5 DISCHI NEL 2017 PER KING GIZZARD AND THE LIZARD WIZARD: ENTRIAMO NEL LORO FOLLE MONDO!

 
8 febbraio 2018
 

Fare una recensione canonica di ogni album dei King Gizzard and The Lizard Wizard uscito nel 2017 non avrebbe dato giustizia a tutto l’underground che pullula nella sua fan base e alle teorie che stanno dietro ogni opera della band australiana.
Quindi direi che l’approccio più anticonvenzionale possibile è l’unica via.

CINQUE ALBUM:
In un’intervista di fine 2016 promettono di rilasciare cinque album nell’arco del 2017, una cosa direi inusuale, anche se ci sono band che sono riuscite a superare questo traguardo come Buckethead oppure Guided By Voices/Robert Pollard.

“Flying Microtonal Banana”, il primo album della cinquina, è uno dei più particolari della band: quello che lo caratterizza così tanto è la sua microtonalitá (in breve la musica orientale). Si ipotizza che l’opera sia ispirata ad Aşik Veysel, compositore turco nato nel 1894 e morto nel 1973, e ciò si può intuire dal pezzo “Sleep Drifter” in cui ci sono delle delle somiglianze a “Kara Toprak”, proprio di Âşık Veysel.
In una parte di un post su Facebook, la band dice: Niente è sacro nella nostra musica occidentale. In centinaia di anni la nostra musica si è de-evoluta con meno enfasi sul ritmo e più attenzione all’ armonica imperfezione.

Se vi è piaciuto “Nonagon Infinity” vi piacerà di sicuro la sua versione ‘hard strong’, ovvero “MOTU” (abbreviazione di “Murder Of The Universe”).
Bestie alterate che si impossessano delle persone, la infinita battaglia tra Balrog e Lord Of Lighting, Han – Tyumi, un cyborg che acquisisce talmente tanta conoscenza da vomitare, fagocitando l’intero universo, condannandolo alla morte.

Il terzo disco del 2017, “Sketches of Brunswick East” esce verso la metà d’agosto, ed è anche la prima collaborazione con la band Mild High Club.
Il nome è ispirato all’album di Miles Davis “Sketches In Spain”, infatti si può quasi definire jazz, anche se la band lo ha rinominato come genere ‘Jazzy’. Nei pezzi, la parte di Alex Brettin è fortemente presente, sembra di ascoltare un album dei Mild High Club ma con qualcosa in più che riesce a farlo diventare un evoluzione delle sue opere precedenti.

“Polygondwanaland”, uno scioglilingua praticamente e anche (a mio parere) l’album migliore della band. Il disco, così come “Flying Microtonal Banana” e “Sketches Of Brunswick East” era già ipotizzato da tempo come futuro album, vedi una foto su Instagram con la chitarra microtonale già nel 2015, “Rolling Stoned” (canzone dell’album jazzy) fatta live insieme ai Mild High Club nel 2015 e perfino una demo di “Crubling Castles” su Soundcloud nel 2014 (si può trovare una versione primitiva di “Fourth Colors” nel video “King Gizzard BOOTLEG HOLIDAY FROM HELL”).
Il gesto più bello che la band potesse mai fare non è solo mettere gratis l’album per tutti, ma anche lasciare a disposizione il master vinile e il master cd, così chiunque volesse venderlo lo potrebbe fare senza troppi problemi. In un post su Facebook, riferito al uscita dell’album, dicevano: Hai mai voluto creare una tua etichetta? Fallo! Impiega i tuoi amici, stampa e spedisci. Questo album non è nostro ma vostro, condividetelo e divertitevi!.

L’ultimo album della cinquina è un minestrone dai singoli più disparati, tra jazz, heavy metal, psych folk e musica microtonale: sto parlando di “Gumboot Soup”, uscito a capodanno. Con quest’ultimo album sono riusciti a mantenere la promessa data.

Il GIZZVERSE:
Qua si va su qualcosa che scotta, perché la band non ha ufficializzato nulla di tutto ciò, ma stiamo parlando solo di teorie dei fan legate agli album, tutt’altro che poco interessanti, perché svelano dei background succulenti su una “trama unica,” spezzettata nei vari album.
Sto parlando del “Gizzverse”, ma, effettivamente cos’è?

