ANY OTHER, GUANO PADANO, POPULOUS: INTERVISTA A TRE PROTAGONISTI ITALIANI DEL PRIMAVERA PRO

 
17 maggio 2018
 

Il Primavera Sound di Barcellona è di sicuro uno dei festival più friendly per il pubblico italiano, per vicinanza, facilità di fruizione (la città è organizzatissima) e costo del biglietto. Se a questo aggiungiamo un cast artistico che ha sempre meno paragoni fra i festival concorrenti e una location urbana che sembra nata apposta e si sposa perfettamente alle esigenze di tutti (pubblico e organizzatori), è molto facile capirne il successo. Da qualche anno, come cigliegina sulla torta, il festival organizza il Primavera Pro, una vetrina dedicata ad artisti provenienti da tutto il mondo, ottima occasione per farli conoscere a un pubblico più ampio e internazionale, ma soprattutto agli addetti ai lavori. Quest’anno gli artisti italiani ospitati saranno gli Any Other, i Guano Padano e Populous, artisti che saranno lì grazie al supporto di Italia Music Export SIAE, e noi gli abbiamo fatto due domande “pre partita”.

Nome e palchi sui quali vi esibirete:
ANY OTHER:
Io sono Adele di Any Other e suoneremo il 30 maggio al Day Pro (CCCB – Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona) alle 12:40 e al club BARTS la sera dello stesso giorno. E infine l’ultima sul Night Pro stage al Parc del Forum il 31 maggio.
GUANO PADANO: Sono Asso dei Guano Padano e anche noi suoneremo il 30 al CCCB e al BARTS e il 2 giugno sul palco del Night Pro all’interno del festival.
POPULOUS: il primo palco è il BARTS il 30 maggio nella serata inaugurale (suonerà anche al CCCB lo stesso giorno, ndA) poi il 31 maggio, la prima serata del festival sul palco Night Pro alle 2 del mattino.

Prima volta che vi confrontate con un pubblico straniero?
AO: No, non è la prima volta, abbiamo fatto un bel po’ di cose all’estero con il vecchio disco… Però è la prima volta in Spagna.
GP: Abbiamo già avuto occasione di suonare all’estero, anche se sporadicamente. Qualche anno fa abbiamo aperto il concerto dei Faith No More all’Hammermisth Apollo di Londra ed è stato memorabile.
P: No non è la prima volta, sono stato già fuori a fare delle date principalmente in Europa e negli Stati Uniti. Però è la prima volta al Primavera, quindi sono molto curioso.

È un momento particolarmente felice – in una maniera anche un po’ strana, se vogliamo – per la musica indipendente in Italia, ma il tabù che c’è sul cantato in inglese, sulle produzioni strumentali e sulla musica elettronica a volte è ancora difficile da superare: pensate che una proposta come la vostra possa trovare dei canali maggiormente ricettivi all’estero e state lavorando in tal senso?
AO: Mah, il fatto di scrivere in inglese non viene da nessuna decisione aprioristica, semplicemente dal fatto che mi viene naturale farlo, quindi non credo che il mio progetto sia rivolto verso un paese nello specifico. Mi rendo conto di certo che cantando in inglese è più facile avere accesso a canali al di fuori dell’Italia, semplicemente perché è una lingua molto diffusa. Lo vedo come il lato positivo della medaglia.
GP: Sì, onestamente credo che all’estero possa esserci più attenzione rispetto a una proposta musicale come la nostra. Mi auguro che il Primavera Sound in tal senso possa davvero aprirci nuove strade.
P: Io non credo che trasferirsi all’estero significhi risolvere il problema. Diciamo che mi considero abbastanza fortunato per tutto quello che sono riuscito ad ottenere in Italia, pur facendo delle robe sempre strane, sempre diverse, sempre un po’ fuori dagli schemi. Uno dei problemi è sicuramente la lingua. Se ci pensi un artista come Cosmo è riuscito ad arrivare al grande pubblico facendo elettronica e lo ha fatto cantandoci sopra in italiano. Sappiamo tutti che se quel disco fosse uscito col cantato in inglese sarebbe stato ascoltato ma non sarebbe mai passato per radio, non avrebbe mai avuto questo riscontro. Cosmo è stato utile per far capire che il problema non è più la forma strutturale della musica, non è più una questione di Ok, faccio itpop con le chitarrine, canto in italiano e allora ho successo in automatico“: lui ha dimostrato che si può avere successo anche facendo della musica elettronica, più o meno sperimentale, basta cantarci su in italiano, metterci su dei testi in italiano e diventa subito tutto fruibile. Secondo me la musica strumentale e gli artisti stranieri che la fanno avendo successo in Italia sono quattro in croce, quelli che ti fanno riempire i festival, come Apparat, John Hopkins, Caribou, Four Tet, questi qua. Tolti loro uno vale l’altro. Fanno parte di una bolla molto molto ristretta di persone che ascoltano un certo tipo di cose ma non riesco a pensare che arriveranno a fare mai dei grossi numeri. Sì all’estero è un po’ diverso ma non credo sia poi così diverso, fanno sempre parte di una certa élite ed è un certo tipo di pubblico e di giornalismo (la bolla di cui ti parlavo prima) che li percepisce in un certo modo qui in Italia, ma secondo me non riescono a capire bene quale sia effettivamente la loro portata.

