WEEKLY RADAR #22: AIR FORMATION

 
12 marzo 2018
 

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Ogni settimana vi racconteremo una band o un artista ‘nascosto’ che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…

Puntata un po’ particolare questa, perché il nome Air Formation non si può certo definire “nuovo”, sopratutto da chi segue lo shoegaze. Nati nel 1998 (ma con un nome diverso) hanno dispensato vibrazioni soniche e visionarie grazie a un buon numero di pubblicazioni, divise tra album, EP e 7″. I punti di riferimento sono rintracciabili in formazioni come Spacemen 3, i Ride più mesmerici e sopratutto Slowdive: il loro intento è quello di farci fluttuare nello spazio, creando morbide suggestioni eteree o pastorali evocativi che non hanno confini.

Questa “Still”, tratta dall’esordio “Ends in Light” del 2002 ne è mirabile esempio. Il secondo disco della formazione del Sussex, “Stay Inside/Feel Everything”, esce due anni dopo e si mantiene sulle caratteristiche conosciute, ma sa sorprendere anche con i tratti folk della dolcissima “Here Comes The Rain”.

La dimensione onirica del gruppo di Matt Bartram è ovviamente presente anche nel terzo capitolo discografico, ovvero “Daylight Storms” (2007, Club AC30). Il punto forte di un disco comunque perfettamente riuscito è la conclusiva e magnifica “Before We Forget”, vero e proprio climax emozionale e sonico, ma è impossibile anche non citare l’incantevole title-track, che ci prende per mano e ci porta in un sogno mai così delicato e melodico che ci commuove.


Il disco “Nothing to Wish For (Nothing to Lose)” (2010, Club AC30) è l’ultimo prima dello scioglimento, avvenuto nell’aprile 2011. Punti forti dell’album sono “Stars & Knives”, (dal piglio accattivante, con una ritmica quasi alla Cure e i synth che avvolgono l’ascoltatore, mentre le chitarre fanno un pregevolissimo lavoro melodico), la dolce “Don’t Wait ‘till Dawn” (nobilitata dal fantastico lavoro di James Harrison alla batteria) e “Like I Hold You”, che incalza con insistenza per tutto il brano. Un gran bel disco, che si dimostra anche piacevolmente variegato e attento a soluzioni più ricche.



Nel 2014 gli Air Formation tornano sui loro passi, ritornando insieme e l’anno dopo esce “”Were We Ever Here EP”. Ma la nostra speranza è ovviamente tutta rivolta alla possibilità di un nuovo album e il sogno diventa realtà proprio in questi giorni, visto che la solita, lungimirante, Club AC30 pubblica “Near Miss”, il quinto album dei nostri eroi.

Non manca certo la componente malinconia che sa diventare anche visionaria e dilatata (“Cluds Of Orion”), che si accompagna a chitarre stratificate e ai synth che infondono suggestione, ma c’è di più, basti pensare a “Vanishing Act”, uno dei brani più fisici della band, così come “A.M.” che si basa su quel costante pulsare per tutto il brano.
Bentornati ragazzi!



 

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