CHIUDE L’ULTIMA FABBRICA DI CD IN AMERICA. ECCO UN PO’ DI PENSIERI SPARSI SULL’ARGOMENTO…

 
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26 febbraio 2018
 

E’ notizia di pochi giorni fa che i compact disc non verranno più prodotti negli Stati Uniti. Lo stabilimento di Terre Haute in Indiana, di proprietà della Sony, era l’ultimo rimasto attivo in USA e ora ha chiuso. Ammetto che mi dispiace, anche se sono sicuro che da altre parti del mondo continueranno ad essere prodotti, ci mancherebbe altro. Io sono ancora un figlio della generazione dei CD. Ho vissutto in pieno il momento di passaggio dalle cassette (che piano piano però stanno facendo ancora capolino) al CD, così come ho assistito all’arrivo degli MP3 e ora dello streaming musicale che, sopratutto sui giovani, ha davvero fatto breccia. E non poteva che essere così. Musica subito disponibile, playlist, ascolti rapidi, qualità audio discutibile, magari, ma non pare certo essere quello il problema, l’importante è avere le ‘Beats’ alle orecchie semmai.

In realtà c’è una parte importante che sto (stiamo vivendo) e che non ho citato, ovvero il ritorno del vinile, che prepotentemente sta tornando di moda e le cui vendite s’impennano. Fa piacere certo, ma davvero il povero CD nella scala di valori ormai occupa l’ultimo gradino? E per un povero feticista come me che ha la casa piena è il segnale della vecchiaia o della speranza che tra 30 anni, così come il vinile, anche i cari , vecchi, CD torneranno di moda e mio figlio si vanterà di averne la soffitta piena? Eh, bella domanda. Se fra 30 anni sono ancora qui ve lo dico.

Il bello è che nemmeno mi ricordo il primo CD che ho comperato. Mi sforzo ma proprio non lo ricordo. Mi ricordo la prima cassetta che mi feci comperare da mia mamma, fu “True Blue” di Madonna (con mio padre che mi guardava un po’ storto, ma anche compiaciuto), così come ricordo che ho sempre avuto la casa piena di 7″ delle sigle dei cartoni animati anni ’70/’80, ma proprio il mio primo CD acquistato in autonomia non ci riesco a materializzarlo. Mi piacerebbe saperlo, un po’ come Paperone che ricorda bene il suo primo “soldino”, perché è da li che partì la sua fortuna, ma zero e nemmeno i miei genitori mi sono stati d’aiuto. Anzi, se potessero prenderebbero tutti i miei CD e li butterebbero, in una santa coalizione con mia moglie che si lamenta di aver colonizzato ormai anche la camera di mio figlio piccolo. “Ci sono CD d’appertuto, cerco un vestito per Enrico e anche in camera sua li trovo, adesso basta“. Ha ragione, ha dannatamente ragione, ma sono stato un compratore compulsivo, lo ammetto. Dal metal in adolescenza, al brit pop, io davvero non so più dove metterli questi benedetti CD. Mi sono sempre piaciuti quelli con la custodia “cartonata”, lo ammetto, quelli magari belli “grossi” che avevano dentro 2 CD (o più) e un libretto con i testi e le foto che ho sempre sfogliato avidamente. Ma poi ho anche cumuli veri e propri di confezioni “classiche”, che all’epoca (e anche oggi a dire il vero) stavo attentissimo a custodire, perché odiavo che si rompesse la plastica o addirittura i dentini che tenevano fermo il CD. Per non parlare del feticismo verso la copertina o il libretto che avevo una paura assurda a sfilare, perché poi temevo che nel rimetterlo dentro lo avrei leggermente piegato sugli angoli. I vinili mi piacciono, certo, ne compero tutt’oggi, ma che ci posso fare se ancora il CD ha un fascino morboso sul sottoscritto?

Dicevo “sono stato un compratore compulsivo”. Si perché bastava una recensione sfiziosa su Rumore, Rockerilla o Mucchio Selvaggio e via che scattava l’acquisto. I mitici cataloghi cartacei che erano la bibbia di noi malati di musica. Carta e pena per compilare l’ordine o per i più coraggiosi la telefonata per capire subito se un titolo c’era o meno e poi si pagava al postino quando il pacco arrivava. Grandi momenti. Ora è diverso, compero con più parsimonia e oculatezza, lo ammetto, riuscendo anche a sentire prima, cosa che invece ai tempi d’oro non accadeva. Certo è rimasto quel magnifico ed erotico, se vogliamo, gusto nel “nascondere” l’acquisto (fatto sempre on line): una volta lo nascondevo ai miei genitori ora cerco di nasconderlo a mia moglie. Cerco. Perché alla fine devo pur metterli da qualche parte sti benedetti CD. Non ho mai provato a dare un ordine, mi sono sempre affidato alla memoria. Certo che ora che ho triple e quadruple file negli armadi il gioco si fa molto duro. Un po’ di giorni fa per cercare un CD che mi sono incaponito di trovare ci ho messo 3 ore. Però alla fine l’ho trovato. Gaudio estremo.

Forse il segnale dell’inizio della fine non è stata tanto la notizia della chiusura di questa fabbrica, perché, ripeto, in giro per il mondo ci sarà sempre qualcuno che i CD li produce, quanto scoprire che sulle macchine di nuova generazione la mitica fessura dove inserire il nostro bel CD non c’è. Colpo al cuore durissimo.

Vabbè, mi giro e vedo le mie torri girevoli e gli scaffali pienissimi che ho qui, vicino al computer. Mi rassicurano. Che dire…è sempre un gran bel vedere.

Non c’è niente da fare, sono proprio figlio della generazione del CD. E me ne vanto.

 

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