WEEKLY RADAR #20: GREAT BLACK NIGHT

 
26 Febbraio 2018
 

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Ogni settimana vi racconteremo una band o un artista ‘nascosto’ che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…

Vengono da Grand Rapids questi ragazzi, nel Michigan, e si fanno chiamare Great Black Night. Andare sulla loro pagina di Facebook e vedere che tra le loro influenze citano anche gli Adorable già ce li rende meritevoli di stima e simpatia. I Great Black Night si dichiarano una shoegaze band e questo è il loro motto: “Piercing guitars, driving rhythms, tender vocals, and a spirit of solidarity sum up the Great Black Night experience“. Sicuramente la loro volontà è quella di creare una forte empatia con l’ascoltatore, che possa davvero “vivere” la loro musica.

Il primo assaggio è con l’EP “The Smoke is Rising” del dicembre 2014, in cui la band (con una line up un po’ diversa da quella attuale) dimostra un grande eclettismo. “All My Lonely Days” ha un bel piglio sonico con ottimi intrecci vocali (Angel Hayden non si risparmia nei vocalizzi) e la presenza degli archi da al tutto un impianto molto vitale. “The DAAC Song” è altrettanto rumorosa, ma con una chitarra più “acida” in apertura che poi ritroviamo nel corso del brano, mentre “I’ve Got a Lot of Love” è una dolce ballata, resa ancora suggestiva dalla perfetta gestione delle voci e dall’uso del violino che ben si sposa con la chitarra.

Nel maggio del 2015 arriva il brano “Stalker”. Le coordinate restano quelle già indicate in precedenza, con un piglio quasi da indie-rock/post-punk anni ’80 e l’uso curato dalle sovrapposizione maschili/femminili della voce (quest’ultima no disdegna di librasi in aria nel finale) e l’arrangiamento con gli archi. C’è sempre questo gusto un po’ barocco, diciamo così, che, usato con parsimonia, non disturba affatto.

Luglio 2016 ecco i brani “Do What You Were Born To Do” e “Spit You Out” contenuti nel singolo chimato “Living Life Simple”. La prima è il pezzo più crudo realizzato dalla band che continua imperterrito nel suo incedere deciso e sonico, senza molte variazioni, ma con un andamento quasi marziale e compatto. Più avvolgente il secondo brano che si muove su territori più rock e popedelici, con questo assolo di chitarra che scivola sul giro liquido di basso e le voci che si adagiano al sound: ci viene in mente una specie d’incrocio tra i Verve e gli Alice In Chains.

I tre brani appena citati sono nella tracklist di “Lift Those Hands”, che si completa di altri tre brani, ovviamente molto diversi l’uno dall’altro, come ormai questa band ci ha insegnato. Se “Whisper” ha un piglio epico e oscuro figlio della wave anni ’80 (se vi dicessimo che sono gli Echo And The Bunnymen non avreste problemi a crederlo), ecco che in “Lift Those Hands” crea sospensione e ritmi alla moviola in totale narcolessia prima di buttarsi a capofitto nel power-pop rabbioso di “We’re All Beautiful”.

14 febbraio 2018 (San Valentino!), dopo un po’ di pausa e con qualche novità in formazione ecco tornare i Great Black Night con il singolo “Let’s Get Found” che è vero e proprio incanto shoegaze, con queste chitarre riverberate e il gioco delle due voci che funziona come sempre e ci fa sognare ad occhi aperti. Ascoltando il pezzo mi sono venuti in mente i Longview. Giusto per dare l’idea delle sansazioni che questa canzone trasmette. Favolosi poi gli assoli nel brano che potrebbero quasi uscire dalla penna di un Noel Gallagher particolarmente ispirato. La b-side “Goodnight Sweet Girl” è, come dice il titolo stesso, una delicatissima ballata/ninna nanna che non può che conciliare le nostre notti. Semplice, malinconica e toccante.

 

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