OGGI “THE DARK SIDE OF THE MOON” DEI PINK FLOYD COMPIE 45 ANNI

 
1 marzo 2018
 

Ricordo con precisione la prima volta che ascoltai un brano di “The Dark Side of The Moon”. Ero un ragazzino e quella sera d’estate la mia voglia di studiare era veramente ai mini storici. Accesi la radio 10 minuti mentre mi preparavo prima di uscire con gli amici, le note del piano suonato da Richard Wright introducevano il vocalizzo improvvisato e struggente di Clare Torry in “The Great Gig in The Sky” mentre il mio respiro si bloccava improvvisamente.

È la fine del 1971.
I Pink Floyd hanno appena pubblicato “Meddle”, il loro sesto lavoro in studio. L’album, ricco di sperimentazioni sonore dovute all’assenza di idee ben precise, sancisce (a detta di molti) la fine dell’’era Barrett‘ , ricca di infinite esecuzioni strumentali definite dallo stesso Gilmour ‘ Quella noiosa roba psichedelica’.
I quattro inglesi si riuniscono a Camden nell’appartamento di Nick Mason per pianificare un nuovo Tour in Regno Unito, Stati Uniti e Giappone, sfruttando l’occasione per fare il punto della situazione circa la promozione dell’album.
Ma si sa, le menti geniali sono assuefatte da puro caos e fervida immaginazione, ricerca continua ed ossessione estrema verso la creazione di qualcosa di indefinito, che non esiste, ma che in realtà risulta essere necessario per la mente stessa, un paradosso ciclico e continuo che scava fino alle profondità più remote dell’inconscio dell’artista. L’espressione creativa stessa del genio è una necessità che sfocia nell’imprudenza assoluta, un’opportunità di auto espressione che non teme conseguenze e sfida la sorte, ad ogni costo.
Ed è proprio lì nei meandri più profondi dell’inconscio di Roger Waters che qualcosa sta prendendo forma per sfociare in uno dei lavori che cambieranno per sempre la storia della musica.
Il bassista ha in testa qualcosa di nuovo, di diverso dal solito. Si sente più maturo e pronto per una comunicazione diretta e al limite della provocazione. È più sicuro nell’affrontare tematiche di una certa serietà, legate sia alla politica che ad una sfera più intima, privata.
L’idea è quella di creare un disco che tratti un tema correlato con lo stile di vita affrontato fino ad allora dalla band stessa, impegnata in tour promozionali in giro per il mondo e distante da casa per lunghi periodi.

Mi sono sempre immaginato la scena in quella casa nel nord di Londra, con Waters perso nella sua profonda immaginazione che interrompe i discorsi con un bel “Ragazzi ho pensato ad una cosa nuova, diversa dal solito, stavolta attireremo l’attenzione di tutti, che ne dite? La mettiamo in mezzo alla scaletta del tour?”. Il bassista infatti aveva già registrato del materiale a suo tempo nel suo piccolo studio di registrazione privato, (nello specifico in un capanno esterno nel giardino della sua abitazione) e propose di riprendere in mano alcuni brani che la band stessa aveva composto in passato e che erano rimasti fino ad allora inutilizzati.
I quattro, d’accordo in linea generale con Waters, danno inizio, tra i vari impegni già programmati, allo sviluppo di uno dei più famosi concept album della storia.

La linea melodica e strutturale di “Us and Them” (scritta da Wright per il famoso film Zabriskie Point diretto da Michelangelo Antonini, ma alla fine scartata) come la stessa “Breathe” (sempre presente in un lavoro cucito ad hoc per un documentario e scritta da Waters assieme a Ron Geesin) vengono riprese in considerazione. I quattro pianificano le prime fasi compositive e le ‘recording sessions’ che verranno in seguito effettuate nel 1972 presso i Decca Studios a Broadhurst Garden. Si definiscono anche meglio la tematiche che si baseranno sui lati negativi e oscuri della vita, da qui il titolo “The Dark side Of The Moon” (il lato oscuro della luna metaforicamente parlando), anche se proprio lo stesso verrà inizialmente scartato visto il precedente utilizzo da parte dei Medicine Head.
Una pura allusione alla follia, all’alienazione, un tema fortemente ispirato dall’alterazione e dal collasso mentale dell’amico Syd Barret, il tutto articolato e sviluppato in un viaggio attraverso i vari stadi della vita umana, dalla nascita fino alla morte.
I Pink Floyd custodiranno per un paio di anni idee abbozzate presentandole però allo stesso momento sui palcoscenici Statunitensi e Giapponesi, sfruttando il tour come una sorta di rodaggio che risulterà chiave per lo sviluppo e la definizione dei brani stessi. Nel frattempo si recheranno in Francia per la registrazione della colonna sonora del film LaVallèe, e pubblicheranno il famosissimo film-documentario-concerto Pink Floyd a Pompei.

