PRIMA DEL SUO CONCERTO AL GIARDINO DELLA TRIENNALE DI MILANO ECCO LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON BEDOUINE

 
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18 giugno 2018
 

Sabato 23 giugno, nell’ambito di TRI.P sul palco del Giardino della Triennale a Milano, Bedouine (Azniv Korkejian) proporrà la sua musica. La fanciulla, nata ad Aleppo e “sponsorizzata” da Matthew E White, l’anno scorso ha pubblicato un delizioso album d’esordio, che rimanda tanto al folk degli anni ’60 quanto alle magie di Nick Drake, passando per le opere più contemporanee di Laura Marling. Raffinata e attentissima ai dettagli, Azniv arriva finalmente in Italia e non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di scambiare, via mail, due chiacchiere con lei.

Ciao Azniv, come stai? Da dove stai scrivendo?
Ciao Ricky, sto bene grazie, ti sto scrivendo da un treno diretto a Bruxelles, partito da Parigi.

Il 23 giugno sarà trascorso esattamente un anno dalla pubblicazione del tuo esordio. Dopo un anno come giudichi quel disco?
Forse non dovrei ammetterlo, ma, ti dirò, ascolto il disco qua e là nel corso del tour per vedere se ho acquisito una nuova prospettiva su di esso. Quando lo sento, ricordo come ci siamo approcciati al lavoro: mi piace il fatto che sia stato un lavoro graduale.

È vero che inizialmente guardavi la musica più come a un hobby?
Beh, non ero sicura di quali fossero i miei obiettivi. Era proprio il modo in cui preferivo passare il tempo. E’ stata una cosa gratificante seguire una canzone che prendeva forma e grazia in studio. Ti confesso che non sapevo che la mia musica sarebbe stata pubblicata. Ho pensato che forse avrei potuto mettere i pezzi online e avrei continuato i miei progressi come sound editor.

La tua storia personale ci parla di una vita che ha visto molti cambi di casa. Quanto di questi passaggi (dalla Siria all’Arabia Saudita, all’America) può essere trovato nella tua musica?
Non credo che la mia musica rifletta un posto in particolare; potremmo dire che è molto americano come suono, ma in fin dei conti sono andata in una scuola americana a crescere. Spostarmi e lasciare i posti a cui ero attaccata, quando ero piccola, potrebbe aver causato in me un senso generale di distacco, che credo si trovi nel disco.

Ora, hai nostalgia dell’Arabia Saudita?
Si, certo. Ricordo di essere tornata a casa, dopo i nostri viaggi familiari da bambina, e di aver sentito subito questo senso di casa. Persino l’odore mi è sembrato confortante quando sono entrata nella mia stanza e ho visto i miei animali imbottiti sui miei scaffali. Ora ho una versione in continua evoluzione di ciò. Tutto è mediato dalla mia comprensione da adulto di cosa significava vivere lì come donna. Ma una parte di me è ancora lì, così come in Siria.

Matthew E. White ti ha mai detto che cosa lo ha colpito di più, quando ti ha sentito per la prima volta? Sono state le tue favolose composizioni o la tua voce straordinaria, capace di trasmettere atmosfere oniriche e malinconia allo stesso tempo?
Oh grazie. So che è stato colpito principalmente dalla canzone “One of These Days”. Credo non si aspettasse che una persona incontrata, a caso, dopo un suo spettacolo gli potesse dare qualcosa da coinvolgerlo così tanto. Ma, accidenti, sono contenta di averlo fatto. Mi ricordo che diceva quanto apprezzasse il fatto che la batteria fosse semplice e quanto fosse classico il suono.

La tua musica è spesso etichettata come “retrò-folk”. Retro è una parola che apprezzo, ma sicuramente c’è da sottolineare come la tua musica può portarci fuori dal tempo. Cosa ne pensi? Hai qualche interesse per la musica moderna o ascolti di più artisti del passato?
Un po’ entrambi. Adoro le melodie cadenzate degli anni ’60 e ’70. E ci sono (e ascolto) artisti di oggi che attingono da quello da cui prendo anche io.

Il tuo primo disco ha ricevuto molte recensioni positive e un grande rispetto da parte dei fan. Direi che un lavoro simile potrà produrre grandi aspettative per il nuovo lavoro. Sei già all’opera sul tuo nuovo disco? Il buon feedback del primo disco potrebbe influenzare la tua scrittura?
Sai, io spero sempre in meglio, certo ho avuto il lusso di non pensare a nulla di tutto ciò per il primo disco, che è nato in modo molto naturale. Ho un piano per il prossimo disco e ho fatto una pre-produzione con il mio produttore Gus Seyffert, ma il tempo è stato abbastanza limitato, a causa del tour. Presto tornerò in studio.

Cosa dovremo aspettarci dal tuo concerto a Milano?
Beh, in primis che sono molto felice di essere in Italia per la prima volta. Per quanto riguarda il mio set, beh sarà una semplice esibizione. Suonerò le mie canzoni come le ho scritte, per la prima volta, nel mio minuscolo appartamento sul Sunset Blvd.

 

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