Dovesse aprirsi qualche canale concreto all’estero, sareste pronti a fare le valigie e partire, con un biglietto di sola andata?
AO: Sì, sono molto disposta a farlo, per il momento il massimo di tempo in cui sono stata via da casa a suonare è stato tre settimane però lo rifarei subito e in generale sì, ma proprio sì, subito, senza pensarci. Sì, lo faccio!
GP: Assolutamente sì e senza pensarci due volte. Obiettivamente dopo 10 anni di attività e dopo aver respirato diverse atmosfere nel nostro Paese, mi rendo conto di avere la necessità di qualcosa di nuovo.
P: No, non mi trasferirei perché ormai non l’ho fatto, non ha più molto senso, non so se avrò mai voglia di far cantare le mie cose a qualcuno per farle arrivare al grande pubblico… Alla fine preferisco il low profile, sono già abbastanza soddisfatto.

È da un po’ che non pubblicate materiale nuovo: c’è qualcosa in programma? Qual è la canzone che non vedete l’ora di far ascoltare al pubblico del Primavera?
AO: Il disco uscirà per 42 Records dopo l’estate e sarà un disco un po’ matto, spero matto “bene”. Non c’è una canzone nello specifico che mi piacerebbe suonare, è tutto così nuovo che sono super eccitata per qualsiasi cosa suoneremo, quindi ti direi il disco intero.
GP: Non abbiamo ancora iniziato il nuovo disco ma abbiamo già alcuni spunti su cui stiamo lavorando. Pubblichiamo un disco ogni 3-4 anni, non abbiamo mai seguito la nuova tendenza dell'”usa e getta” di questi tempi, quindi siamo abbastanza in linea con i nostri ritmi di realizzazione. Più che un brano in particolare, non vediamo l’ora di far conoscere i Guano Padano al pubblico del Primavera.
P: Ho dei provini di roba nuova ma non ho ancora capito bene come strutturarla, anche perché adesso sto facendo più che altro produzioni per altre persone e tanto sound design di cose molto sperimentali, per cui mi stavo concentrando su altre cose in questo periodo. I pezzi che mi piace di più suonare dal vivo sono quelli che suono anche quando faccio i dj set, ovvero Vox Serena e Alala. Vedo che funzionano, la gente balla e sono contento.

Quale live non perderete assolutamente (come spettatori) in questa edizione del Primavera Sound?
AO: Il live che non voglio perdermi è quello di Bjork. Non sono mai riuscita a vederla dal vivo e penso che sia una delle artisti migliori in circolazione da anni.
GP: Sicuramente quello di Bjork.
P: Io non ho mai visto Bjork dal vivo, il che fa di me una persona da prendere in giro, mentre credo che vedrò per la quinta volta i Grizzly Bear, sono un loro grande fan. In realtà devo guardare ancora bene il programma!

 

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