Nel 1973, più precisamente il 9 gennaio, la band inizia la seconda ed ultima sessione di registrazioni del nuovo album negli Abbey Road Studios, supervisionata dall’ingegnere del suono Alan Parson ( già presente come assistente in “Atom Heart Mother”) che utilizzerà tra le tecniche più avanguardiste del momento per le fasi di registrazione, mixaggio e mastering, in un risultato assoluto che lo battezzerà in seguito come uno dei tecnici del suono più famosi al mondo e, allo stesso tempo, lo porterà al successo con il progetto solista The Alan Parson Project. Le registrazioni vengono arricchite da alcuni effetti sonori che risulteranno caratteristici dell’album proprio nella visione di creare un mix quadrifonico (pallino tecnico della band nei primi anni 70’), progetto molto ambizioso che verrà abbandonato successivamente per problematiche tecniche legate alla codifica di quattro canali sui supporti vinilici.
Oltre a questi arricchimenti sonori si pensa anche di inserire alcune frasi vocali ricavate da alcune interviste del tutto improvvisate, con lo scopo di ottenere risposte chiare e sincere circa i temi trattati. Tra i molti furono intervistati anche Paul e Linda McCartney, che stavano registrando in uno studio attiguo con i Wings, anche se loro non saranno tra quelli scelti e presenti nel disco.
Al contrario, il portinaio degli Abbey Road Studios Jerry Driscoll fornì delle risposte sensazionali le quali si condensano in quella presente all’inizio di “The Great Gig In The Sky” : “And I am not frightened of dying. Any time will do, I don’t mind. Why should I be frightened of dying? There’s no reason for it – you’ve got to go sometime”.

Ma la vera ciliegina sulla torta è proprio rappresentata da quel prisma sulla copertina del disco, un simbolo mistico che potrebbe rappresentare l’uomo, attraversato ed invaso da quel raggio di luce puro (raffigurante la vita) che si trasformerà in uno spettro luminoso completo, quasi a simboleggiare le proiezioni stesse dell’individuo in base alle proprie considerazione, azioni ed esperienze. Il concetto di vita viene amplificato nella trasformazione che subisce lo spettro all’interno della confezione del disco: un tracciato di un elettrocardiogramma raffigurante quel battito cardiaco che fa da filo conduttore all’album e che finirà per ritornare nel retro come un purissimo raggio di luce, lo stesso presente anche sotto forma di effetto sonoro all’inizio e alla fine dell’album. Insomma, un’allusione alla condizione umana che dà il senso all’intero concept album.
La combinazione di queste idee geniali e avanguardistiche assieme al songwriting ‘da manuale’ vengono considerate come la vera consacrazione del talento dei ‘Floyd’ e portano la band al massimo della carriera.

“Speak to me”, la prima parte dell’overture del disco, interamente composta dal batterista Nick Mason, è in realtà un collage di suoni introdotti da quel battito cardiaco che sarà anche il primo suono percepito dal bambino nel grembo materno. La nascita risulterà caotica, il bimbo subirà uno stress proprio dal primo istante, ovvero il momento più faticoso e importante dell’esistenza umana stessa. Le urla presenti nella traccia assieme al pianto del bimbo e alle risate nevrasteniche, rafforzeranno la rappresentazione del mondo esterno caotico che, nella visione del concept, può portare verso l’alienazione mentale.

In “Breathe”, seconda canzone dell’overture iniziale, l’atmosfera è sicuramente più confortevole e calda, aiutata dal ritmo lento e onirico delle chitarre che ricreano un ambiente accogliente proprio come le stesse braccia della madre che rassicurano il piccolo dopo la nascita. La canzone è anche un invito al riposo dopo la frenesia per evitare di finire “in una tomba precoce” (come cita lo stesso testo) visto che la malattia mentale è sempre dietro l’angolo.

E dietro l’angolo è proprio “On The Run”, pezzo sperimentale ed unico nel suo genere ricco di voci distorte, sintetizzatori ipnotici e oscillanti misti a una ritmica frenetica che suscita il tema della tensione, dell’ansia, della fobia, proprio come quella di Richard Wright per i viaggi in aereo.

“Time”, l’unico pezzo dell’album firmato da tutti e quattro i Pink Floyd, è introdotto da un esperimento sonoro diretto dallo stesso Parson, il quale registra un insieme di orologi e sveglie sincronizzate che squillano nello stesso istante ma con suoni diversi, ricreando nuovamente un’atmosfera caotica. La canzone, che sfocia in classico brano rock con tanto di voce grattata e assolo da manuale, è una sorta di ammonizione alla perdita di tempo dei giovani che badano alle cose futili e non importanti della vita concentrandosi per esempio alla mondanità.

“The Great Gig in The Sky” (tradotto il grande spettacolo nel cielo), è la continuazione logica di “Time” e tratta il tema della morte. La paura di morire assale la mente umana proprio nel momento in cui l’uomo realizza di non aver raggiunto gli obiettivi importanti della vita, avendo sprecato troppo tempo in cose insignificanti e superficiali. In questa canzone la corista Clare Torry, assoldata a suo tempo per 30 sterline, si lascia trasportare e improvvisa dei vocalizzi allarmati e quasi disperati, che saranno quelli effettivamente presenti poi sul disco e che renderanno la canzone unica al mondo.

