OGGI “SIAMESE DREAM” DEGLI SMASHING PUMPKINS COMPIE 25 ANNI

 
27 Luglio 2018
 

Today is the greatest
Day I’ve ever known
Can’t live for tomorrow
Tomorrow’s much too long
I’ll burn my eyes out
Before I get out

Come dire, cogliamo l’attimo come se non ci fosse un domani.
Questa è la sintesi perfetta di “Siamese Dream”, uno dei miei 10 album preferiti si sempre, che compie la bellezza di 25 anni.
Curiosamente mi ritrovo a recensirlo nuovamente, dopo aver già lasciato una traccia in queste pagine 10 anni fa.
In questo album c’è tutto: psichedelia anni 70, chitarre pesanti primi anni 90, sezione ritmica di stampo jazz, linea di basso funky, voce stridula anni 80, la struttura “stile Pixies” break chitarre – spazio calmo solo basso e batteria – break chitarre.

Per non ripetere quanto già scritto in passato facciamo l’esercizio di rivivere il disco col senno di poi, ripercorrendolo nella sua versione in vinile.

Il lato A è una dichiarazione di guerra: “Cherub Rock”, “Quiet”, “Today” e “Hummer”.
Rulli di tamburi circensi e si apre una suite di chitarre, sovraincise più volte, in pieno stile Butch Vig (produttore) ed un’onda sonora carica di bassi (si sente il tocco di Alan Moulder al mixer) ci travolge. “Cherub Rock” come incipit di un disco del genere è il non plus ultra.
Poi accendiamo i motori, arriva “Quiet”, una macchina sonica con chitarre attorcigliate che sembrano un V12 a tutto gas. Un brano tutt’altro che tranquillo, a discapito del titolo. Anche in questo pezzo il tocco di batteria di Jimmy Chamberlain è da veri intenditori, quasi sprecato per tanto rumore.
Poi un riff di chitarra semplice e si apre “Today”, che ha un po’ la struttura che ha portato fortuna ai Nirvana, già dei Pixies e dei Pere Ubu: un’onda lunga di chitarre che saturano gli spazi per poi fermarsi e lasciare una linea scarna di basso e batteria dove la voce stridula e quasi stonata di Billy Corgan ti accompagna nel prossimo break. Il brano scivola verso la fine con quel riff iniziale che riemerge in sottofondo. Wow!
Poi quello che non ti aspetti: una chitarra distorta alla Robert Fripp, appoggiata su una batteria appena accennata, ci porta nel pezzo più psichedelico dell’album: “Hummer”. Con un lunghissimo finale lisergico, da “Desert Sessions”, “Zabriskie Point” e chi più ne ha ne metta.

Dopo un inizio così si fa fatica a pensare che il lato B possa regalare emozioni simili.
Girato il vinile invece ci danno il benvenuto delle chitarre distortissime ed un ritmo rallentato e scomposto: “Rocket”. Qui si apprezza la base ritmica di James Iha (chitarra ritmica) e D’Arcy Wretzky (bassista) che suonano all’unisono, malgrado le vicende personali li abbiano separati irrimediabilmente.
Tutto ci si aspetta come prossimo brano tranne una ballata con tanto di archi, tubular bells, timpani: “Disarm” è fedele al titolo e risulta davvero disarmante per l’ascoltatore. Se qualcuno aveva dubbi sulla completezza di sonorità racchiuse in questo LP, beh, ha dovuto deporre le proprie armi.
La successiva “Soma” parte ancora più in sordina: anche qui tocchi di psichedelia anni ’70 ci portano in un’atmosfera sognante, poi un bel break di chitarre ci riporta sulla terra e ci spinge a cambiare vinile.

Il lato C comincia con un bel brano tirato: “Geek U.S.A.”, ricordando un po’ l’eredità del precedente album Gish.
La superballata “Mayonaise” è uno dei miei brani preferiti: malgrado il lento incedere è un brano di estrazione hard rock, solo rallentato, con degli stop lisergici e ripartenze potenti. Chapeau!
“Spaceboy” chiude il lato del vinile con un’atmosfera sognante, condita di archi e orchestrazioni sublimi.

Nel lato D il disco finalmente cala un po’, anche se degna di nota è sicuramente la scomposta “Silverfuck” che parte fortissimo, poi va pianissimo poi finisce fortissimo. Attenzione a regolare bene il volume sulla parte rumorosa e pazientare nel silenzio, potreste fare dei danni.
“Sweet Sweet” sembra un po’ una “Disarm sbagliata”, non ne ha lo stesso fascino anche se il sound nella base di chitarra acustica ci somiglia.
Ed il finalone soft di “Luna” ci ricorda che aggiungendo archi (e pure un sitar) ad una ballata si toccano le corde (gioco di parole) più romantiche di ognuno di noi.

Nel riporre il disco nella custodia “special edition glittering rossa” l’unico pensiero che mi viene in mente è quanta storia della musica sia rinchiusa in questi solchi. All’incredulità si associa la meraviglia dell’essere senza tempo, un sound tutto sommato ancora attuale che suona più giovane di molti dischi coevi.
D’altronde gli ingredienti ci sono tutti: una cabina di regia che ha segnato un’epoca nella storia della musica, quel Butch Vig affiancato alla magia di Alan Moulder al mixer. Poi l’inventiva di Billy Corgan all’apice della sua vena poetica, supportato da uno dei più grandi batteristi di sempre, genio e sregolatezza Jimmy Chaberlain. Ed infine i superdiligenti James Iha e D’Acry Wretzky la cui rythm session tiene insieme il tutto.
Imperdibile.

The Smashing Pumpkins – “Siamese Dream”
Pubblicazione:
27 luglio 1993
Etichetta: Virgin
Produttori: Butch Vig, Billy Corgan

Tracklist (vinile):
Lato A
Cherub Rock – 4:58
Quiet – 3:41
Today – 3:19
Hummer – 6:57

Lato B
Rocket – 4:06
Disarm – 3:17
Soma – 6:39

Lato C
Geek U.S.A. – 5:13
Mayonaise – 5:50
Spaceboy – 4:28

Lato D
Silverfuck – 8:43
Sweet Sweet – 1:38
Luna – 3:20

 

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