THE BEAUTIFUL ONES: I DISCHI CHE CI SONO PIU’ PIACIUTI AD APRILE 2018

 
di
4 maggio 2018
 

Con un altro mese ormai alle spalle ci concediamo un piccolo ma prezioso recap: The Beautiful Ones raccoglie le uscite discografiche, pubblicate negli ultimi 30 giorni, che più abbiamo apprezzato.


HINDS
I Don’t Run

[Lucky Numbers]

Ci godiamo questi trentasette minuti, che non ci fanno solo divertire, ma sono anche capaci di farci riflettere ed emozionare: aspettiamo con ansia di vedere quale sarà il loro prossimo passo.
[Antonio Paolo Zucchelli]


MANIC STREET PREACHERS
Resistance Is Futile
[Columbia]
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Una ripresa di sapori del passato quindi, senza però dimenticare i colori, gli arrangiamenti rigogliosi e il senso melodico che fanno parte di una lunga discografia, cosa che, quindi, li riporta nel presente con un bel bagaglio di esperienze da trasmettere in musica, come fossero stati dei viaggiatori che, in tanti anni di percorsi, hanno annotato tutto e ora lo elaborano con la solita sincerità, per tutti quelli (e in UK sono ancora tanti) che avranno ancora voglia di abbeverarsi alla loro fonte.

Un buon lavoro con alcuni brani anche in media con le loro cose migliori. Bravi.
[Riccardo Cavrioli]

MOTTA
Vivere O Morire
[Sugar]
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In questa raccolta, che potrebbe essere considerata quasi come un concept psico/sociale moderno, ritroviamo quindi nove delicate creature appoggiate su accordi acustici in loop (del resto a lui di cambiare accordi non gliene frega niente), semi narrate con quell’enfasi malinconica e che procedono con la stessa eleganza e raffinatezza di maestri della nostra tradizione cantautorale come De Gregori, Nada e Giorgio Canali o di esponenti di quella scena indie/pop iniziata anni fa con i vari Dente, Perturbazione, Moltheni etc. e che riconosce a pieno diritto oggi come uno dei suoi principali rappresentanti questo Joey Ramone nostrano.
[Stefano Quattri]

UNKNOWN MORTAL ORCHESTRA
Sex & Food
[Jagjaguwar]
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Sembra esserci poco spazio ormai nei dischi degli UMO per le chitarre super distorte che si avvitavano in quel crescendo un po’ pazzoide che è stato per anni il marchio di fabbrica della band, sonorità che vengono riproposte solo in “Major League Chemicals”. Il futuro di Ruban Nielson, Jake Portrait, Kody Nielson, Thomas Mabus, Ari Jalali ormai è chiaramente altrove e “Sex & Food” lo dimostra. Non vanno sul sicuro questa volta gli Unknown Mortal Orchestra: si mettono alla prova con un album non certo rivoluzionario ma sexy, ben costruito e ben suonato. Uno dei più accessibili della loro carriera.
[Valentina Natale]


JANELLE MONAE
Dirty Comnputer
[Bad Boy]
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La Janelle Monáe che si nascondeva dietro l’alter ego di Cindi Mayweather, “The cybergirl without a face”, l’electric lady sofisticata di qualche anno fa è diventata più umana (e anche più pop) ma resta sempre una forza della natura con cui fare i conti al di là dell’oceano.
[Valentina Natale]

A PERFECT CIRCLE
Eat The Elephant
[BMG]
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L’impatto emotivo di “Eat The Elephant” non è né poteva essere paragonabile a quello avuto da “Mer de Noms” o “Thirteenth Step” anni fa ma gli A Perfect Circle dimostrano comunque di non aver smarrito la vena creativa né quella compositiva in un disco moderno, vario e complesso. Un’onesta rappresentazione di cosa sono oggi, senza dover per forza guardare al passato.
[Valentina Natale]

A HAWK AND HAWKSAW
Forest Bathing
[Living Music Duplication]
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“Forest Bathing” è un disco/racconto di viaggio che contrappone/mescola tradizioni greche, serbe, turche, albanesi e bulgare. Tutto ciò lo rende ambizioso ma pregiato, speciale, magnetico. Pur essendo suonato per la gran parte da Barnes e Trost , “Forest Bathing” ha visto la partecipazione di alcuni ospiti incredibili: il virtuoso del clarinetto Cüneyt Sepetçi, da Istanbul, il maestro ungherese di Cimbalon Unger Balász e, più vicini a casa, il trombettista di Chicago Sam Johnson, John Dieterich dei Deerhoof e Noah Martinez della band Lone Piñon.

Assolutamente da sentire anche dal vivo!
[Angelo Soria]

KING TUFF
The Other
[Sub Pop]
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Quando un artista cambia stile in modo così netto rischia grosso e Kyle Thomas lo sapeva bene. Ha lasciato che le canzoni lo trasportassero dove volevano senza porre limiti alla provvidenza musicale e alla fine la scommessa la vince. “The Other” è sicuramente diverso rispetto al passato ma non sfigura se messo accanto a “Black Moon Spell” o “King Tuff”. Non è più il party animal che era Mr. Kyle Thomas ma non per questo ha venduto l’anima al diavolo. Stravagante come sempre.
[Valentina Natale]

MIEN
Mien
[Rocket]
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Essere catturati, prima ho usato questo termine e come potrebbe essere altrimenti quando visioni lisergiche rubano la nostra mente, incalzate da elettronica e pulsioni kratutrock. C’è un forte senso di libertà nell’approccio dei nostri e inevitabilmente per chi vi si approccia, con la mente sgombra, la sensazione di trsporto è altissima. La notte si fa scura, tenebrosa (“Other”), ma non ci fa paura, ci esorta ad uscire, a cercare il lirismo che si nasconde tra le movenze ipnotiche e dilatate che abbracciano l’oriente (“Earth Moon”, alla Kula Shaker sotto acido) o a ritmi più nervosi e motorik, mentre il basso pulsa nel nostro cervello e droga stordente e si fa largo nelle nostre vene (“Hocus Pocus”). Applausi sincerti per “Odessey”, imbevuta anche di melodia psichedilica che ci spinge a muoverci a lasciare i freni inibitori, concentrati come siamo solo su questo suono rigoglioso che ci entra dentro. Delizioso.

Finalmente un lavoro dove la somma di pesi massimi ci restituisce un risultato decisamente elevato.
[Riccardo Cavrioli]

BONUS TRACK – DEBUT ALBUM DEL MESE:

NIGHT FLOWERS
Wild Notion
[Dirty Bingo Records]
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Che avrebbero fatto un disco bellissimo non c’erano dubbi, che riuscissero a realizzare un tale capolavoro guitar-pop no, non me lo sarei mai aspettato. M’inchino davanti a voi Night Flowers.

Disco dell’anno. Gioco, partita, incontro.
[Riccardo Cavrioli]

 

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