UNA CANZONE è COME UN PICCOLO “MONDO A PARTE” DELLA DURATA DI 3 MINUTI CIRCA: LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON IRA ELLIOT DEI NADA SURF

 
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26 marzo 2018
 

di Matteo Manganelli

5 aprile 2018 al Tunnel Club di Milano: appuntamente imperdibile per tutti i fan dei Nada Surf, ma, diciamocelo anche del rock in generale. Matthew Caws (voce, chitarra) Daniel Lorca (basso), Ira Elliot (batteria) e Louie Lino (tastiera) ripropongono, a distanza di 15 anni, l’album “Let Go” dal vivo, in una scaletta che non mancherà nemmeno di toccare anche piccole perle nascoste, come le stesse b-side dell’epoca.
Per anticipare la serata abbiamo scambiato due chiacchiere proprio con Ira Elliot

Grazie mille per il tempo che ci dedichi, come stai? Da dove ci scrivi?
Ciao Matteo! Io sto benissimo, grazie. Mi sto godendo queste settimane di “relax” qui a Sarasota (Florida), dove vivo, prima dell’inizio del tour

Ultima volta a Milano, se non erro, nel 2016. Ma riuscite a fare i “turisti” in qualche città o non avete tempo?
Certo che sì! Normalmente non c’è mai molto tempo per visitare le città quando siamo in tour, ma l’ultima volta qui a Milano abbiamo approfittato del fatto di trovarci molto vicini all’Ossario (La Chiesa di San Bernardino alle Ossa, ndr) che ha ispirato la canzone “See these bones”, e di poter fare una visita lì prima del concerto in programma quella sera. Abbiamo inoltre visto una fontana, e comprato delle scarpe 🙂 Amiamo l’Italia!

In questi ultimi anni c’è una specie di rituale che torna frequente: band storiche che ripropongono, per il decennale o il ventennale, un album intero live. Voi celebrate i 15 anni del magnifico “Let Go” (ndr: terzo album della band). Come mai?
Credo che le nostre motivazioni sia le stesse, anche se cambiano il numero degli anni di distanza 🙂 Alla fine del tour di “You Know who you are” circa un anno fa, abbiamo cominciato a pensare al futuro immediato. Fare un tour per l’anniversario di un disco uscito nel 2002 è un buon modo per suonare live, senza doversi rimettere subito a scrivere e comporre per un nuovo album, che solitamente è un processo molto lungo e può durare anni. Oltretutto, comporre assieme per noi risulta logisticamente complicato, vivendo ognuno in paesi diversi (io in America, Matthew in Inghilterra e Daniel in Spagna).
E, ti dirò, sta andando alla grande. La risposta del pubblico è stata fantastica fino ad ora, sia in Europa che in America. Siamo a circa metà del tour, al momento. E credo che possa solo migliorare proseguendo con i prossimi concerti

Mi considero un “old school fan” e non ho problemi a definire “Let Go” come un punto di svolta nella vostra carriera. Immagino lo percepiate anche voi. Come ci si sente a suonare e cantare questi brani a distanza di 15 anni, contando anche il fatto dei cambiamenti avvenuti in questo periodo di tempo…
Sì, assolutamente. “Let Go” fu importantissimo per noi. Cominciammo a credere maggiormente in noi stessi come band e nelle nostre capacità capacità compositive. Imparammo a lavorare bene sotto pressione, se così si può dire, completando velocemente alcuni pezzi che non erano stati completamente rifiniti nel processo di scrittura e pre-produzione del disco.
Per quanto riguarda i testi, non posso parlare a titolo di Matthew (che li ha scritti) e di cosa lui provi ricantandoli ogni sera dopo 15 anni, ma posso dire che personalmente sento quelle parole ancora molto significative.
Se, mentre stiamo suonando, mi concentro ad ascoltare i testi, mi emoziono molto. Una canzone è come un piccolo “mondo a parte” della durata di 3 minuti circa che un artista riesce a creare. La può suonare per anni, e rifugiarvisi più è più volte. Se l’emozione è autentica, questa magia si ripeterà ogni volta. E’ bellissimo poter sentire questa cosa ogni volta che si esegue un a determinata canzone, anche se sei un batterista 🙂

Se definissi i Nada Surf come una delle migliori “new wave of power pop” band nel mondo, ti andrebbe bene come definizione?
Penso proprio di sì. Quando cominciammo a suonare insieme e anche al giorno d’oggi, non abbiamo mai avuto una discussione su cosa la band dovesse essere o a chi/che cosa dovesse assomigliare. Semplicemente, il nostro gusto personale e il feeling che c’è tra noi ci indica la strada da seguire, senza per forza aderire ad un determinato stile per forza. Mi piace pensare che forse il mio personale amore per i Beatles e Ringo dona ai Nada Surf un po’ di quella “pasta” Power Pop. Raspberries, Cheap Trick, Big Star, The Knack…sono tutt’ora alcune delle mie band preferite. Ritengo di essere comunque, tra i tre, il maggior fan di Power Pop.
Quindi grazie, la tua definizione del nostro stile è assolutamente un complimento 🙂

Su internet lessi una volta che i Nada Surf sono una band capace di portare serenità e ottimismo, che ne pensi?
Beh, sicuramente ci piace che i nostri dischi posseggano le caratteristiche che hai citato. Credo che facciano indubbiamente parte della “personalità” dei Nada Surf.

Grazie ancora, con quale brano potremmo chiudere questa nostra chiacchierata?
Personalmente il nostro pezzo che preferisco e userei come colonna sonora a chiusura dell’intervista è “The way you wear your head”.

 

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