JESUS AND MARY CHAIN: LA TOP 10 BRANI

 
22 Maggio 2018
 

Precursori, oscuri, arrabbiati, visionari, sonici, fratelli, melodici, disturbati e disturbatori…ma quante cose potremmo dire di Jim e William Reid, per amici e nemici i Jesus And Mary Chain?
Noi, mentre il tour italiano è alle porte (22 maggio a Genova, il 23 a Roma e il 12 agosto al festival siciliano Ypsigrock), lasciamo parlare la musica…

I LOVE ROCK ‘N’ ROLL

1998, da “Munki”

Un bel tripudio di fiati e melodie per questo atto d’amore al rock’n’roll, sempre intriso della classica ironia dei nostri.

JUST LIKE HONEY

1985, da “Psychocandy”

L’esordio dei J&MC è di quelli che lascia il segno: feedback deragliante, il fantasma dei Velvet Underground che aleggia oscuro e questi due accordi elementari che però piazzati al momento giusto e nel posto giusto fanno entrare la band nella storia. Una psichedelia malata che esplode in brani taglienti e ossessivi, ma anche in ballate sulfuree come questa “Just Like Honey”.

HEAD ON

1989, da “Automatic”

Senti che robina. Il feedback lancinante degli esordi si è smorzato, Lou Reed è sempre un santino immancabile e si avvertono i primi segnali di un tiro quasi ballabile. Un pezzo come “Head On” è un tripudio pop.

HAPPY WHEN IT RAINS

1987, da “Darklands”

Figurati se due che vestono sempre di nero, con i loro occhialoni e l’aria funerea non si divertono quando piove. Il processo di “normalizzazione” iniza proprio con questo secondo album, ma qui è roba d’alta scuola. Uno dei top assoluti della band.

ALMOST GOLD

1992, da “Honey’s Dead”

Pigra e indolente ballata popedelica, che proprio per quest’aria compassata ci conquista fin dal primo ascolto. Favolosa a dire poco.

REVERENCE

1992, da “Honey’s Dead”

Si apre con questo trip in acido l’album “Honey’s Dead”. “Reverence” accentua ancora di più il lato ‘ballabile’, come se ci trovassimo davanti degli Stone Roses in vena di chitarre super deraglianti.

NEVER UNDERSTAND

1985, da “Psychocandy”

Batteria secca e minimale, suonata in modo spartano e marziale dal buon Bobby e intanto ecco trapani di feedback che ci bucano cervello e orecchie: nichilisti e visionari, mentre questo cantanto quasi incolore riesce a tirar fuori anche la melodia favolosa, mentre tutto intorno a noi fischia e va in rovina. I Suicide applaudono commossi.

SOMETIMES ALWAYS

1994, da “Stoned And Detroned”

C’erano grandi aspettative per questo album acustico dei fratelli Reid, invece il tutto si dimostra un po’ poverello. Emergono chiare e limpide le melodie, quello si, visto che intorno il sound è decisamente morbido. Ovvio che un brano come “Sometimes Always” non possa non spiccare, non fosse altro per la presenza della divina Hope Sandoval.

TASTE OF CINDY

1985, da “Psychocandy”

Io come questi dannati riescano a far emergere, in modo così naturale, una melodia così celestiale in mezzo a tanto frastuono non l’ho ancora capito. Un minuto e 42 secondi di puro splendore.

I HATE ROCK ‘N’ ROLL

1998, da “Munki”

Dicono di amarlo questo R’n’R, ma forse lo odiano. Sempre ironici e da prendere con le pinze i nostri Reid che ritrovano il gusto di sporcare il tutto con chitarre belle soniche e rumorose.

 

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