcrawler
[Rough Trade]
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E se il disco ha una lunghezza totale di solo 30 minuti, allo stesso tempo mette subito le cose in chiaro facendo partire a bomba questo 2018 con una delle band, a mio avviso, più Rock’n Roll ed interessanti del genere. Non fatevi scappare questo album dunque, potrebbe essere un peccato non prenderli in considerazione, e chiedo venia se ho utilizzato spesso il termine Rock’n Roll, ma qui ce n’è veramente tantissimo.
Promossi con ottimi voti.
[Ben Moro]

 

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