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THE SOFT MOON
Live @ Monk (Roma, 22/02/2018)

 
 

Luis Vasquez, col suo ormai “famoso” progetto The Soft Moon, ha deciso ancora una volta di soddisfare i suoi fan italiani con un pugno di date sparse nella Penisola tra le quali immancabile c’è la capatina nell’Urbe.
L’occasione da celebrare è l’uscito del nuovo album “Criminal”, titolo secco e quasi truce, che dietro la sua violenza evocativa nasconde le fragilità e le crepe esistenziali sul cemento di un’umanità post-tutto intrappolata nel senso di colpa.

Apre il concerto Sarin da Berlino, che ci regala una manciata di minuti buissimi, con un set denso di ebm e techno incagliate in fondali industriali dai toni quantomeno ossessivi.

I Soft Moon si presentano sotto forma di rodato trio, con gli italiani Luigi Pianezzola al basso e Matteo Vallicelli, poderosa drum-machine antropomorfa, a completare l’essenziale formazione. Sul palco ovviamente ci sono anche gli immancabili synth.
L’apertura è inaspettata, affidata alla titletrack dell’ultimo album, con la sua tenebrosità meditativa: sarà praticamente il solo momento di relativa “calma” insieme a “Give Something”, sempre tratta da “Criminal”. Praticamente tutto il resto del concerto sarà un continuo susseguirsi di ritmi esagitati, con una predilezione per i brani più inquieti del “canzoniere” di Vasquez. Inaugura questo baccanale dark L’1-2 da KO precoce costituito dalle incalzanti “Dead Love” e “Circles”, dall’indimenticabile disco d’esordio. L’accoppiata successiva è composta dai due singoli “Burn” e “Choke”, tesi e compatti. Non si può poi non notare una maggiore confidenza sfoggiata da Vasquez come frontman di una band, nonché una bella vocalità emersa soprattutto nei seppur succinti versi dei brani più recenti. Fantastica poi l’orgia percussiva di “Want” e “Wrong”, con il Nostro a sparare mitragliate su un secchio di latta…o insomma barile (!) e la band impegnata a infliggere colpi ai nostri timpani con feroce precisione. C’è spazio per tutti i lavori targati The Soft Moon, persino per “Total Decay”, canzone tratta dall’Ep uscito nel 2011, poi si passa a “Zeros”, “Far”, “Young”, “Into The Depths”, “Insides”…come un unico monolite di musica oscura e martellante, che arranca greve ma che poi si libra verso il cielo mostrando tutta la sua lucente livrea nera.

Il concerto più bello di questo inverno, nonostante l’assenza dei miei due brani preferiti degli ultimi due Lp del progetto, e cioè la nuova “It Kills” e il capolavoro “Wasting” da “Deeper”.

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Setlist:

Criminal
Dead Love
Circles
Burn
Choke
Total Decay
Zeros
Like A Father
Give Something
Far
Young
Wrong
Into The Depths
The Pain
Insides
Die Life
Black
Want


The Soft Moon

 

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