SUEDE: LA TOP 10 BRANI

 
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10 aprile 2018
 

Lo abbiamo celebrato come meritava l’esordio dei Suede. La celebrazione è caduta il 29 marzo, vito che 25 anni fa, lo stesso giorno, La Nude Records pubblicava quell’album entrato nella storia.
Se da cosa nasce cosa, beh, passare alla TOP 10 della band guidata da Brett Anderson era inevitabile. Noi ci proviamo, ben sapendo che 10 brani per una carriera simile sono una cifra ridicola.

THE DROWNERS

1993, da “Suede”

Erano già la band inglese con più riflettori puntati addosso, senza ancora aver pubblicato un singolo. I Suede erano predestinati al successo. Poi ecco “The Drowners” che più che un biglietto da visita diventa manifesto vero e proprio: chitarrone alla T.Rex, glamour ammiccante, ritornello appiccicoso, sguardi languidi. Siamo già schiavi.

TRASH

1996, da “Coming Up”

Il primo singolo dopo la rinascita. E’ arrivato Richard Oakes al posto del divino Bernard Butler e si è già distinto per due piacevoli b-side (a dire il vero “Together” è ben più di piacevole), ma il vero banco di prova è qui, con questo singolo e, diciamolo tranquillamente, la partita è vinta. “Trash” ha scritto, sulla fronte a caratteri cubitali, la parola POP. Ricordo la prima volta che la sentii a Planet Rock, Radio Rai, ne rimasi incantato, anche se la voce di Brett mi pareva fin troppo nasale. Richard pare meno fragoroso, ma lavora di fino, Codling alle tastiere fa sentire la sua presenza, il glam strizza l’occhio all’indie-pop. Erano nati i “nuovi” Suede.

LIKE KIDS

2016, da “Night Thoughts”

Potrebbe in parte avvicinarsi proprio a “Trash” questo brano, per un tiro decisamente anni ’90 e la solita facilità melodica che la coppia Anderson/Oakes sa tirare fuori dal cilindro, sta di fatto che “Like Kids” è un singolo azzeccatissimo in un disco perfettamente riuscito come “Night Thoughts”, che, a dire il vero non è però così sfacciatamente pop come lo fu “Coming Up”. Peccato per il video, che è una mezza schifezza.

THE WILD ONES

1994, da “Dog Man Star”

Nel disco più ambizioso e struggente ecco la ballata che entra nella storia e nel cuore. Basta un ascolto solo di “The Wild Ones” e l’incanto si è già creato. Bernard dipinge passaggi toccanti e Brett ci mette la sue voce e le sue parole. Non c’è nulla fuori posto. Tutto è meraviglioso. Brett ha spesso parlato di un disco influenzato da Prince. Bene, questa è la loro “Purple Rain”.

NEW GENERATION

1994, da “Dog Man Star”

Un brano costruito per travolgerti emotivamente. La chitarra di Bernard segna subito la via e poi da li la strada per l’estasi guitar-rock è tracciata, con la canzone che si traforma in inno, mentre fanno capolino i fiati e Brett ci spezza il cuore con “And I’m losing myself, losing myself to you“. Tripudio.

SO YOUNG

1993, da “Suede”

Più che una canzone, beh, una vera e propria opera melodrammatica: con la voce di Brett che va su a toccare il cielo e Bernard che ci mette chitarre liquide e piano che s’incontrano e sbocciano in un fiore da pelle d’oca.

HE’S DEAD

1992, b-side dal singolo “Metal Mickey”

Bernard sugli scudi in questa b-side, in cui la chitarra sporca e deragliante del nostro eroe fa un lavoro sublime. Un brano oscuro, sulfureo, malato e angosciante. “He said he had a horrible house, I looked in it and learnt to shut my mouth, He said I had the luck of a son, With all the love and poison of London“. In ginocchio.

PANTOMIME HORSE

1993, da “Suede”

Un brano semplicemente visionario. Il punto più alto di una poetica. Il punto più alto di un disco magnifico. Quello che fa Butler qui è costringerci a venerlo come un dio, quando spacca letteralmente il brano con quell’assolo devastante: una lama che ci entra nel cervello e che eleva la canzone al punto di non ritorno. E’ un continuo passaggio dal buio all’ombra, dal rumore al silenzio. Ci sentiamo come bendati e qualcuno ci facesse girare senza sosta: una canzone che disorienta, ammalia, che ci droga e ci rende dipendenti.

FOR THE STRANGERS

2013, da “Bloodsports”

Che ballata signori e signore. Tanto di cappello al buon Richard Oakes che, coadiuvato da un Brett che non finisce mai di stupire, piazza questa canzone che trovo davvero emozionante, ricca di pathos e grandiosa. Vengono i lacrimoni eppure non si riesce a non cantarla a non sentirsi trasportati di fronte a tanta epicità. Che meraviglia.

BEAUTIFUL ONES

1996, da “Coming Up”

Ruffiana come non ci fosse un domani. La canzone che spinge tutti in pista nelle serate “indie-pop” quando la parola d’ordine è “facciamoci 4 salti con la musica degli anni ’90“. C’è poco da dire, in una pagella del brano indie-pop perfetto qui il 10 viene toccato da tutti gli elementi, se poi Brett insiste con i suoi “la la la la la….” ecco che si punta direttamente alla lode.

BONUS TRACK: STAY TOGETHER

1995, da “Stay Together, singolo”

Questo capolavoro sta come ‘Bonus Track’ per il semplice motivo che non è neanche catalogabile come semplice “canzone”. Questa è poesia. Questo è il paradiso che Butler e Anderson hanno preparato per noi, che tremanti e umili ci avviciniamo di fronte a questa immensità.

 

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