THE BEAUTIFUL ONES: I DISCHI CHE CI SONO PIU’ PIACIUTI A LUGLIO 2018

 
di
3 agosto 2018
 

Con un altro mese ormai alle spalle ci concediamo un piccolo ma prezioso recap: The Beautiful Ones raccoglie le uscite discografiche, pubblicate negli ultimi 30 giorni, che più abbiamo apprezzato.

DEAFHEAVEN
Ordinary Corrupt Human Love

[ANTI]
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Potrebbe rappresentare il futuro dei Deafheaven, un futuro dove le radici metal sono più sfumate ma comunque presenti. George Clarke non ha nessuna intenzione di abbandonare prima o poi il suo growl / scream d’ordinanza questo è sicuro.
[Valentina Natale]

UNDERWORLD & IGGY POP
Teatime Dub Encounters
[Caroline International]
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Attenzione, quindi: l’ora del tè, se si incontrano Underworld ed Iggy Pop, può avere risultati sfavillanti come questo EP, un vero proprio “High Tea”, dal costume e gusto squisitamente british.
[Anban]

DIRTY PROJECTORS
Lamp Lit Prose
[Domino]
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Sono nati dei nuovi Dirty Projectors, meno intensi di quelli che conoscevamo e ricordavamo (l’assenza di Amber Coffman e Angel Deradoorian si sente, inutile negarlo). Diversi ma comunque capaci di giocare con note e stili musicali in piena libertà in un disco curioso, fresco, divertente e incredibilmente ottimista.
[Valentina Natale]

OVLOV
TRU
[Exploding In Sound]
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C’è tanto indie di nicchia anni ’90, c’è tanto Dinosaur Jr., tra pezzi più incalzanti ed adrenalinici (“Short Morgan” e “The Best of You”) e momenti dal passo più lento e cadenzato (l’ossimorica “Tru Punk”, “Spright” o “Baby Alligator”) Hartlett è malinconico ma delicato nel cantare melodico testi a loro volta gentili, sentimentali, semplici.
Se adorate la musica da retrovia, chitarre rumorose ma allo stesso tempo una voce da emozioni pure e sincere, “TRU” e gli Ovlov fanno per voi.
[Anabn]

BODY/HEAD
The Switch
[Matador]

L’apocalisse cantata dai Body / Head non è solo politica e collettiva ma anche personale, con i dubbi di “Change My Brain” che assillano una Kim Gordon raramente così evocativa alla voce. La violenza a lungo trattenuta esplode in “Reverse Hard” con quell’urlo strozzato, prolungato e perfettamente a tono, che sale piano e poi si ferma come se non sapesse bene dove andare. Ma è solo un’impressione perché tutto è perfettamente sotto controllo in “The Switch”. L’improvvisazione no wave di Gordon & Nace è millimetrica, si snoda inquietante nota dopo nota, respiro dopo respiro in un disco minimalista, meno immediato e viscerale di quanto fatto in passato ma sempre di buon livello. Perfetto per accompagnare la lettura di “The White Book” di Han Kang.
[Valentina Natale]

THE GROWLERS
Casual Acquaintances
[Beach Goth Records and Tapes]

I The Growlers sembrano come aver percepito queste punte di risentimento, tant’è che se ne escono con “Casual Acquaintances” il quale non è che una raccolta di demo e comunque materiale riferito proprio al periodo in cui “City Club” è stato prodotto e registrato: l’invidiabile capacità melodica e compositiva di Nielsen, tra testi mai banali e atmosfere da surf rock ’60/’70, accenti più gotici ora, distorti e post-punk adesso, e soprattutto la sua voce scoglionata, da fiatone post serata di fuoco, il suo incedere eccentrico, stordito e barcollante, sono tutti i marchi di fabbrica dell’essenza più genuina dei Growlers, che in questo album si rifanno sentire nella loro forma primordiale, sia nei pezzi più spinti (“Orgasm of Death” è una macchina sgangherata che corre a 100 all’ora con Nielsen alla guida, braccio appoggiato alla portiera e sigaretta penzolante tra le labbra) che in quelli a scorrimento più calmo e dilatato (come “Problems III” , una ballad dai beat sporchi e distorti).
[Anabn]

TRUST FUND
Bringing The Backline
[Hidden Bay]
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C’è una buona varietà in questo quarto LP di Trust Fund che, pur senza far gridare al capolavoro, è comunque un album indie-pop assolutamente valido e che ci sentiamo di consigliare: davvero un peccato che sia l’ultimo episodio per questo brillante progetto.
[Antonio Paolo Zucchelli]

COWBOY JUNKIES
All That Reckoning
[All That Reckoning]
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Evocativi ed eleganti (“The Possessed” è di una bellezza indescrivibile, in quella splendida semplicità che mette in risalto il cuore delle cose) forse i Cowboy Junkies non raggiungeranno nuovo pubblico con questa uscita, ma chi li ama sa di avere fra le mani una delle loro migliori uscite, sia come testi sia come spunti melodici. Ne siamo convinti.
[Riccardo Cavrioli]

THE NATIONAL
Boxer live in Brussels
[4AD]
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Oggi, come allora, ci sentiamo ancora “mezzi svegli in un impero fasullo”, per fortuna però “Boxer” è ancora qui con noi, a ricordarci che sono le nostre ansie e le nostre paure di adulti a renderci umani, e che possiamo farcela, come ce l’ha fatta proprio lui contro ogni previsione, a risplendere in questa epoca buia e piena di incertezze.
[Stefano D’Elia]

SMOKESCREENS
Used To Yesterday
[Slumberland Records]
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Ci manca il fiato a star dietro a perle come “Jolly Jane” (molto Veronica Falls), mentre scosse elettriche ci fanno sbandare in “Someone New”, mentre poi ecco ballate come “Buddy” che si tingono di classica popedelia o ancora una “Fool Me” dove pare di stare in territori Yo La Tengo. Posso dirvelo? Addirittura nei pezzi più tranquilli i nostri sembrano quasi avere una marcia in più…ma forse sono solo io che sto diventando romantico con l’estate!
Comunque, il primo che mi viene a dire che le chitarre nel rock sono morte si becca un cazzotto in faccia.
[Riccardo Cavrioli]

 

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