PREOCCUPATIONS
New Material

[ Flemish Eye - 2018 ]
7.5
 
Genere: post-punk, indie rock, coldwave, synth-wave, post-wave, noise
 
3 Aprile 2018
 

I primi due album della formazione una volta conosciuta come Viet-Cong sono stati indimenticabili, con quel sound intricato e solido che poche band al mondo avrebbero potuto assemblare con altrettanta efficacia e algida – ma penetrante – emotività.
Questa idea di post-punk nevrotico memore dell’epoca analogica ma aggiornato alle istanze digitali e isolazioniste dell’Oggi viene ulteriormente indagata nel nuovo album dal titolo (fintamente?) pigro e sprezzante “New Material”.

I quattro di Calgary con la terza fatica sulla lunga distanza mostrano un nuovo lato della proprio malinconica paranoia, suggerendo scenari più intimi, personali e in definitiva inter-relazionali, tralasciando in parte, anche se non del tutto, la cupezza distopica di un tempo. Trattasi di una freddezza ora velata di sfrangiata vulnerabilità, rappresentata perfettamente nel singolo “Disarray”, miglior brano del lotto insieme a, non a caso, l’altro singolo-bomba tutto palpiti meccanici “Espionage”, riflessione a base di scoppiettante nevrastenia wave sull’ossessione moderna dei concetti di progresso e cambiamento.

I tribalismi androidi di “Decompose” e “Antidote” dimostrano che il tipico tocco labirintico e ossessivo della band è in grado di dipingere paesaggi sonori ebbri di stramba vivacità bruciacchiata, lontana – apparentemente – dalle pose imbronciate di qualche anno fa, ma in realtà sempre mal celanti pensieri torvi e presagi sinistri, che galleggiano sul pelo fumoso delle acque stagnanti di “Manipulation”, nella quale un Flegel sottoforma di spettro avvelenato declama versi meccanici e inquietanti come “Charm and betray/Ruin and replay/Seduce and deceive/Destroy and repeat” per poi uscire di scena quasi supplicando “Please don’t remember me/Like I’ll always remember you”. Umori che dunque virano di nuovo verso il nero e sfociano nei synth-etismi di “Doubt”, traccia tra il gotico e lo sci-fi nella quale prende il sopravvento un certo sconforto ( With doubt we comply/They ask and we supply/The cells divide and multiply/They multiply/The cells divide and multiply/And we can’t help ourselves).
Se il lato più classicamente post-punk è rappresentato dai viluppi affilati di “Solace”, in “Compliance”, all’altro estremo, emerge il lato più sperimentale ed astrattamente espressionista del quartetto, che spegne i microfoni e allestisce una strumentale a base di post-wave ambientale, basata su un loop riflessivo che veleggia stoico attraverso solchi di atmosferica e atonale glacialità.

Ancora una volta i Preoccupations si fanno alfieri di un esistenzialismo del paradosso fondato su un approccio anti-didascalisco, approfondendo le tematiche della fragilità umana sempre evocandole e mai mettendole solamente in piazza, allentando le fitte trame della propria monolitica impenetrabilità attraverso una visione ancora più astrattista. Meno compressa diremmo, meno implacabile. “New Material” è un disco che potremmo definire smarrito e contemporaneamente pregno d’urgenza, smanioso nella sua ricerca di un nuovo equilibrio. Non il migliore album della band, ma sicuramente il più catartico e personale.

Tracklist
1. Espionage
2. Decompose
3. Disarray
4. Manipulation
5. Antidote
6. Solace
7. Doubt
8. Compliance
 
 

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