La voce di Clare viene glissata e lascia il posto alle monete sonanti unite al registratore di cassa introducendo “Money”. La canzone presenta un tempo inusuale, quasi avanguardista in 7/4 e tratta la tematica del consumismo, facendo allo stesso tempo una sottile frecciatina al mercato discografico con il quale i Pink Floyd avevano già avuto qualche attrito.

La critica alla guerra in “Us and Them” non lascia molto spazio interpretativo, lo stesso Waters a riguardo ha detto: “Il testo è così diretto e lineare. Tratta la questione fondamentale di quanto la gente sia più o meno in grado di essere umana”. Le guerre nei paesi poveri stuprati da quei comandanti che, seduti comodamente, impartiscono ordini ai sottoposti che sono costretti a morire in prima linea.

La breve e strumentale “Any Color You Like” è un richiamo alla componente psichedelica della band, una sorta di ritorno alle origini che precede la penultima canzone “Brain Damage”. Quest’ultimo è un chiaro riferimento alla demenza senile, all’apatia e all’alienazione dei vecchi, incompresi e isolati dalla società.
“Eclipse” decreta la fine del disco in maniera trionfale mentre l’organo di Wright impazzisce e i piatti della batteria vengono suonati come si deve da Nick Mason. Il brano riassume tutto il concetto e le tematiche dell’album forgiando una morale ben precisa: tutto ciò che esiste è naturalmente perfetto, tutto ciò che non lo è per l’uomo, è reso tale dall’uomo stesso.

‘Tutto ciò che fai, tutto ciò che ti circonda sotto il Sole è in sintonia, ma il Sole è eclissato dalla Luna.’
‘In realtà non c’è nessun lato oscuro della luna. Di fatto è tutta scura. L’unica cosa che la fa sembrare luminosa è il sole. ’

“The Dark Side of The Moon” esce nel 10 Marzo 1973 negli Stati Uniti e il 23 dello stesso mese in Inghilterra. Rresterà nelle classifiche di tutto il mondo per parecchi anni confermandosi ad oggi il terzo disco più venduto al mondo. Il resto è storia.
Tanti auguri di buon compleanno a questo capolavoro musicale che affronta tematiche tuttora molto attuali attraverso un messaggio filosofico importantissimo.

Pink Floyd – “The Dark Side Of The Moon”
Data di pubblicazione: 1 Marzo 1973
Tracce: 10
Lunghezza: 42:57
Etichetta: Harvest,Capitol
Produttori: Pink Floyd

Tracklist:
1. Speak to Me
2. Breathe (In the Air)
3. On the Run
4. Time
5. The Great Gig in the Sky
6. Money
7. Us and Them
8. Any Colour You Like
9. Brain Damage
10. Eclipse

Ai festeggiamenti dei 45 anni di questo immenso capolavoro si unisce anche Stampaprint, azienda leader in Europa nel settore della stampa online, che celebra il disco con una nuova infografica.

Così gli autori descrivono l’infografica:
Era il primo marzo del 1973 quando negli Stati Uniti d’America usciva nei negozi di dischi la prima edizione del vinile di “The Dark Side of the Moon”. Dell’album con l’iconico fascio di luce che colpisce il prisma ne sarebbero state subito vendute tonnellate di copie: il capolavoro dei Pink Floyd raggiunge subito la prima posizione della classifica statunitense e ci resterà ininterrottamente fino al 1988, salvo rientrarci di prepotenza nel 2003 in occasione della versione rimasterizzata in Cd. Dati e cifre che destano ancora oggi stupore, ma che raccontano solo in parte la grandezza dell’album che oggi taglia il traguardo dei 45 anni dall’uscita (e che non sembra affatto così invecchiato, anzi). Il concept messo a punto dagli inglesi è un viaggio nella psiche e nell’esperienza umana tutta, in particolare da un punto di vista psicologico. Il rapporto con gli altri, con la vita e la morte, con le proprie fragilità sono temi ricorrenti nella discografia dei Pink Floyd – torneranno in “Wish You Were Here” e ancora più in The Wall, seppure con accezioni diverse – e in quest’ultimo caso vanno a riferirsi a Syd Barrett. E poi c’è la controparte musicale: un rock psichedelico e progressivo perfettamente a fuoco e ispirato, con tutti i membri della band impegnati a dare un contributo alla causa. Tutte istanze che possiamo ritrovare nell’infografica realizzata per l’occasione da Stampaprint Srl, e volta dunque a celebrare l’importante anniversario. The Dark Side of the Moon è diventato da subito un punto di riferimento per tutti coloro che da quel primo marzo del 1973 si sono approcciati alla musica rock (e non solo), che fossero musicisti o semplici ascoltatori. Un’opera monumentale per nulla scalfita dal tempo: in altre parole, un capolavoro assoluto.

Clicca sull’immagine sotto per vederla a grandezza naturale:

Dark Side Of The Moon

Dark Side Of The Moon

 

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