Se qualcuno di voi lettori ha mai ascoltato gli ultimi album dei King Gizzard (Da “Nonagon infinity”, del 2016, in poi) avrà notato delle citazioni di brani da altre opere della stessa band.
Partendo dallo stesso “Nonagon Infinity” come esempio più lampante ed accessibile per tutti, possiamo notare delle riprese. In primis la copertina. Se si fa un paragone con “MOTU”, “I’m In Your Mind Fuzz” e “Polygondwanaland”, si possono notare nella foto le montagne, che sono presenti su questi album e il castello, riferimento di “I’m in your mind fuzz”, diventa prerogativa di tutte le copertine, in cui ci sono ancora dei residui architettonici oppure dove sono inglobati in una melma fosforescente.
Dal punto di vista musicale c’è davvero l’imbarazzo della scelta se si ascoltano i dischi con attenzione e profondità. Qualche esempio?

In “NONAGON INFINITY”:
In “Robot Stop” la parte centrale è uguale a “Hot Water” di “I’m in your mind fuzz” e sempre in “Robot Stop”, verso la metà c’è un giro di chitarra microtonale. “Road Train” nel finale ritrova il giro iniziale di “Lonely Steel Sheet Flyer”

In “MURDER OF THE UNIVERSE”:
Tutta la parte centrale dell’album ovvero “Lord of lighting Vs Balrog” è ricca di citazioni a “People Vultures” (“Nonagon Infinity”) e “I’m in your mind fuzz medley”, invece nella traccia “Balrog” si possono trovare gli stessi giri di “Trapdoor” (da “Paper Mâché Dream Ballon”, album del 2015). In “Lord of lightning” i chorus ripetono “Nonagon Infinity”. Nella title track, Han – Tyumi, il cyborg confuso dice verso la fine della canzone: “The cosmic microtone background becomes transparent Like rising damp. Munt soaks into the walls of the cosmos And it topples like soggy bread. I am dark energy accelerating Multiverse. Entanglement I am time”. Ne risulta in primis la citazione nel concetto di microtonalitá già sperimentato dalla band e poi la conferma che la “trama” si apre nel concetto dei multiversi. (Murder Of The Universe è ispirato da molti libri Lovecraftiani è racconti Sci – Fi anni 80″ come si intuisce in un intervista alla voce del gruppo Stu Mackenzie)

In “POLYGONDWANALAND”:
Nella canzone “The Castle In The Air” si può sentire all’inizio della canzone la narratrice di “MOTU” e, solo nel vinile, negli ultimi secondi della traccia “Fourth Color” c’è Han – Tyumi che dice “H E L L O”

Mi fermo qui, visto che volevo solo dare un piccolo assaggio. In realtà anche nei video ci sono dei riferimenti, vi lascio giusto un link, fatevi un giro anche qui.

Ma I King Gizzard And The Lizard Wizard non sono solo dei “trita album”, sono anche un’etichetta indipendente.
Eric Moore, il secondo batterista della band è anche il fondatore e proprietario dell’etichetta Flightless Records, fondata inizialmente al risparmio, infatti spediva i vinili in cartoni della pizza (sono serio, andate sul loro sito, c’è scritto davvero così!).

Adesso l’azienda si è ingrandita, portando band come: Orb, The Babe Rainbow, Leah Senior e perfino i Thee Oh Sees con una collaborazione reciproca con l’etichetta di John Dwyer, la Castle Face.
In più non si limitano solo a questo, ma hanno anche progetti paralleli tra cui: The Murlocs, Pipe-Eye e Love Migrates.

Morale delle favola? Il 2017 è stato un anno molto prolifico per la band (e pensate che stanno già registrando un nuovo album) e, visto che molti altri siti hanno parlato dei King Gizzard in modo “classico”, ho preferito non concentrarmi sul giudizio personale degli album, ma su tutta questa vera e propria sottocultura che c’è dietro. Vi basterà sapere una cosa: sapete perché apprezzo così tanto questa band? Molto semplice, il loro continuo cambiare genere e cambiare volto, dando aspettative sempre più alte ed è questo quello che li contraddistingue. Di sicuro non appassiranno mai in una monotonia decadente (anche se in parte è sia il loro punto di forza che di debolezza).
Adesso l’unica cosa da fare è aspettare il nuovo album, sarà il tanto agognato ‘Vol. 2’ degli album microtonali? Sarà qualcosa di nuovo? Solo il tempo ce lo dirà, ma la fiducia è altissima verso questi pazzi australiani.

Polygondwanaland by King Gizzard & The Lizard Wizard

 

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