JAMES: LA TOP 10 BRANI

 
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14 agosto 2018
 

di Stefano Bartolotta

L’elogio che, secondo me, meglio rappresenta i James l’ho letto tanti anni fa in quel disgraziato volumetto di ‘Rumore’ sul brit-rock. In mezzo a tante opinioni a dir poco discutibili, l’autore di quell’opera era stato, invece, molto bravo nell’inquadrare il principale punto di forza della band di Manchester, scrivendo che “la voce di Tim Booth emozionerebbe anche se cantasse le Pagine Gialle”. L’impatto vocale non è certo l’unico aspetto meritevole nel repertorio della band, poiché anche la limpidezza melodica, l’equilibrio negli arrangiamenti e la capacità di cambiare pelle mantenendo intatta la propria notevole carica pop non possono essere trascurati, però è indubbio che quella voce lì è la prima cosa che cattura chi ascolta una qualunque canzone dei James ed è fatta per lasciare un segno su ogni persona dotata di un minimo di sensibilità emotiva.

Sono passati 32 anni dalla pubblicazione del primo album, e con il recentissimo “Living In Extraordinary Times” siamo arrivati al 15esimo lavoro sulla lunga distanza, per cui non è affatto facile scegliere le migliori 10 canzoni dei James. In realtà, la band viene vista da molti appassionati come macchina da singoli più che da dischi, e in effetti, in più di un album l’ispirazione non è costante dall’inizio alla fine. Ciononostante, di canzoni stupende dei James ce ne sono così tante che è davvero difficile isolarne 10. Noi ci proviamo, con umiltà e grande rispetto.

10 – Hey Ma

2008 da “Hey Ma”

Tra le band che hanno fatto la storia del pop in Gran Bretagna, i James sono stati tra i primi a mettere in scena la reunion dopo diversi anni di inattività. Aleggiava un po’ di scetticismo nell’aria, e occorreva un album solido per far sì che Tim Booth e soci potessero riguadagnare le attenzioni a cui erano abituati. “Hey Ma” compie perfettamente questa delicata missione, e la title track svetta all’interno di una raccolta di canzoni solidissima per i saliscendi di intensità perfettamente studiati e un ritornello irresistibile.

9 – Curse Curse

2014 da “La Petite Mort”

Il momento migliore della nuova vita dei James è senza dubbio rappresentato da questo disco nato in seguito alla scomparsa della mamma di Tim Booth nel 2012. Vuole essere un disco, appunto, sulla morte, ma che sia anche, secondo le parole della band, “uplifting”. Anche qui, la missione è perfettamente riuscita, e questa canzone riprende con estrema credibilità il lato più electro della band e mostra un’ispirazione melodica sempre altissima in ogni parte del brano e una costruzione compositiva perfetta.

8 – Skullduggery

1986 da “Stutter”

La prima canzone del primo album è sempre un biglietto da visita importante per una band, e i James hanno scelto perfettamente come riempire questo slot. L’interazione semplice ma non banale tra i giri di chitarra, di basso e di batteria e il modo in cui si integra perfettamente con una linea melodica vocale con la quale, in linea teorica, sarebbe agli antipodi, fa già capire che dai James si potranno ricevere tante soddisfazioni.

7 – Come Home

1990 da “Gold Mother”

Siamo in pieno periodo Madchester, e I Nostri non possono certo sottrarvisi. Quel vecchio volpone di Flood, già al lavoro con i Charlatans, infiocchetta in modo perfetto per il momento questo singolo di due anni prima e la band piazza il remix in apertura del proprio terzo album. Come resistere a quelle tastiere e a quel groove accoppiati a una strofa da acchiappo totale e a un ritornello semplice ma che farebbe saltare e cantare anche i sassi? Semplicemente, non si può resistere, e infatti nessuno resistette.

6 – Born Of Frustration

1992 da Seven

Finora abbiamo premiato solo il lato più ritmato della band, ma i James sanno anche esere morbidi e avvolgenti come pochi altri, e questo singolo ne è la perfetta dimostrazione. Altra canzone posta in apertura di un disco, “Born Of Frustration” è una mid tempo talmente perfetta dal punto di vista della qualità melodica e dell’espressività vocale che fa quasi venir voglia di abbracciare virtualmente la band quando la si ascolta. E, giustamente, l’arrangiamento, in questo caso, è meno ricco di dettagli rispetto al solito, perché quando hai uno scheletro così, non puoi far altro che valorizzarlo.

5 – Waltzing Along

1997 da “Whiplash”

“Whiplash” viene visto quasi unanimemente come l’ultimo bel disco dei James prima di un periodo di evidente calo di ispirazione, e, prima della reunion, era ritenuto il canto del cigno della band. Il cigno aveva cantato decisamente bene qui, almeno per questo singolo e per quello di cui parleremo subito dopo, valorizzando, anche in questo caso, il lato più morbido e dolce della band. Quel giro di chitarra slide commuove già da solo, e se poi lo metti insieme a una melodia particolarmente catchy e a un’interpretazione vocale perfettamente studiata anche in come far intervenire le seconde voci, tutte le difese crollano.

4 – She’s A Star

1997 da “Whiplash”

Qui cominciano le canzoni per le quali è davvero difficile trovare le parole, perché a ogni ascolto I brividi pervandono il corpo e la mente e rendono difficile ragionare in maniera lucida. Anche qui, come nella canzone precedente, va messo in evidenza l’uso della chitarra slide, che, con le tastiere e iriverberi di chitarra va a comporre un arrangiamento pazzesco. E che dire della perfetta successione melodica tra strofa, bridge e ritornello e della particolare versatilità nella voce di Tim? Non c’è niente da dire, bisogna solo abbandonarsi all’emozione.

3 – Sometimes

1993 da “Laid”

Questo è indubbiamente il disco più celebrato dei James, e lo è a ragion veduta, perché contiene davvero una serie di perle e mette in scena un impressionante varietà sonora, compositiva ed emotiva. Dispiace dover scegliere una canzone sola, però è ancor più difficile lasciar fuori le altre comprese in questa classifica. Scelgo questa perché, molto semplicemente, chiunque ascolti Tim cantare in quel modo “sometimes when I look deep in your eyes I swear I can see your soul”, non può umanamento non commuoversi e tremare di emozione.

2 – Sit Down

1990 da “Gold Mother”
L’incedere allo stesso tempo dolce e marziale, le armonie strumentali e vocali, il tiro incredibile del ritornello, il perfetto solo di chitarra che si inserisce nel momento più azzeccato possibile, e, ancora e sempre, quell’ispirazione melodica e quella voce, rendono questo un vero e proprio inno, da amare e adorare senza condizioni.

1 – Destiny Calling

1998, singolo

So we may be gorgeous, so we may be famous, come back when we’re getting old, canta Tim in quello che è forse il brano più spudoratamente positivo della sua band. È impossibile non farsi contagiare dalle belle vibrazioni di una canzone da ballare senza vergogna, agitandosi e cantando come se fosse l’ultima cosa da fare nella propria vita. Giustamente, era arrivato il momento di pubblicare una raccolta e questo inedito è il perfetto premio per ciò che i James hanno ottenuto, perché sì, in quel momento erano non solo famous, ma erano soprattutto gorgeous, e questa loro auto celebrazione non pecca affatto di modestia, ma è giusta e meritata quanto mai.

 

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