THE AUTEURS: LA TOP 10 BRANI

 
25 aprile 2018
 

29 marzo 1993, esce l’esordio dei Suede. Una data storica, fondamentale. Brett Anderson che “sconfigge” il grunge e “da il via” al brit-pop (prendetela con le pinze questa frase, dai). Ma quanti si ricordano il 22 febbraio 1993? Pochi purtroppo. In quella data veniva pubblicato l’esordio degli Auteurs guidati dal tormentato, egocentrico e instabile Luke Haines. “New Wave” non ha davvero nulla da invidiare al primo album dei Suede. Si abbevera alla stessa fonte musicale ricca di nostalgia per Smiths e Bowie, lavorando ai fianchi dell’ascoltatore con sagacia, oscura ironia e completa decadenza. Un mondo sporco e malsano, in cui la scrittura elegantissima, personale e ispirata di Haines alterna luci e ombre che danno alla testa e disturbano l’ascoltatore, completamente rapito.

Ho pensato che i The Auteurs, a cui il ruolo di band troppo sottovalutata spetta di diritto, avrebbero meritato una veloce retrospettiva, così, per celebrarli, per ricordare che in 4 album hanno lanciato perle che solo pochi hanno raccolto ed apprezzato. Perché una simile band non può e non deve essere dimenticata. Non ci dilungheremo tanto in chiacchiere. Sarà principalmente la musica a parlare e diciamo che è un bene: conoscendo Luke Haines tutto quello che diciamo potrebbe essere usato contro di noi!

SOME CHANGES

1999, da “How I Learned to Love The Bootboys”

Il colpo di coda pop da un disco non particolarmente a fuoco come quello che chiude la carriera della band.

SUBCULTURE

1993, da “New Wave”

Traccia nascosta che appare alla fine di “New Wave”. Smithsiana e incalzante è la scossa elettrica finale di un disco che fino a quel momento ha completamente rapito i nostri sensi

LIGHT AIRCRAFT ON FIRE

1996, da “After Murder Park”

Che la rabbia in Haines abbondi, all’uscita del terzo album degli Auteurs, lo si intuisce fin dall’inizio. Steve Albini produce, Luke Haines ci mette tutto il resto.

LENNY VALENTINO

1994, da “Now I’m a Cowboy”

Glam travolgente ipermelodico in apertura del secondo album, con quella che è, probabilmente, la canzone più famosa della band.

THE UPPER CLASSES

1994, da “Now I’m a Cowboy”

Adorabile e geniale questo pezzo, che mette in mostra la caratura elevatissima e sublime degli Auteurs, capace di prendere le chitarre dei Suede per metterle nel mondo elegante, amaro e disicantato dei Pulp.

EVERYTHING YOU SAY WILL DESTROY YOU

1996, da “After Murder Park”

Trova posto solo sul terzo album questo brano della band che in realtà è “un po’ datato” e già veniva suonato live. Meglio tardi che mai, certo e, comparendo proprio su quell’album, acquista una carica e una violenza non da poco.

UNSOLVED CHILD MURDER

1996, da “After Murder Park”

Luke Haines è così, temi forti inseriti in un contesto delicatamente british, quasi da pop da camera, arrangiato e suonato in modo delicato e raffinato. Haines può.

DON’T TRUST THE STARS

1993, da “New Wave”

Senti che piglio, che presa immediata. Luke Haines s’inventa un glam-rock che pare uscire dalla penna dei primi Teenage Fanclub.

CHINESE BAKERY

1994, da “Now I’m a Cowboy”

Forse la melodia più cristallina uscita dalla penna del buon Luke. La prima volta che ascoltai il ritornello già mi era entrato nel cervello e ancor’oggi la considero una delizia guitar-pop con quelle improvvise impennate chitarristiche che vanno a turbare la morbida quiete.

SHOW GIRL

1993, da “New Wave”

Da restare senza fiato. Canzone perfetta se ce ne fosse una. Eterea, morbida, lasciva: ogni parola non è capace di rendere l’immagine di quando una brano così possa colpirci fin nel profondo.

 

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