THE OTHER SIDE: ARCTIC MONKEYS
Tranquility Base Hotel & Casino

 
15 maggio 2018
 

Anche nelle migliori famiglie come IFB ci sono pareri discordanti su certi dischi. Di solito ci fidiamo e accettiamo il verdetto del nostro recensore, ma per certe uscite molto importanti e in grado e di dividere la critica, abbiamo pensato a un diritto di replica, una seconda recensione che potrebbe cambiare le carte in tavola rispetto alla precedente. Voi scegliere quella che preferite …

VOTO OTHER SIDE: 5
Leggi la recensione positiva di “Tranquility Base Hotel & Casino”

Premesso che degli Arctic Monkeys sono un super fan, anzi, di Alex Turner nelle sue diverse forme; davvero un fuoriclasse della canzone d’autore. Questo disco, invece, non mi è piaciuto: apprezzo moltissimo la voglia di sperimentare e di continuare, in qualche modo, il percorso iniziato con l’album precedente, per di più osando ancora, ma quello che però va evidenziato è proprio un abbassamento della qualità di scrittura. A torto o ragione gli Arctic Monkeys sono una ‘pop band’, senza vergognarsi nel dirlo; grandi melodie e grandi canzoni, scritte come Dio comanda, altrimenti non si spiegherebbe il loro successo planetario. Senza far arrabbiare qualcuno, potremmo tranquillamente definirli una sorta di Beatles anni 0 e credo sia lecito da loro aspettarsi sempre quelle melodie importanti, a cui ci hanno abituato in tutti i loro dischi. Il problema è che qui non ci sono.

Mi ripeto, dico assolutamente “figata” per il coraggio del cambio di genere, se così vogliamo chiamarlo, perché è bellissimo vedere una band di questi livelli che cerca altre direzioni, diverse e non convenzionali, a loro modo, però sarebbe opportuno abbinare alla voglia di sperimentare e cambiare anche dei brani di cui vorremmo ricordarci, non dico nei prossimi anni, ma almeno nelle prossime settimane. Io lo dico sono al settimo ascolto completo, se al trentesimo griderò al capolavoro, dovrò riscrivere questa recensione, ma 7 ascolti sono più che sufficienti (credo), per un giudizio non più definibile frettoloso.

Fosse un disco, non so, dei Grizzly Bear, che hanno sempre preso il pop sperimentale come dogma supremo, potrei anche capire certe scelte, ma da Alex Turner e soci io mi aspetto altro, soprattutto dopo cinque anni di assenza col moniker Arctic Monkeys. In tanti gridano al capolavoro, forse premiando il coraggio di rimettersi in gioco su un terreno, diciamolo, anche difficile all’ascolto. Non è così per me. Si salva, devo dire anche alla grande, “Four out of five” (fossero tutte così, allora si che sarei in ginocchio) che guarda caso (lo scopro ora) è stata scelta come singolo, tutto il resto però è un po’ noia.

 

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