OGGI “BRING IT ON” DEI GOMEZ COMPIE 20 ANNI

 
13 aprile 2018
 

I love this island, but this island’s killing me / Sitting here in silence, man, I don’t get no peace / The waves upon my shore take me away piece by piece”. Iniziava così, con le note graffianti di “Get Miles”, “Bring It On”. L’esordio dei Gomez uscito il 13 aprile 1998 vincitore di un Mercury Prize battendo Pulp, Robbie Williams, Catatonia, The Verve, Massive Attack. Una sorpresa per Ben Ottewell, Tom Gray, Ian Ball, Paul Blackburn e Olly Peacock, cinque ventenni inglesi di Southport amici da una vita, che quel premio l’hanno accettato inondando di champagne il palco del Shepherd’s Bush Empire. Risultato incredibile per un album nato nel garage del padre di Gray, capace di scatenare una guerra tra etichette europee e americane pronte a tutto per far firmare un contratto ai Gomez (a spuntarla alla fine è stata la Hut, sussidiaria della Virgin).

“Bring It On” è arrivato in un momento particolare, quando al di là della Manica gli appassionati di musica si stavano appena riprendendo dalla sbornia brit pop e cercavano qualcosa di nuovo, di diverso, per sfuggire al rapido declino di un genere che era stato ormai impacchettato, sfruttato, fino a perdere quella leggerezza che faceva ballare e divertire. I Gomez hanno riempito quel vuoto (ri)portando sulle coste britanniche il suono aspro e caldo del blues, le melodie create dallo strano matrimonio tra le voci di Ben Ottewell, Tom Gray e Ian Ball con in più un pizzico di psichedelia. Giocando con gli arrangiamenti senza paura di osare (come hanno dimostrato anche negli album successivi). Non volevano certo star seduti in silenzio i Gomez e le coste inglesi erano solo un punto di partenza per salpare verso altri lidi.

Lo sguardo puntato verso America, fonte d’ispirazione primaria per un gruppo che ha sempre amato artisti avventurosi come Captain Beefheart, The Red House Painters, Tim Buckley e Beck (come non sentirne l’influenza negli arrangiamenti di “Rie’s Wagon” “Love Is Better Than a Warm Trombone” e “Whippin’ Piccadilly”). Quello creato dai Gomez in cinquantaquattro minuti è un equilibrio brillante tra sperimentazione e semplicità che commuove e fa sorridere anche a distanza di anni. Soprattutto quando parte il fruscio vinilico che anticipa le note funky di “78 Stone Wobble” (“I was always told that you had to have the balls to break down; Now I’m older, I’m not too sure”) che sfumano in quelle gentili di “Tijuana Lady” (“I’m gonna find my way back to San Diego / Baby, where’d you hide?”) prima che si alzi il vento di “Here Comes the Breeze” (“Come on blow me up”).

I Gomez festeggeranno il compleanno in tour (con date in Australia, Gran Bretagna e America) suonando questo album dall’inizio alla fine, come hanno già fatto dieci anni fa al grido di “There’s no shame in going out of style”. La miglior definizione di “Bring It On” però l’ha data Guy Garvey degli Elbow quando ha detto, parlando della nuova versione super deluxe del disco in uscita il 20 aprile (quattro CD con trentacinque brani inediti tra cover e B Sides) che “nessun album cattura quel periodo in modo così perfetto. Dovrebbero chiamarlo “Bring It The Fuck On”.

Gomez – Bring It On
Data di pubblicazione: 13 aprile 1998
Registrato: Parr Street Studios, 1997-1998
Tracce: 12
Lunghezza: 54:06
Etichetta: Hut / Virgin
Produttori: Gomez


Tracklist

1. Get Miles
2. Whippin’ Piccadilly
3. Make No Sound
4. 78 Stone Wobble
5. Tijuana Lady
6. Here Comes the Breeze
7. Love Is Better Than a Warm Trombone
8. Get Myself Arrested
9. Free to Run
10. Bubble Gum Years
11. Rie’s Wagon
12. The Comeback

 

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