WEEKLY RADAR #26: SISTERAY

 
9 aprile 2018
 

Attiviamo il radar e scandagliamo in profondità un universo musicale sommerso. Ogni settimana vi racconteremo una band o un artista ‘nascosto’ che secondo noi merita il vostro ascolto. Noi mettiamo gli strumenti, voi orecchie e voglia di scoperta, che l’esplorazione abbia inizio (e mai una fine)…

Tra le band londinesi che stanno, con le unghie e i denti, provando ad emergere da un sottobosco ricco di talento ma anche di grande affollamento, ci sono i Sisteray, che con il loro guitar-rock stanno davvero lasciando un segno importante. Hanno una loro etica, una filosofia personale che sa analizzare le criticità sociali, valori in cui credono e che vogliono portare avanti e sopratutto hanno personalità da vendere. Ecco perché sempre più siamo convinti che prima o poi questo salto di qualità e questo approccio ai grandi pubblici arriverà, frutto di un lavoro costante e di un miglioramento continuo che lascia sorpresi e coinvolti.

Il primo incrocio che ho avuto con questi ragazzi londinesi è stato con il brano “Who R Ya?”, che, almeno nello spirito mi ha riportato alla mente gli Oasis più sonici e diretti del primo disco: chitarre e melodie, quel piglio rock’n’roll che conquista al primo colpo.

I Sisteray sono Niall Rowan (voce/chitarra), Michael Hanrahan (basso), Daniel Connolly (chitarra) and Marco Biagini (batteria). Il loro esordio è con l’EP “She Likes The Drama”, più che altro un primo biglietto da visita di 4 brani, ma è con il singolo del 2015 “No Escape” che le cose iniziano a diventare serie. Le loro influenze dichiarate sono Smiths, Velvet Underground, Clash e Replacements, certo che, andando più vicino nel tempo, gente come Libertines, primi Arctic Monkeys o Vaccines è decisamente ben conosciuta, ma anche altri eroi passati come  Who e Kinks non possiamo certo dire che siano mancati nei loro ascolti.

Iniziano a farsi una buona reputazione live e poi ecco i primi brani a testimoniare una buonissima vena melodica e un piglio travolgente, come nella doppietta “A Wise Man Said / Back to Yours” con la prima che non ci lascia scampo ne respiro e la seconda che pare una versione degli Strokes made in UK, deliziosa.


“Gentrification” ha l’aria agguerrita proprio alla Clash e picchia decisamente al volto, lasciando segni di guerra molto vistosi.

Sempre nel 2016 ecco il singolo già citato in apertura, e poi nel 2017 il piglio quasi garage di “Faaast Food”, carica, incisiva e rumorosa, che richiama alla mente addirittura eroi come gli SMASH (ve li ricordate?), paladini della New wave of new wave negli anni ’90.

Antipasti, questi citati per l’EP, “15 Minutes”  che si apre con “Queen’s English” che ci porta alla mente proprio i fratelloni Gallagher più ispirati, un sano e piacevolissimo ‘Noel rock’ che dosa gli ingredienti nel modo migliore, ma ci sono anche proietti come “Famous For Nothing” che pare Interpol più Arctic Monkeys.  Nei 5 brani dell’EP si mescolano le influenze già citate, ma  soprattutto si vede una band sempre più consapevole dei propri mezzi e il lavoro chitarristico è assolutamente di pregio.


L’ultimo proiettile, potentissimo, sparato dalla band è l’assalto punk-rock di “Algorithm Prison” che non ha assolutamente paura di scagliarsi contro i social media e l’algoritmo che li regola, croce e delizia per Facebook ad esempio, che tanto determina i nostri gusti e anche il nostro modo di rapportarci agli altri e alla società. Ecco l’esempi odi quello che dicevo. I Sisteray vivono nel presente e non hanno paura di criticarlo e di analizzarlo. “We ain’t your target market!” è un messaggio d’indipendenza, forte e chiaro!

Una band sempre più in rampa di lancio!

 

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